Napoli libera dalla violenza, corteo degli ?invisibili? al via: «Contro ogni sopraffazione»
Sarà il corteo più divertente e colorato che ci sia mai stato a Napoli. Parola degli organizzatori, Libera in prima fila, ma anche tutte le associazioni che lavorano sul territorio,...
Sarà il corteo più divertente e colorato che ci sia mai stato a Napoli. Parola degli organizzatori, Libera in prima fila, ma anche tutte le associazioni che lavorano sul territorio, in particolare nelle periferie abbandonate. Bambini, ragazzi, animatori, formatori ed educatori sfileranno in strada al fianco di grandi «esponenti» del monto ecclesiale, culturale e politico. Tutti insieme con un unico slogan: «Liberiamo Napoli dalle violenze. Stop the War». L’appuntamento per la sfilata della legalità è il 16 maggio, alle 10.30, in piazza Garibaldi. Si può aderire all’appello firmando una petizione per «liberare Napoli dalla armi» anche on line collegandosi digitando su Google «Marcia popolare dell’educazione». Primo firmatario, don Mimmo Battaglia cardinale di Napoli. Uno degli ultimi, il regista e sceneggiatore Roberto Andò.
L’organizzatore
«Ciascuno porterà in strada la propria peculiarità: danza, musica, rappresentazioni artistiche di vario genere - commenta il presidente regionale di Libera, Mariano Di Palma - quelle che animatori de educatori portano nelle periferie abbandonate per dare stimolo e creare alternative ai ragazzi. Per questo motivo, proprio perché l’intenzione è quella di fare una “grande festa”, stiamo anche cercando di organizzare un bus aperto sul quale far salire i bambini e farli esibire dall’alto perché tutti possano vederli, perché siano in sicurezza».
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«Dopo la morte di Fabio Ascione e le due ragazze ferite al Cavone - prosegue Di Palma - abbiamo costruito un lancio largo di realtà e di reti educative in tutta la città. Perché la sola prevenzione e la sola repressione non bastano, serve una cambiamento di mentalità, una educazione civica e sociale, servono fondi per consentire a queste attività di poter crescere e offrire servizi che sono essenziali per gli “invisibili”, quanto sono lontani dalle luci del centro cittadino, in quei quartieri di cui troppo spesso ci si dimentica».
Le richieste
«Vogliamo tutto quello che semplicemente si può fare e che non è stato fatto», è l’appello di organizzatori e partecipanti. Ovvero un «Decreto Comunità» che non abbia un altro nome di città o quartiere per marchiare chi ci abita e una legge regionale sull'educativa di comunità che preveda la fine dei bandi annuali e della competizione al ribasso, quindi più risorse; un salario mensile minimo nel rispetto dei contratti collettivi per educatori, operatori, assistenti sociali sotto al quale non si affidino gare, bandi e servizi; un piano anticorruzione negli ambiti sociali di zona per affidare i servizi alle vere realtà che si occupano dei territori e non a finte cooperative, spesso legate ad interessi con i clan.
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E ancora: l'accesso gratuito a musei, teatri, cinema, luoghi d'arte, alle strutture sportive, ai concerti per tutti le studentesse e gli studenti e le famiglie dei contesti più poveri e isolati delle città; una misura straordinaria per prendersi cura e prevenire, sin dalla nascita, condizioni di vulnerabilità, esclusione e dispersione educativa, attraverso azioni integrate a sostegno della fascia 0-6 anni e oltre il riutilizzo sociale affidato alle comunità, attraverso la riqualificazione pubblica di immobili dismessi, spazi abbandonati, terre incolte e beni confiscati. Quindi un'idea di educazione di comunità dove la scuola sia al centro di una relazione aperta e costante negli spazi del quartiere e nel tempo di vita; un'educazione fondata su pratiche nonviolente e collettive.