Armi, droga e rapine. Ecco i ?nipoti? dei boss: «Ci prendiamo Napoli»
Il carcere come acqua fresca. Le armi come tratto distintivo per il controllo del territorio: «Lo Stato ci può anche fermare per dieci o vent?anni, ma poi ripartiamo di...
Il carcere come acqua fresca. Le armi come tratto distintivo per il controllo del territorio: «Lo Stato ci può anche fermare per dieci o vent’anni, ma poi ripartiamo di nuovo». A pochi giorni di distanza dall’arresto per il suo coinvolgimento nella guerriglia scoppiata, il 16 maggio 2022, all’esterno del ristorante “Cala la pasta” di via dei Tribunali, il rampollo del clan Contini aveva già le idee chiare. Fresco del trasferimento a Poggioreale, aveva subito ricevuto un telefonino per comunicare con l’esterno. Il fatto che insieme alla sua gang avesse ridotto in fin di vita una cameriera e picchiato brutalmente tre turisti argentini era solo un lontano ricordo: «Ci fanno risparmiare 80 euro al mese per la palestra, la facciamo qua dentro». Patrizio Bosti, ventiduenne nipote dell’omonimo boss dell’Alleanza di Secondigliano e figlio del ras Ettore, ignorava però che le indagini fossero solo all’inizio.
APPROFONDIMENTI Clan Contini sotto assedio a Napoli, tra gli arrestati il nipote del bossNapoli, tentato omicidio a Piazza Mercato: 9 arresti tra le baby gangNapoli, camorra, video su TikTok dal carcere: arrestato 21enne vicino al clan Contini
Il blitz
All’alba di ieri il nuovo giro di vite firmato dalla Dda e dalla Squadra mobile di Napoli. L’urlo delle sirene ha squarciato ancora una volta il silenzio dei vicoli del rione San Giovanniello, roccaforte del gruppo Bosti nel quartiere San Carlo all’Arena. Sei le misure di custodia in carcere e tre i divieti di dimora in Campania eseguiti sulla scorta dell’ordinanza emessa dal gip Sabato Abagnale. A fronte di ventidue indagati, l’arresto è scattato per Patrizio Bosti Jr, Gennaro Diano, Giorgio Marasco, Franco Messina, Antonio Raia ed Emanuele Rubino. Misura cautelare meno afflittiva, invece, per Mario Serlenga, Gaetano Galiero e Samuele Nicosia.
Napoli choc, infermiere accoltellato all'ospedale Cardarelli: si indaga
C’è mezzo codice penale tra le 458 pagine del provvedimento. Associazione mafiosa, rapine, scippi, ma anche truffe agli anziani: “specialità” che sarebbero oggi diventate la principale fonte di finanziamento del gruppo. Denaro usato, secondo gli inquirenti, per acquistare armi e mantenere gli affiliati detenuti. Risolto anche il tentato omicidio di Vittorio Sorriente, figlio di un capozona dei Quartieri Spagnoli.
Le indagini
Le indagini condotte dalla Squadra mobile di Napoli, guidata dal primo dirigente Mario Grassia, e coordinate dal sostituto procuratore Alessandra Converso e dall’aggiunto Sergio Amato, hanno preso slancio proprio in seguito alla feroce aggressione scattata nella primavera 2022 fuori la trattoria “Cala la pasta”, episodio per il quale sono già arrivate le condanne definitive. Fasi drammatiche, culminate nell’investimento della moglie del titolare del ristorante e nel ferimento di tre turisti che stavano pranzando. Da lì, gli investigatori hanno ricostruito l’esistenza di un cartello strutturato, composto da giovani e giovanissimi, tutti poco più che ventenni, affiliati alla gang dei “Porticati”, dal nome della zona di San Giovanniello in cui avevano messo radici. Un mosaico criminale, quello ricomposto da Dda e Squadra mobile, scandito dal ricorso sistematico alla violenza.
L’intercettazione
Allarmante il tenore di una conversazione registrata sempre nel carcere di Poggioreale. È il 28 maggio 2022 e questa volta a parlare è Giorgio Marasco, fedelissimo di Bosti jr e anche lui coinvolto nel far west fuori “Cala la pasta”. Il giovane affiliato commenta al telefono un episodio di cui si era reso protagonista 5 giorni prima, in piazza Nazionale: «Avevo il mitra in mano… il mitra che la gente vede dentro a “Gomorra”, hai capito? Lo puntammo in bocca a un ragazzo». Sullo sfondo, una partita di droga non pagata. Marasco è un fiume in piena e svela un altro raid. «Quelli nelle macchine dietro mi videro con la pistola in mano… si fermarono tutti. Io prendo le “capate”».
Nel mirino delle nuove leve dei Contini i reati predatori. Uno dei core business della “paranza” sarebbero state le rapine di orologi di lusso a Ibiza: «Gli schiattiamo i polsi», raccontava nel luglio 2022 Gennaro Diano all’amico detenuto Marasco, aggiungendo: «Un vecchio aveva un pezzo di 150 patate sul braccio, ora stiamo seguendo un Richard Mille». Emblematica la rissa scoppiata nel 2021 fuori al Bar Cimmino di via Petrarca. Ad affrontarsi, alcuni rampolli dei Contini e altri della mala di Montecalvario. Un’escalation arginata sul nascere anche grazie all’intervento del boss pentito Marco Mariano. Un quadro inquietante che riaccende i riflettori sul ruolo sempre più centrale dei baby ras.