Papa a Napoli, l'intervista a Don Francesco Asti: «Infonderà speranza
nel cuore della gente: un dono averlo tra noi»
Il Mattino

Papa a Napoli, l'intervista a Don Francesco Asti: «Infonderà speranza nel cuore della gente: un dono averlo tra noi»

Venerdì 8 maggio 2026
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Preside, la visita di Papa Leone cade in una fase in cui la città cerca nuove risposte sul piano educativo, sociale e culturale, soprattutto rispetto al disagio giovanile e alle periferie:...

Preside, la visita di Papa Leone cade in una fase in cui la città cerca nuove risposte sul piano educativo, sociale e culturale, soprattutto rispetto al disagio giovanile e alle periferie: quale segnale può rappresentare la presenza del Papa per Napoli e per il Mezzogiorno?

«Papa Leone attualmente è l’unica voce che con forza e coraggio si oppone alla mentalità predatoria di alcune nazioni che vorrebbero gestire l’economia mondiale attraverso l’accaparramento delle ricchezze del sottosuolo. Il Papa a più riprese ha sottolineato che la situazione mondiale danneggia le future generazioni che si ritrovano a fare i conti solo con le macerie prodotte dai potenti. Per i giovani ha fatto suo il progetto di Papa Francesco che vede in nuovo patto educativo la via di uscita per dare speranza ai giovani. Il nostro Vescovo Don Mimmo sta realizzando tale progetto interessando le periferie della nostra città e coinvolgendo tutti i soggetti educativi per far fronte ad una vera e propria emergenza educativa. Non vi è solo la povertà materiale, ancora di più vi è quella culturale che rende i giovani assoggettati all’omologazione. Il Papa a Napoli, crocevia di culture e di spiritualità, viene a confermare nella fede i credenti; viene a dare un segno di speranza agli uomini e alle donne di buona volontà; viene per incoraggiare, perché possiamo costruire rapporti umani più fraterni e solidali».

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La Facoltà Teologica è da anni un luogo di dialogo tra fede, cultura e questioni sociali del Sud. In che modo questa visita può rilanciare il ruolo della teologia nel dibattito contemporaneo?

«Spesso pensiamo che la teologia sia una questione puramente di pensiero e non già espressione del vivere cristiano. La teologia favorisce un pensiero critico ed un’azione che mira alla salvaguardia dell’uomo. A più riprese il Papa ha parlato alle università cattoliche, indicando l’importanza della loro missione in questo tempo tormentato dalle discordie. Chi fa teologia non sta a guardare dalla finestra cosa accade in città, ma si impegna nell’aiutare ogni uomo e ogni donna a difendere la dignità della persona umana».

Nell’ultima visita di Papa Francesco a Napoli, Bergoglio partecipò a un convegno presso la vostra Facoltà richiamando l’esigenza di una “teologia dell’accoglienza e del dialogo”. Quanto quelle parole sono rimaste vive nel lavoro accademico e pastorale di questi anni?

«Papa Francesco ci ha indicato la via dell’accoglienza come fondamento di ogni forma di pensiero teologico. Una teologia dell’accoglienza comporta un dialogo con le altre fedi, con le diverse prospettive di vita che ogni persona incarna e con le culture odierne. Napoli rappresenta un vero e proprio meticciato, in cui l’originalità sta proprio nell’accogliere e far propria la diversità come ricchezza».

Napoli è spesso raccontata attraverso le sue emergenze - violenza, povertà, dispersione sociale - ma anche attraverso una straordinaria capacità di solidarietà. Che cosa può dire la Chiesa ai giovani che vivono nei quartieri più difficili?

«Sono proprio i giovani la forza trainante della Chiesa di Napoli; sono essi che con le diverse iniziative pastorali e sociali danno speranza. Nelle nostre periferie i giovani non devono essere dipinti sempre come violenti e disadattati. Ci sono ancora giovani che brillano per intelligenza, per capacità imprenditoriale e per l’amore che hanno per la nostra città».

In un tempo segnato da guerre e nuove fratture internazionali, quale contributo può offrire una teologia nata nel Mediterraneo per costruire pace e convivenza tra culture e religioni diverse?

«La città di Napoli è sempre stata segno di unione. Il golfo si apre sul Mediterraneo. Idealmente abbraccia e non respinge chi viene. Allora essa è capitale della pace, perché ha nella sua storia il DNA dell’accoglienza e la capacità di integrare realtà diverse per dare vita ad una nuova cultura».

Nell’intervista pubblicata da Il Mattino il 6 maggio, il cardinale Battaglia ha parlato della visita del Papa come di una presenza capace di “camminare con la città” e non soltanto di celebrarla. Che cosa significa concretamente, oggi, “camminare con Napoli”?

«Camminare insieme comporta un guardare i volti di chi ti sta accanto. Camminare è accorgersi della difficoltà del passo dei più anziani o dei piccoli. Il Papa cammina insieme, guardando il volto dei più poveri, di quelli che soffrono per la giustizia, per chi è operatore di pace. Quando si cammina insieme si è segno dell’unità della Chiesa nell’annunciare il Vangelo».

Lei guida una delle principali istituzioni teologiche del Mezzogiorno: quali sono oggi le domande più urgenti che studenti e giovani sacerdoti pongono alla teologia e alla Chiesa?

«Una gran sete di testimonianza. I giovani desiderano più testimoni del Vangelo che non maestri che trasmettono informazioni. Cercano dalla Chiesa e, di conseguenza dai teologi, una vera immersione nel Vangelo che conduca a riconoscere le esigenze profonde dell’uomo e a riscoprire la bellezza di seguire Gesù».

Se dovesse indicare un’immagine simbolica che racconti l’incontro tra Papa Leone XIV e Napoli, quale sceglierebbe e perché?

«Penso alla configurazione del golfo di Napoli. Un abbraccio forte, leale, appassionato in cui nessuno si sente escluso, anzi tutti con le loro ricchezze culturali camminano insieme per costruire un futuro di pace».

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