Avellino, operato al rene sano: perse la vita. Il figlio: vita stravolta, ora giustizia
Il Mattino

Avellino, operato al rene sano: perse la vita. Il figlio: vita stravolta, ora giustizia

Giovedì 7 maggio 2026
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Operato al rene sano, morì. In aula sfilano i consulenti. Ritorna davanti ai giudici il processo legato ad un errore medico avvenuto a Villa Ester ad Avellino e che ha portato alla morte il...

Operato al rene sano, morì. In aula sfilano i consulenti. Ritorna davanti ai giudici il processo legato ad un errore medico avvenuto a Villa Ester ad Avellino e che ha portato alla morte il paziente Eduardo Colacicco nell’ottobre del 2020. Aveva 78 anni. Domani in aula verrà ascoltato un altro consulente tecnico. Precedentemente era stata ascoltata la consulente Arianna Tuccillo - perito e medico nucleare nominata dal giudice del tribunale di Avellino sentita nel corso di un’udienza camerale – che aveva concluso sostenendo che prima di intervenire chirurgicamente per asportare un tumore al lato sano del paziente Colaccicco, era necessario effettuare ulteriori accertamenti. La consulente ha evidenziato che i medici coinvolti nell’inchiesta – in servizio all’epoca dei fatti presso la Villa Ester dove la vittima venne sottoposta all’intervento chirurgico al rene sano – con le accuse di omicidio colposo e lesioni colpose, si erano limitati a segnalare una zona di accumulo, senza far alcun riferimento alla presenza del tumore nel paziente Eduardo Colacicco. Intervento chirurgico che poi si è rivelato fatale per l’uomo nel 2020. Dunque, ad avviso della consulente nominata dal giudice del tribunale di Avellino, il caso andava approfondito con ulteriori analisi ed accertamenti diagnostici che con ogni probabilità avrebbero potuto scongiurare i successivi errori medici. Per queste presunte lacune, a processo sono finiti due medici Franca Salzillo e Mario Di Martino, con l’accusa di aver cagionato la morte di Eduardo Colacicco sopraggiunta il 23 ottobre del 2020 dopo l’intervento chirurgico per una grave insufficienza renale da idronefrosi destra.

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L’intervento 

Il caso, risalente al 2020, ruota attorno a una serie di presunti errori e omissioni compiuti da parte dei medici prima ancora di sottoporre Colacicco all’intervento chirurgico, fino ad arrivare ad operare il lato anatomico sano, con esiti nefasti per il paziente. I due imputati sono difesi dagli avvocati Alberto Biancardo, Alfonso Laudonia, Orlando Sasso e Claudio Sgambato. L’accusa - rappresentata dall’avvocato Cristina Mancini in difesa dei familiari della vittima, costituiti parte civile - ha sottolineato la gravità delle omissioni e della superficialità diagnostica, considerate evitabili tramite il rispetto dei protocolli e delle linee guida mediche.

In particolare, gli errori iniziarono fin dall’esecuzione dell’esame pet al quale venne sottoposto Colacicco, almeno stando alla ricostruzione effettuata dagli inquirenti. Ad avviso della pubblica accusa la dottoressa Franca Salzillo, responsabile del servizio di Medicina Nucleare presso la Diagnostica Medica, nel trascrivere il referto della tomografia a emissioni – effettuata il 22 settembre 2020 presso la sede di Mercogliano - indicò che l’immagine neoplastica interessava il lato sano sinistro, piuttosto che quello realmente interessato dalla patologia, ovvero il lato destro.

Il medico Mario Di Martino sottoponendo a visita specialista Colacicco - in data 25 settembre 2020 – trascrisse il lato anatomico errato nel certificato di richiesta di ricovero per nefroureterectomia. Ed ancora nella fase pre-operatoria omise di riportare la conferma diagnostica della sede e del grado della neoplasia riscontrata al paziente.

Diagnosi che doveva essere effettuata attraverso altri accertamenti diversi alla Pet e considerata adeguata e necessaria per un paziente con un sospetto carcinoma uretrale. Errore di trascrizione reiterato anche quando il paziente arrivò presso la clinica Villa Ester. Anche in quel caso nella cartella clinica e nella anamnesi patologica venne riportato il lato sinistro, indicando per l’ennesima volta quello sano e non quello affetto dalla patologia.

Uno dei punti più discussi riguarda l’esecuzione della checklist di sicurezza in sala operatoria, nella quale il chirurgo Di Martino e il team indicarono, erroneamente, il lato sinistro come quello da sottoporre all’intervento.

Giustizia 

Ora il figlio Giuseppe – a distanza di sei anni dalla perdita del padre – chiede che venga fatta giustizia. «Mi auguro che venga fatta una calendarizzazione delle udienze al fine di evitare la prescrizione del reato di omicidio nei confronti di chi ha causato questo triste evento. Il processo è ancora in una fase iniziale. Nessuno potrà riportare in vita mio padre - un uomo eccezionale - ma la giustizia dovrà riconoscere le responsabilità di ciascuno e mi auguro, in qualche modo, che tutto quello che è successo alla mia famiglia non capiti a nessun altro. La mia vita è stata completamente stravolta».

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