Spari contro i carabinieri a Napoli, il cecchino finisce in cella. La pista: «Sfida allo Stato»
Il Mattino

Spari contro i carabinieri a Napoli, il cecchino finisce in cella. La pista: «Sfida allo Stato»

Mercoledì 6 maggio 2026
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Una sfida allo Stato, forse. Oppure un modo per rimarcare la propria presenza sul territorio, magari per confermare il proprio spessore malavitoso agli occhi dei rivali. Sono queste le piste...

Una sfida allo Stato, forse. Oppure un modo per rimarcare la propria presenza sul territorio, magari per confermare il proprio spessore malavitoso agli occhi dei rivali. Sono queste le piste possibili legate a un episodio avvenuto poche ore prima di Natale del 2024, quando vennero esplosi alcuni colpi di pistola contro la caserma dei carabinieri. Corso Garibaldi, caserma Borgoloreto, in pieno centro cittadino: è la notte tra il 24 e il 25 dicembre quando si consuma un raid a colpi di arma da fuoco. Colpi di fucile, per la precisione. Uno dei proiettili va a conficcarsi all’esterno dell’ingresso principale di un presidio militare che da tempo rappresenta un avamposto decisivo nel contrasto all’illegalità in una zona popolare, ricca di negozi e di abitazioni private. A fare fuoco e a finire in cella è Vincenzo Fortunato, classe 2005, originario di Barra. Deve difendersi dall’accusa di armi e danneggiamenti.

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Il filmato

Episodio gravissimo, a distanza di due anni c’è una svolta investigativa, grazie alla visione di un video ricavato dalle telecamere di un market. Immagini chiare, spicca anche il volto del cecchino. Nella sequenza si nota il 21enne che si arma ed esce di casa. Percorre via Cosenza, arriva nei pressi di piazza Pepe, poi si accascia dietro un’auto. O meglio: si nasconde tra una vettura in sosta e un contenitore della spazzatura. Prende la mira e fa fuoco a più riprese. Punta all’ingresso della caserma dei carabinieri, i proiettili schizzano sulle inferriate della porta di accesso, per rimbalzare sulle auto. Mancano pochi minuti alla mezzanotte, un miracolo che non ci siano state conseguenze drammatiche.

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Finita l’opera, l’uomo si allontana. Stessa postura: cammina come un automa, ha il volto coperto da un cappuccio, ma fa un passo falso. Si toglie il berretto, quando ha ormai percorso un lungo tragitto. Non sa che le telecamere gli stanno inquadrando il viso. Viene identificato tramite tiktok, grazie all’intuito investigativo dei carabinieri del reparto operativo di Napoli. Ma perché quell’agguato? Una sfida allo Stato, sembra di capire a sfogliare le sue pagine social. A partire dalle prossime ore, assieme a un avvocato di fiducia, potrà spiegare i motivi della sua aggressione armata. Perché improvvisarsi cecchino nella notte di Natale?

Escalation 

Non è stato un caso isolato, anche alla luce di quanto accaduto pochi mesi fa. Ricordate cosa è stato denunciato a poche ore dall’ultimo capodanno? Colpi di pistola contro l’ingresso dell’Eav, finanche contro il palazzo di giustizia. Come se sparare contro i presidi istituzionali sia diventato un modo per rimarcare il proprio radicamento sul territorio. È in questa logica, che c’è chi ha preso di mira gli uffici della Procura generale di Napoli. Poche ore dopo la mezzanotte, nel pieno dei festeggiamenti della notte di San Silvestro, qualcuno ha fatto fuoco contro la vetrata degli uffici al dodicesimo piano della torre C.

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Un colpo di fucile, sembra di capire, probabilmente esploso da uno dei palazzi all’esterno del recinto della cittadella giudiziaria; oppure - ipotesi non scartata - potrebbe essersi trattato di un colpo fatto partire da un drone modificato, alla luce della competenza acquisita sul territorio a manovrare questi corrieri del volo. Una inchiesta, quella legata al colpo di fucile contro gli uffici del procuratore generale Aldo Policastro che è attualmente condotta dalla Procura di Roma (competente dei fascicoli che vedono coinvolti magistrati napoletani) e si avvale degli accertamenti finora condotti dalla squadra mobile di Napoli. Dopo la possibile svolta con gli arresti per gli spari contro i carabinieri, ora si attendono riscontri per l’attentato alla procura generale.

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