Frana di Sarno, il ricordo: «Lo Stato non è con noi». Nino D'Angelo cittadino onorario
«Questo è il premio più bello della mia carriera. Lo sento non solo come artista, ma come uomo. Sarno ha subito una grande e grave ingiustizia, se ha bisogno di me, io ci sono....
«Questo è il premio più bello della mia carriera. Lo sento non solo come artista, ma come uomo. Sarno ha subito una grande e grave ingiustizia, se ha bisogno di me, io ci sono. Perché si ascolti davvero la voce di questa terra ferita e dei familiari delle vittime». Il maestro Nino D’Angelo ha tra le mani la pergamena dove è inciso il suo nome e da ieri, 5 maggio, è cittadino onorario della città Sarno. Si commuove, porta una mano al volto e si asciuga le lacrime mentre dall’aula consiliare di palazzo San Francesco, gremita di cittadini si leva un coro: «Sei uno di noi. Lo eri già da prima».
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Nino D’Angelo mima il gesto dell’abbraccio e l’applauso invade l’aula. «Le parole che valgono di più sono quelle del ricordo. Sono dedicate alle persone che non ci sono più, ma oggi ci sono ancora i parenti, i figli. Vorrei abbracciare tutti. Io dico grazie a ciascuno di voi per le emozioni che mi state donando, perché voi portate la morte nel cuore, ma ne avete fatto vita e speranza». Una cittadinanza onoraria «quale segno di profonda gratitudine e riconoscimento per l’alto valore umano e artistico della sua opera. - si legge nella motivazione - Dopo la frana di Sarno del 1998, che colpì duramente la comunità sarnese e costò la vita a 137 persone, il maestro ha saputo trasformare quel dolore in memoria condivisa attraverso la sua arte.
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Con “'A Muntagna è Caduta”, egli ha dato voce al lutto di un’intera comunità, trasformando la tragedia in memoria viva. Una memoria che la sua musica ha reso duratura, affinché non venga dimenticata». Una canzone commovente che traccia i profili delle vittime, sei sopravvissuti e dei soccorritori, ricordando l’immane tragedia di 28 anni fa, quando il Monte Saro riversò a valle fango e detriti, e le strade diventarono tombe. In aula consiliare accanto al cantante partenopeo il sindaco, Francesco Squillante e Roberto Robustelli, sopravvissuto, sepolto vivo dal fango ed estratto dopo 72 ore. «Non si tratta soltanto di un ricordo. Si tratta di una responsabilità morale. - ha detto il sindaco Squillante - Un dolore che ha un giorno preciso, nomi e volti che la città di Sarno non ha mai smesso di custodire nel cuore e nella memoria. Nel corso degli anni, quella ferita si è trasformata in memoria viva, ma anche in una vicenda complessa sul piano istituzionale e amministrativo, il cui peso grava ancora oggi sulla nostra comunità. In altri casi, come quello di San Giuliano di Puglia, lo Stato ha scelto di intervenire da subito, di manifestare presenza fisica e vicinanza, di assumersi la responsabilità dei risarcimenti. Per Sarno, purtroppo, e non si sa perché, questo non è accaduto. Di fronte ad una tragedia di tale portata, il silenzio avrebbe potuto essere l’unico linguaggio possibile. Il maestro D’Angelo ha scelto la strada più difficile e più alta: quella della parola, della musica, della testimonianza».