Monaldi, neonato morto: in 11 vanno a processo «Imperizia e negligenza»
Il Mattino

Monaldi, neonato morto: in 11 vanno a processo «Imperizia e negligenza»

Giovedì 7 maggio 2026
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La notizia arriva mentre il caso del piccolo Domenico Caliendo resta all?attenzione delle cronache giudiziarie: un?altra tegola si abbatte sull?ospedale Monaldi, ma in questo...

La notizia arriva mentre il caso del piccolo Domenico Caliendo resta all’attenzione delle cronache giudiziarie: un’altra tegola si abbatte sull’ospedale Monaldi, ma in questo caso la vicenda è quella di un altro piccolissimo paziente, morto due anni fa appena sei giorni dopo la sua nascita.

Si chiamava Christian, e il suo cuoricino smise di battere nella notte del 10 dicembre del 2024. Per questa tragedia fu avviata un’inchiesta che ieri è arrivata ad una prima svolta con il rinvio a giudizio di 11 sanitari dello stesso ospedale napoletano in cui si spense Domenico. Un’altra vicenda triste e dolorosa sulla quale sarà ora la magistratura ad occuparsene.

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L’udienza

Un’altra indagine complessa e delicata, ma anche stavolta bisogna premettere che - quali che siano le eventuali responsabilità personali degli 11 imputati - non deve gettare ombre sul centro di eccellenza medica napoletano.

Al termine della camera di consiglio, ieri, il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Napoli Rosaria Maria Aufieri ha rinviato a giudizio gli 11 sanitari indagati dalla Procura (sostituto procuratore Manuela Persico) per la morte di Christian: il neonato morì nel reparto di Terapia intensiva neonatale dell’ospedale Monaldi di Napoli il 10 dicembre del 2024. A tutti viene contestato di avere, nella veste di medici e personale sanitario in servizio nel reparto di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale, causato la morte del piccolo. Nel caso di Domenico i riflettori si sono puntati sulla Cardiochirurgia pediatrica, la vicenda di Christian invece vede coinvolta la Neonatologia.

Nell’elenco dei rinviati a processo figurano Olimpia Ruocco, Francesco Orbinato, Marialuisa Moccia, Alfredo Santantonio, Daniela Magri, Giuseppina Madonna, Alfonso Criscuolo, Massimiliano De Vivo, Katia Caiazzo, Maria Fioretti e Roberto Rosso. Naturalmente anche per loro - come per gli attuali indagati nel corso del procedimento per la morte del piccolo Domenico Caliendo - vale la presunzione d’innocenza fino all’ultimo grado di giudizio.

Lo scenario 

Secondo l’accusa, i sanitari avrebbero omesso di tenere sotto un adeguato monitoraggio la posizione di un catetere venoso centrale applicato per alimentare il neonato, nato sotto peso. Il catetere, secondo quanto emerso dagli accertamenti tecnici disposti dagli inquirenti e avallati dai consulenti medici d’ufficio, avrebbe provocato «una lesione cardiaca con conseguente fuoriuscita di liquido parenterale» determinando una grave insufficienza cardiorespiratoria che, alla fine, ha portato al decesso del piccolo.

Il padre e la madre del piccolo, Marco Cozzolino e Denise Amato, sono difesi, rispettivamente, dagli avvocati Mariarca Cozzolino e Carla Maruzzelli. La famiglia è assistita, sotto il profilo civilistico dagli avvocati Fabrizio De Luca e Daniela Bergameo. Soddisfazione per la decisione del giudice dell’udienza preliminare, è stata espressa da tutti gli avvocati della famiglia: «Il rinvio a giudizio rappresenta un primo, significativo passo verso l’accertamento della verità e delle responsabilità in ordine alla tragica vicenda». L’inizio del processo è stato fissato per il 13 luglio prossimo.

Il calvario

Stando alle dichiarazioni rese dal padre del bimbo, subito dopo il decesso i vertici ospedalieri avrebbero consigliato di cremare il piccolo. «Eravamo ancora in lacrime quando ci fu consigliato di cremarlo - ha detto il padre - Avevano già pronta la documentazione». Invece i genitori pretesero l’autopsia, e di lì scattarono le indagini che hanno portato alla svolta, ieri, con il rinvio a giudizio.

«Il neonato era nato sano», conclusero i consulenti tecnici nominati dalla Procura di Napoli, sebbene Christian fosse nato prematuro e sottopeso. Secondo i periti, il catetere utilizzato per l’alimentazione parenterale si sarebbe dislocato, perforando il muscolo cardiaco e causando una fuoriuscita di liquido che ha portato all’insufficienza cardiorespiratoria. La condotta del personale è stata definita «non conforme alle buone pratiche clinico-assistenziali», ravvisando profili di responsabilità diretta nella gestione del presidio medico.

Nelle loro conclusioni ai quesiti posti dal giudice, i consulenti tecnici - i dottori Pasquale Mascolo, Giuseppe Botta, Giulio Benincasa e Lucio Giordano - così concludono: «Si ravvisa (nell’operato clinico, ndr) una condotta colposa di natura omissiva nel senso di non aver correttamente monitorato la posizione del CVC che, dislocandosi, lesionava il cuore il cuore determinando la fuoriuscita del liquido parenterale con conseguente insufficienza cardiorespiratoria».

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