Domenico, tutta la verità nel libro scoop di Crimaldi: «Monito per le coscienze»
Il Mattino

Domenico, tutta la verità nel libro scoop di Crimaldi: «Monito per le coscienze»

Giovedì 7 maggio 2026
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Vai a parlare di sensazioni e silenzi all?intelligenza artificiale. Oppure vai a inserire su un motore di ricerca espressioni del tipo ?suggestione? o ?fiuto?,...

Vai a parlare di sensazioni e silenzi all’intelligenza artificiale. Oppure vai a inserire su un motore di ricerca espressioni del tipo “suggestione” o “fiuto”, “senso della notizia” o “spunto investigativo”, tutte cose che in genere animano le notti insonni di un cronista. Vai a raccontare a un nativo digitale che la storia e le battaglie di civiltà non sono opera di un algoritmo, ma nascono anche dal bagaglio di esperienza e di professionalità di chi non accetta una versione posticcia della realtà. E magari non resta indifferente di fronte ad una sorta di congiura del silenzio. Potrebbe essere questa la chiave di lettura del libro scritto dal giornalista de Il Mattino Giuseppe Crimaldi (Domenico - Operazione Verità, Guida editori), autore dello scoop e dell’inchiesta sul martirio del piccolo Domenico Caliendo, vittima del trapianto di un cuore bruciato da ghiaccio sintetico. Non un testo autocelebrativo, tutt’altro che autoreferenziale, ma una sorta di istantanea dei principi che animano il lavoro di Giuseppe (firma storica di questo giornale), in uno scenario investigativo ancora aperto, al cospetto di un’opinione pubblica dolorosamente in attesa di una risposta. Opera scritta di getto, a distanza di pochi mesi dalla morte del piccolo guerriero di Nola. Testo ricco di retroscena, spunti inediti e elementi chiarificatori su una vicenda che non aveva precedenti nella storia italiana.

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La vicenda

Ospedale Monaldi, antivigilia di Natale, il cuore donato a Bolzano, la speranza di una vita nuova, la cameretta di una casa di operai a Casalnuovo addobbata a festa, la speranza di guarigione per un figlio che da due anni e più si batte contro una disfunzione cardiaca. Poi il dramma: il ghiaccio secco sciaguratamente usato al posto di ghiaccio naturale al San Maurizio di Bolzano (non è ancora chiaro di chi è la colpa di un errore tanto eclatante), la corsa al Monaldi e la decisione di trapiantare un organo bruciato dal ghiaccio secco nel petto di un bambino ormai deprivato del suo battito nativo. Una catena di orrori su cui sono in corso le indagini della magistratura, che sono venuti fuori grazie al lavoro di scavo del giornalista del Mattino. Inchiesta tutt’altro che scontata, di cui Crimaldi svela per la prima volta tutti i particolari: dalla fonte, che gli rivela il caso del ghiaccio sintetico (era rimasto choccato, non riusciva a dormire), alla solitudine del cronista costretto ad immergersi in un mondo - quello della sanità campana - spesso ripiegato su se stesso. Ma è la cronologia a saltare agli occhi. Operato il 23 dicembre, il piccolo resta in vita meccanicamente per almeno due mesi. E la sua resistenza ha qualcosa di eroico, come se Domenico (assieme alla sua famiglia) reclamasse attenzione sul suo caso; come se il suo calvario imponesse inchieste e approfondimenti mediatici per fare in modo che - da questo momento in poi – mai più si verificassero cose come quelle toccate a Domenico.

Gli interrogativi 

Una spallata al silenzio, quella impressa dal giornalista del Mattino. Pensate: dopo l’intervento del 23 dicembre scorso, lo scoop di Crimaldi è del 7 febbraio. Chiaro il concetto? Per quaranta e passa giorni, alla famiglia di Domenico non è arrivata alcuna notizia ufficiale. C’è stato un patto del silenzio? È logico pensare che l’inchiesta condotta dal pm Giuseppe Tittaferrante e dall’aggiunto Antonio Ricci provi a fare chiarezza anche su questo aspetto. Ed è a seguire la trama del testo che vengono istintive delle domande: cosa sarebbe accaduto se il piccolo fosse morto prima che la storia del cuore ghiacciato uscisse sul nostro giornale? Cosa sarebbe successo se nessuno avesse mai provato ad esplorare la catena di eventi sull’asse Bolzano-Napoli? È logico pensare che ci sarebbe stata un’inchiesta esterna e una denuncia alla magistratura, anche se l’impatto di questa storia sulla coscienza collettiva sarebbe stato oggettivamente ridimensionato. Ed è questo lo spirito che anima il testo di Crimaldi, come per altro si sottolinea nella prefazione a firma del direttore de Il Mattino Vincenzo Di Vincenzo e nella postfazione di Massimo Giletti (che, con il suo “Lo stato delle cose”, ha avuto il merito di mettere a fuoco in tv punti critici dell’intera vicenda). Ma è lo stesso autore a sottolineare l’obiettivo della sua opera: «Non dimenticare Domenico, ripercorrere le tappe del suo calvario, evitando sempre e comunque gogne mediatiche e processi sommari». Come se il sorriso di Domenico e l’abbraccio con mamma e papà servissero da monito perenne nella coscienza di tutti: a sfidare approssimazione, silenzi e compromessi.

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