David di Donatello 2026, otto statuette per Sossai: nessuna per Paolo Sorrentino
Una serata di festa, la più prestigiosa per il cinema italiano, ma anche un momento di riflessione sul mondo in fiamme e sullo stato dell?industria audiovisiva con i suoi lavoratori...
Una serata di festa, la più prestigiosa per il cinema italiano, ma anche un momento di riflessione sul mondo in fiamme e sullo stato dell’industria audiovisiva con i suoi lavoratori in lotta. Ai David di Donatello, assegnati ieri Raiuno, la sfida era tra il film ad alta gradazione etilica di Francesco Sossai “Le città di pianura”, alfiere del cinema indipendente con sedici candidature, e il raffinato “La grazia” del premio Oscar Paolo Sorrentino, con Toni Servillo presidente della Repubblica e già vincitore della Coppa Volpi a Venezia, a quota quattordici. È finita a tarda notte con otto riconoscimenti a zero per il primo (compresi miglior attore, Sergio Romano, e miglior film), ed è un vero peccato che un’opera potente come “La grazia” sia stata così incredibilmente trascurata dai votanti dell’Academy.
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Arrivati alla 71esima edizione, i David ripartono dal Teatro 23 di Cinecittà, nuovo di zecca e grande abbastanza per accogliere una diretta fiume, e da una coppia di conduttori inedita per il cinema, il beniamino del preserale Flavio Insinna, straripante di entusiasmo immotivato, e la supermodella Bianca Balti, svezzata dalle ospitate di Sanremo. Al loro fianco, per completare lo show televisivo, la comicità surreale di Nino Frassica, gli ospiti premiatori Matthew Modine, Stefania Sandrelli (“compio 80 anni, come la Repubblica”), Raoul Bova, Margherita Vicario, Angela Finocchiaro e le canzoni di Arisa, Tommaso Paradiso, Annalisa e Francesca Michielin. Ventisei le statuette assegnate, tanti i big in platea, quasi tutti di nero vestiti (quasi tutti in Armani). Il primo David va alla migliore attrice non protagonista e a vincerlo è Matilda De Angelis per il film di Mario Martone “Fuori”: “Il nostro cinema - dice - sta vivendo un impoverimento importante della cultura e mi spiace che si debba umiliare una categoria come quella dei lavoratori e delle lavoratrici del cinema, che sono la mia famiglia. Il cinema deve tornare a essere sociale e politico come un atto d’amore”. Lino Musella è il miglior attore non protagonista per “Nonostante” di Valerio Mastandrea. Nei ringraziamenti, con il maestro Bellocchio, l’attore ricorda De Niro “che ha detto che l’arte è una minaccia per gli autocrati e i fascisti”, la sua Napoli, la Palestina e la Global Sumud Flotilla. Per la sceneggiatura originale vincono Francesco Sossai e Adriano Candiago, per quella non originale il team affollato di “Le assaggiatrici” di Silvio Soldini (che si aggiudica anche il David Giovani e il premio per il trucco di Esmé Scialoni); la migliore scenografia è firmata da Andrea Castorina e Marco Marrucci per “La città proibita” di Gabriele Mainetti e per lo stesso film viene premiato il direttore della fotografia Paolo Carnera.
Prevedibile il David al compositore, andato al musicista Fabio Massimo Capogrosso per “Primavera” di Damiano Michieletto, che si afferma anche per i costumi; a sorpresa la veterana Aurora Quattrocchi di “Gioia mia”, il film di Margherita Spampinato che vince tra i registi esordienti, è la migliore attrice protagonista, coronando con la statuetta una carriera di lungo corso (“che bellezza! - urla - meravigliosissimo!”). La miglior acconciatura è di Marta Iacoponi di “Primavera” (il film vince anche per i costumi e il suono), la canzone originale è di Marco Spigariol per “Le città di pianura”. Allo stesso film vanno anche i premi per il montaggio, il casting e la produzione di VivoFilm con Rai Cinema. Poi Matthew Modine consegna una delle statuette decisive, quella alla regia: “Non c’è Italia senza cinema”dice il divo americano, e il premio va a Sossai, che supera Sorrentino, Martone, Mainetti, Soldini. Prima del riconoscimento al miglior film arrivano i premi al documentario - “Roberto Rossellini, Più di una vita” di Ilaria De Laurentiis, Andrea Paolo Massara e Raffaele Brunetti - e al cortometraggio “Every Day in Gaza” di Omar Rammel, molto applaudito. Il David al miglior film internazionale va a “Una battaglia dopo l’altra” di Paul Thomas Anderson. Infine, l’annuncio della presidente e direttrice artistica dell’Accademia, Piera Detassis, che segna il trionfo di “Le città di pianura”. “E ora - chiude Sossai - tutti a bere”.
Mentre all’interno del Teatro 23 si accendevano le luci della serata, davanti agli studi di Cinecittà i lavoratori e le maestranze del settore audiovisivo, da mesi in lotta, hanno dato vita ai “Controdavid”. Indossando maschere bianche, simbolo del loro stato di “invisibili’, i rappresentanti di Ubs e del movimento #siamoaititolidicoda hanno organizzato un presidio “per portare alla luce e all’attenzione” i problemi di una categoria da 27 anni senza rinnovo contrattuale, dicendosi “pronti anche a fermare i set” e chiedendo risposte concrete per l’intera filiera del cinema che vive una crisi “senza precedenti”.
A Vittorio Storaro, Gianni Amelio e Bruno Bozzetto sono andati i David alla carriera, Ornella Muti ha ritirato il premio speciale che le era stato assegnato l’anno scorso. Il campione d’incassi Checco Zalone, David dello Spettatore, come previsto ha disertato la serata, Sorrentino ha disertato il red carpet. Tutti i premiati, nei loro discorsi, hanno pronunciato parole di pace e di impegno. La serata è stata lunghissima. Insinna in apertura: “Gli ultimi tre premi li diamo domani a Uno Mattina”. Ci è mancato poco.