Torre Annunziata, ruspe su Palazzo Fienga. Va giù il simbolo del clan: «Ora diventi piazza Siani»
Il Mattino

Torre Annunziata, ruspe su Palazzo Fienga. Va giù il simbolo del clan: «Ora diventi piazza Siani»

Mercoledì 6 maggio 2026
6 visualizzazioni

«Vorrei che Giancarlo vedesse attraverso i miei occhi. Oggi è la sua rivincita», dice commosso Paolo Siani, il fratello del giornalista de Il Mattino ucciso nel 1985. In mano ha...

«Vorrei che Giancarlo vedesse attraverso i miei occhi. Oggi è la sua rivincita», dice commosso Paolo Siani, il fratello del giornalista de Il Mattino ucciso nel 1985. In mano ha un paio di articoli di Giancarlo in cui, 44 anni fa a 23 anni, raccontava di una possibile riqualificazione di questa roccaforte del clan Gionta. Che ieri mattina vede le ruspe iniziare a mandare giù il suo simbolo: quel palazzo Fienga un tempo suo fortino inespugnabile. Un’operazione mai fatta prima: non riqualificare ma abbattere il simbolo del male come spiega, bene, il procuratore nazionale Antimafia.

APPROFONDIMENTI
Quegli articoli sul Mattino di 44 anni fa
Torre Annunziata, si dimette il sindaco Corrado Cuccurullo: «Da pm frasi gravi e ingiuste»

Torre Annunziata, si abbatte palazzo Fienga: giù il fortino del clan Gionta

«Questo luogo, forse qualcuno ha dimenticato cosa rappresentasse: era la sede sociale di un potere criminale sanguinario», sottolinea Giovanni Melillo prima di spiegare la ratio delle operazioni partite ieri mattina: «Fu un’impresa pensare di rimuovere questo simbolo del potere mafioso: l’idea fu vista con perplessità, parliamo di decine di migliaia di metri quadri abitati anche da persone estranee alla criminalità. Ma in alcuni contesti la ricostruzione è possibile solo abbattendo ciò che è impossibile rigenerare». Al suo posto una piazza che si chiamerà della Legalità. Ma suggerisce sempre il procuratore «gli darei il nome di Giancarlo Siani. La sua vicenda processuale va ancora approfondita - aggiunge - perché non tutta la verità è stata portata alla luce, ma quella accertata riporta che Siani ha svolto un ruolo fondamentale. E merita una piazza dedicata a lui».

Torre Annunziata, si abbatte palazzo Fienga: giù il fortino del clan Gionta

E parte un lunghissimo applauso per il cronista che raccontò il potere criminale di Fortapasc. Che presto sparirà completamente. «È un messaggio chiaro: i simboli del potere criminale possono e devono essere abbattuti. E, al loro posto, devono nascere luoghi di vita, comunità e legalità. Come accadrà anche in questo caso: dove c’era un luogo di illegalità, sopruso e violenza criminale sorgerà uno spazio pubblico per i cittadini. È questa la risposta dello Stato ad ogni mafia», scrive la premier Giorgia Meloni sui suoi canali social.

La cerimonia

Parliamo di un intervento finanziato con 12,3 milioni di euro di fondi statali, gestiti da un commissario straordinario nominato dal governo. Operazione partita con lo sgombero di tutte le famiglie 11 anni fa e poi arenatasi per pastoie burocratiche. Sino a ieri quando entra in azione il 21esimo reggimento dell’Esercito. E vanno giù i primi mattoni sotto un cielo plumbeo, compresa una vecchia scritta che dice tutto: «palazzo Fienga regna», firmato Vg come l’ex boss Valentino Gionta.

In prima fila, oltre al prefetto Michele di Bari, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il collega alle Infrastrutture Matteo Salvini. «Radiamo al suolo un simbolo della presenza sanguinaria della camorra. È importante trasformare questo luogo così brutto in una piazza aperta; da luogo esclusivo del malaffare a luogo inclusivo», spiega il numero uno del Viminale che pure sollecita l’intitolazione a Siani. «La lotta alle mafie si vince solo se c’è unità da parte di tutti e non se c'è polemica politica. È giusto e sano che la politica si divida su tanti fronti, ma ci sono alcuni temi su cui dovrebbe essere unita», avverte invece il vicepremier che dopo, su sollecitazione dei cronisti, chiarisce come si riferisca «a chi in vista del referendum ha detto che i mafiosi votavano di qua o votavano di là (il procuratore Gratteri, ndr), o quando qualcuno (lo scrittore Saviano, ndr) mi ha apostrofato come ministro della malavita». «Dove ha regnato l’esercito della camorra, oggi regna l’esercito dello Stato», sottolinea invece la presidente della commissione parlamentare Antimafia Chiara Colosimo.

«È un’emozione particolare - evidenzia il numero uno della Città metropolitana Gaetano Manfredi - perché l’abbattimento di questo simbolo è nel segno di Giancarlo Siani che finì vittima di un’esecuzione decisa proprio in questo palazzo». «Sono orgoglioso di aver dato da ministro un modesto aiuto affinché ciò si realizzasse nel segno della collaborazione istituzionale. Torre Annunziata ha una storia nobile e persone perbene, merita sviluppo, legalità e crescita» dichiara invece Gennaro Sangiuliano, capogruppo di Fdi alla Regione.

Lo scontro

Ma tra gli interventi, uno in particolare, scatena poi un terremoto politico. È quello di Nunzio Fragliasso, procuratore di Torre Annunziata, che lancia un allarme: «Occorre fare ancora tanto perché questa cittadina si affranchi completamente dal giogo della criminalità organizzata. Con il commissariamento del Comune - aggiunge - mi sarei aspettato uno scatto in avanti della città e dell’amministrazione. Sto ancora aspettando questo segnale. Ci sono ancora troppe ombre e poche luci, troppe contiguità con la criminalità organizzata, troppe illegalità, anche in seno all’amministrazione comunale».

Torre Annunziata, si dimette il sindaco Corrado Cuccurullo: «Da pm frasi gravi e ingiuste»

In prima fila, il sindaco Corrado Cuccurullo, eletto con il centrosinistra, assiste impietrito per poi allontanarsi non appena le ruspe accendono i motori. E nel pomeriggio rassegna le dimissioni da primo cittadino attaccando il procuratore: «Parole che considero gravi e profondamente ingiuste, perché restituiscono un’immagine che non corrisponde alla realtà». Di qui la decisione del passo indietro: «Se esistono ombre, opacità o continuità con il passato, queste non possono essere attribuite indistintamente a un’intera amministrazione o a una città, ma devono essere ricondotte a responsabilità individuali, che vanno accertate nelle sedi competenti».

Condividi questo articolo