Multe a Napoli, ok alla sanatoria. Mano tesa del Comune: «Via le cartelle vecchie»
Il Mattino

Multe a Napoli, ok alla sanatoria. Mano tesa del Comune: «Via le cartelle vecchie»

Mercoledì 6 maggio 2026
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Il Comune verso l’adesione alla “Rottamazione-quinquies”. L’hanno chiesta a furor di popolo il Consiglio comunale all’unanimità di tutte le forze politiche con un documento ufficiale che è agli atti dell'assessore al Bilancio Pier Paolo Baretta e dunque anche del sindaco Gaetano Manfredi. E il sindaco - che come Presidente Anci ha chiesto l’allargamento del provvedimento anche per i canoni non riscossi dall’Edilizia pubblica residenziale - si sta muovendo in questa direzione. E iniziano a venire fuori delle cifre, che sono molto importanti, gli uffici del Comune sono in grande attività.

APPROFONDIMENTI Cartelle, nuova rottamazione in arrivo? Come funzionerà e chi potrebbe richiederlaImu, dalla sanatoria tesoretto di 2 miliardi: si potrà recuperare il 30% del non riscosso

«I tributi vecchi in capo ad Agenzia delle Entrate - trapela dal Municipio - sono circa 600 milioni. Le multe vecchie molto oltre il miliardo. Va precisato che si tratta di crediti che risalgono anche al 2010, quindi vanno verificati anche anagraficamente, cioè se le persone titolari del ruolo sono morte. Comunque è un bel pacchetto». La dimensione finanziaria della posta in gioco - un miliardo e 600 milioni - per avere un’idea di quello che si sta discutendo, vale più della spesa corrente preventivata dall’ente per il 2026 che è di un miliardo e mezzo. Se Palazzo San Giacomo riuscisse a incassare solamente un terzo di questa cifra avrebbe risolto il problema di pagare la rata da 140 milioni l’anno per i prossimi 5 a copertura di debito e disavanzo.

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Ed eliminerebbe dal bilancio una massa di cosiddetti “residui attivi” che sono quelle somme che vengono appostate ma non si riescono a incassare. Che però vanno coperti nel “Fondo crediti di dubbia esigibilità”, risorse sottratte al bilancio dell’ente e alla città. Prima di approfondire bisogna chiarire alcuni aspetti dell’adesione alla sanatoria, che giova sottolinearlo, per chi aderirà significherà pagare la cartella esattoriale senza oneri di mora e senza interessi.

Cosa significa debito vecchio? Dal 2023 per la riscossione il Comune è accompagnato da Nov, acronimo che sta per “Napoli obiettivo valore” la società di progetto guidata da Luca Bianchi che ha già riscosso dal 2023 a oggi la bellezza di 275 milioni. La quinta rottamazione darà la possibilità al Comune di inserire tutto il non riscosso dal 2010 al 2023 che appunto arriva alla cifra iperbolica di un miliardo 600 milioni. Si tratta di Imu, Tari la tassa sui rifiuti, i canoni del patrimonio e soprattutto le multe. Queste ultime bubbone storico.

La riscossione

Il “Patto per Napoli” - perno del miglioramento dei conti del Comune - è fondato sulla riscossione e sulla messa a reddito del patrimonio. Nelle tasche dei napoletani pesa perché tutte le aliquote a iniziare da quelle dell’Irpef sono al massimo. Il docente della Federico II Gaetano Vecchione - Presidente dell’”Osservatorio Economia e società Napoli” ha fatto uno studio sul “Patto” spiegando bene perché la riscossione è fondamentale per fare in modo che il Comune esca dallo stato di predissesto. «Il disavanzo - scrive Vecchione - alla fine del 2021 era pari a 2,2 miliardi, a fine 2025 è sceso a 1,4 miliardi. Circa 808 milioni in meno. Un risultato maggiore maggiore di quello prefissato dal Piano di rientro, cioè - 36%». Passiamo al debito vale a dire la parte del bilancio che si appesantisce quando non si incassano le gabelle: «A fine 2021 era pari a 2,8 miliardi, a fine 2025 è sceso a 2 miliardi. Circa 830 milioni pari a un meno 30%».

Il recupero complessivo di debito e disavanzo ammonta a un miliardo e 630 milioni. «L’attività di riscossione ordinaria e coattiva affidata a Nov ha fatto incassare 275 milioni in 2 anni. Valori molto sopra le previsioni che era d un miliardo in 10 anni. Risposta importante dei napoletani, oltre le attese» la chiosa del docente. Veniamo al non riscosso ante Nov che va dal 2023 al 2010 per verificare quali sono le partite più grosse. Nella sostanza si tratta dei “residui attivi” che riguardano soprattutto Tari e multe. La Tari, la cosiddetta tassa sui rifiuti - ma in realtà si tratta di una tariffa per un servizio - al 31 dicembre del 2023 aveva un non riscosso di 670 milioni. Nel Fondo crediti di dubbia esigibilità a copertura il Comune mise la bellezza di 600 milioni. Cifra che tale è rimasta tutte risorse sottratte al bilancio senza questo macigno quei soldi si potevano investire sulla città.

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Nel dare il via libera al Piano di rientro dal debito la Corte dei conti al riguardo scrisse: «Le performance di riscossione - scrive la Sezione di controllo - sulle entrate da contrasto evasione permangono eccessivamente basse e si attestano su una percentuale di poco superiore al 5%». Passiamo alle multe nel 2023 valevano 900 milioni ma nelle casse del Comune ci finirono solo 22 milioni. Tutto questo ante Nov. Da allora sono entrati 275 milioni e se la Rottamazione quinquies dovesse andare in porto, così come chiede il Consiglio comunale, allora il miglioramento dei servizi dei napoletani potrebbe davvero diventare realtà.

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