Papa a Napoli, l'abbraccio con mamma Patrizia: «Pregherà per Domenico»
Il Mattino

Papa a Napoli, l'abbraccio con mamma Patrizia: «Pregherà per Domenico»

Sabato 9 maggio 2026
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La voce circolava da tempo. Da mesi. Da quando, mentre si consumavano le ultime ore del calvario del piccolo Domenico Caliendo, sua mamma Patrizia rivolse un appello anche al Papa perché si...

La voce circolava da tempo. Da mesi. Da quando, mentre si consumavano le ultime ore del calvario del piccolo Domenico Caliendo, sua mamma Patrizia rivolse un appello anche al Papa perché si facesse di tutto per salvare la vita a suo figlio. Due sere fa era arrivata la conferma: Papa Leone avrebbe incontrato in forma strettamente privata, lontano dai riflettori, la madre coraggio che con la sua dignità e con il suo dolore ha commosso l’Italia. E il breve faccia a faccia si è consumato ieri pomeriggio al Duomo di Napoli.

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La commozione

Al termine dell’incontro con i sacerdoti della Diocesi di Napoli, Patrizia Mercolino, suo marito Antonio Caliendo e la loro secondogenita - Giovanna - sono stati invitati a guadagnare l’ingresso della Cappella di Santa Restituta, una cripta che si sviluppa lungo la fiancata sinistra del Duomo. «Accomodatevi, Sua Santità vuole salutarvi», ha detto un sacerdote. «Lì - racconta Patrizia - ho provato un’emozione fortissima, e ho capito che avremmo avuto la possibilità di poter baciare la mano al Papa».

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Nella cripta non erano soli, i Caliendo. Con loro, una decina di persone alle quali è stato concesso il privilegio di poter incontrare da vicino il Pontefice. Una decisione che conferma come anche al Vaticano fosse giunta l’eco di una tragedia tanto grande. E, di sicuro, a caldeggiare l’opportunità deve essere stato anche l’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, che quel calvario consumatosi all’ospedale Monaldi di Napoli (dove Domenico venne sottoposto ad un trapianto di cuore, poi fallito) lo ha seguito e vissuto in diretta, giorno dopo giorno, recandosi al capezzale dello sfortunato bambino e dando coraggio alla sua mamma.

Parole dolci

Breve, ma intenso, l’incontro giunto al termine della cerimonia sull’altare maggiore del Duomo. Ad accompagnare il Papa c’era proprio Battaglia: «Santità - ha spiegato a Leone - questa signora è la mamma del piccolo Domenico. Con lei ci sono anche ilmarito e la figlioletta». Patrizia - che indossava un completo nero - ha resistito ancora una volta all’emozione, sebbene sul volto ne avesse stampata l’immagine. «Avevo portato una immagine di Domenico e il libro che ho scritto - spiega ancora al “Mattino” - lui mi ha guardato con occhi profondi e mi ha sorriso. Si è chinato su Giovanna, mia figlia, e le ha fatto una carezza. Poi gli ho dato la foto del mio piccolo guerriero, e lui si è poggiata lamano sinistra sul cuore». «Santità - ha concluso Patrizia - porti per favore Domenico nelle sue preghiere. Lui ha assentito, e so che lo farà certamente». Facciamo un passo indietro. Sedici febbraio scorso, mancano cinque giorni alla data della morte di Domenico. Mamma Patrizia è disperata, ormai i contorni di questa tragedia si sono delineati. «Ho accantonato tutto - dice incontrando i giornalisti all’esterno del Monaldi - Al momento provo solo dolore e tanta voglia che mio figlio torni a casa», dice pesando le parole con la dignità di sempre. Patrizia è una donna forte, ma sente che anche la più granitica resistenza di fronte a questo dramma si sta consumando. «Non desidero certo che muoiano altri bambini - spiegherà qualche ora dopo in tv a Mara Venier - vorrei solo che mi aiutino a trovare un cuoricino compatibile per mio figlio. Solo questo cerco io. Mi appello anche al Papa».

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Il conforto

Purtroppo il miracolo non arrivò. Ma la Chiesa non ha mai abbandonato né Domenico, né i suoi genitori. La dimostrazione più autentica e più commovente - nelle ore più buie di questa triste storia - la diede don Mimmo Battaglia. Luifu sempre presente al capezzale di Domenico, accanto a mammaPatrizia. Non solo. Quando il calvario di Domenico si concluse, l’arcivescovo di Napoli scrisse una lettera: parole commoventi che andavano dritte al cuore. «I bambini piccoli dormono con i pugni chiusi - scrisse “don Mimmo” in una lettera aperta - Come se stringessero qualcosa di prezioso che nessuno deve portar loro via. Domenico aveva due anni. Ha stretto così la vita, con quella stessa ostinazione tenace e silenziosa, per due mesi interi, circondato dall’amore dei suoi genitori. Poi i pugni si sono aperti. E Domenico è andato». «Quei pugni chiusi - proseguiva iltesto - sono un Vangelo che nessun discorso riesce a scrivere. Secondo me Domenico sapeva di assomigliare a Dio, con quel sapere muto e assoluto dei bambini. Lo hanno saputo anche i suoi genitori, che non hanno mai smesso di lottare accanto a lui. Lo ha saputo il personale della terapia intensiva: ogni gesto, una preghiera silenziosa; ogni presenza al capezzale, un atto d’amore verso una vita piccola e sacra».

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