Hantanavirus sulla nave da crociera: Bassetti spiega i contagi, mortalità, sintomi e differenze col covid
Dopo i casi di Hantavirus registrati a bordo, tutti gli occhi sono puntati sulla nave da crociera Mv Hondius. Ma il dottor Matteo Bassetti, professore ordinario di malattie infettive...
Dopo i casi di Hantavirus registrati a bordo, tutti gli occhi sono puntati sulla nave da crociera Mv Hondius. Ma il dottor Matteo Bassetti, professore ordinario di malattie infettive all’Università di Genova e direttore del reparto di Malattie Infettive presso l’Ospedale Policlinico San Martino di Genova, spiega che il problema principale è altrove.
«La situazione che preoccupa di più non è quella della nave. Ci sono due casi che richiedono il massimo dell’attenzione: quello di un uomo morto a Johannesburg, in Sud Africa, dove è arrivato con un areo partito da Sant’Elena sul quale hanno viaggiato altri passeggeri, e il caso di un paziente ricoverato oggi a Zurigo dopo essere stato a bordo della nave. A lui è stato diagnosticato Hantavirus Andes».
Ciò significa che il contagio si potrebbe allargare?
«Finché era confinato a bordo il problema restava circoscritto e limitato alla nave e ai passeggeri. Ora la situazione è molto diversa».
Il virus si trasmette da uomo a uomo?
«Si, perché è stato determinato che si tratta di questa variante, l’Hantavirus Andes, che parte dal ratto ma quando arriva all’uomo può essere trasmessa ad altri soggetti».
Si è riusciti a ricostruire quello che è accaduto?
«C’è stato un primo caso, un uomo contagiato da un topo, che è morto l’11 aprile, avendo però già contagiato la moglie, deceduta il 24 aprile. Altre persone sono state contagiate sulla nave. Fino a ieri erano sette, ora con il caso dell’uomo ricovrato a Zurigo sono diventate otto».
Cosa bisogna fare per evitare che il contagio si allarghi?
«Bisogna tracciare i contatti dei contagiati. Potenzialmente tutti quelli che erano a bordo hanno avuto contatti con le persone contagiate e quindi potrebbero essere in fase di incubazione e manifestare la malattia nelle prossime due o quattro settimane. Dunque è necessario che tutti i passeggeri siano messi in quarantena».
Ma i due pazienti di cui parlava all’inizio non sono più a bordo.
«Esatto, quindi bisogna ricostruire tutto quello che hanno fatto durante la fase di incubazione del virus, quando si è contagiosi».
Tutti si chiedono se stiamo rischiando ciò che abbiamo vissuto pochi anni fa con il Covid.
«Sicuramente è una storia molto simile a quella che abbiamo visto nel 2019 con il Covid e sarebbe necessario l’intervento dell’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il tracciamento non sarà facile ma è l’unica strada da percorrere».
Che differenze ci sono con il Covid?
«Il Covid all’inizio aveva una mortalità del 2%. L’Hantavirus del 50%. Non voglio assolutamente terrorizzare nessuno ma mi chiedo come sia possibile che dal giorno in cui c’è stata la prima vittima, e cioè l’11 aprile, si sia arrivati al 5 maggio per cominciare ad affrontare la situazione. Si poteva e si doveva intervenire prima. Perché nelle malattie infettive più tempo passa e più è difficile gestire la situazione».
Quai sono i sintomi?
«Si parte da uno stato di malessere generale simile a quello dell’influenza per arrivare, se la situazione degenera, ad una gravissima polmonite interstiziale che può portare al decesso».
Come si cura?
«Non si cura, non ci sono farmaci. Si ricorre a terapie di supporto con medicine antivirali che potrebbero avere effetto, ma non specifiche per questo virus. L’unico modo, ripeto, è contener i contagi».
C’è da aver paura quindi?
«Io non mai fatto e né voglio fare l’uccello del malaugurio ma credo che anche in questa circostanza, come successe ai tempi del Covid, siamo di fronte a una serie di ritardi e di errori concatenati. Con le malattie infettive non si scherza».