Mamma e figlia morte avvelenate con la ricina: sequestrati telefoni, router e un tablet
Il Mattino

Mamma e figlia morte avvelenate con la ricina: sequestrati telefoni, router e un tablet

Martedì 5 maggio 2026
5 visualizzazioni

Cinque cellulari (due con le sim) che con ogni probabilità appartenevano ad Antonella Di Ielsi e a Sara Di Vita, la mamma e la figlia morte a ridosso di Natale per un avvelenamento da...

Cinque cellulari (due con le sim) che con ogni probabilità appartenevano ad Antonella Di Ielsi e a Sara Di Vita, la mamma e la figlia morte a ridosso di Natale per un avvelenamento da ricina all'ospedale di Campobasso. E poi due router, un tablet e un computer. Gli uomini della scientifica di Campobasso si sono trattenuti, per quasi tre ore, ieri, nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, sotto sequestro da quando sono morte le due donne e, come disposto dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli, hanno prelevato tutti i dispositivi elettronici.

«Siamo in una fase di attesa ma di progressivo ingresso nelle vicende di cui ci stiamo occupando - ha commentato Antonelli - gli accertamenti non potevano restare più a livello soltanto della tossicologia e degli studi scientifici ma, a questo punto, chiedevano un intervento da un punto di vista delle attività giudiziarie vere e proprie». E ha aggiunto che si tratta di «attività previste che, allo stato, non erano state fatte perché avevamo bisogno di conferme da parte dell'Istituto di tossicologia del Maugeri e abbiamo bisogno ancora, in realtà, non solo di conferme da questo punto di vista ma dal punto di vista dell'attività autoptica».

L'esame tossicologico, dal quale è emerso l'avvelenamento, rientra infatti tra gli accertamenti eseguiti dal medico legale e, formalmente, non è stato depositato. Un passaggio fondamentale per potere procedere con l'iscrizione sul registro degli indagati di altri soggetti che non siano i medici e, soprattutto, ipotizzando l'omicidio volontario e non più colposo, per il quale continuano ad essere indagati i medici. I reperti, così come già accaduto per lo smartphone sequestrato il mese scorso ad Alice Di Vita, saranno consegnati al laboratorio digitale della procura per l'acquisizione forense. I router potranno rivelare anche le ricerche fatte sulla rete, non solo dai cellulari sequestrati.

Il sopralluogo

Il sopralluogo ha riguardato l'appartamento dove vivevano le due vittime, ma gli agenti hanno fatto un "passaggio" anche in quello della madre di Di Vita, suocera di Antonella e nonna di Sara, che abita nello stesso palazzo. Sarebbero stati prelevati anche alcuni documenti.

Uno dei cellulari con la sim era in camera di Alice, la sorella sopravvissuta, un altro nella tasca di un giubbotto. Nell'appartamento, insieme a cinque esperti della Scientifica era presente anche Giovanni Alfonso, consulente degli avvocati Vittorino Facciolla e Paolo Lanese, legali delle parti offese, ovvero Gianni Di Vita e sua figlia Alice. Nelle prossime ore sono previsti altri interrogatori in questura a Campobasso. È probabile che, dopo aver riascoltato in gran segreto Gianni Di Vita la scorsa settimana in un interrogatorio di 5 ore, gli investigatori possano riconvocare anche gli altri parenti delle vittime.

Condividi questo articolo