Omicidio Vassallo, il pm insiste: «Cagnazzo è colpevole: dev?essere processato»
Il Mattino

Omicidio Vassallo, il pm insiste: «Cagnazzo è colpevole: dev?essere processato»

Sabato 9 maggio 2026
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Non ci sono riferimenti alla falsa pista che sarebbe stata imbastita subito dopo l?omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo. Non vengono tenute in considerazione le attività...

Non ci sono riferimenti alla falsa pista che sarebbe stata imbastita subito dopo l’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo. Non vengono tenute in considerazione le attività messe in campo appena due ore dopo il delitto di Acciaroli. Sono questi i punti su cui fa leva il ricorso presentato contro il proscioglimento del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, firmato lo scorso marzo dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Salerno Giovanni Rossi.

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 È stata una nota della Procura di Salerno a dare notizia della decisione di impugnare il proscioglimento. Un comunicato congiunto firmato dal neo procuratore di Salerno Raffaele Cantone e dal pg facente funzione Elia Taddei. Una decisione congiunta e condivisa dai due uffici requirenti del distretto, con cui si chiede alla Corte di Appello Salerno di disporre il rinvio a giudizio dell’ufficiale, per concorso in omicidio e traffico di sostanze stupefacenti. Immediata la reazione da parte del diretto interessato. Difeso dai penalisti Ilaria Criscuolo e Agostino De Caro, Cagnazzo si affida a un post su facebook: «Apprendo dalla stampa una nuova iniziativa della Procura di Salerno, non commento l’atto di appello, in quanto è facoltà della Procura, ma nulla ancora è stato notificato a me e ai miei difensori. Lo ritengo irrituale».

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Le carte 

Ma proviamo a ripercorrere il ricorso depositato a Salerno, firmato dal pm Elena Guarino e dallo stesso procuratore Cantone. C’è un punto in particolare su cui battono gli inquirenti: è il ruolo che viene contestato a Cagnazzo, a proposito del presunto tentativo di veicolare le indagini su un piccolo spacciatore cilentano, l’italo brasiliano Bruno Humberto Damiani. Un’azione meticolosa - scrivono gli inquirenti - che viene messa in campo a poche ore dall’omicidio del sindaco di Pollica. Siamo tra il 5 e il 6 settembre del 2010, quando sarebbe partita la controinchiesta da parte del militare. Una strategia che sembra concordata - aggiungono i magistrati - con un obiettivo che viene definito a senso unico: favorire i killer del delitto, far perdere tempo prezioso a chi indaga. In una sola parola: depistare gli investigatori.

I magistrati di Salerno partono da una premessa: il reato di depistaggio non può essere contestato al colonnello Cagnazzo, perché introdotto di recente; resta il reato di favoreggiamento, che però - a distanza di 16 anni dal delitto - è abbondantemente prescritto. Ciò nonostante la condotta che viene contestata al comandante dei carabinieri meritava comunque di essere presa in considerazione. È un punto cruciale, a leggere l’impugnazione di Procura e Procura generale. Si parte da un dato prettamente numerico. Su 32 pagine, sono poche quelle dedicate alle motivazioni con cui è stato prosciolto il colonnello Cagnazzo. Ricordate la ricostruzione fatta dal gup Rossi? Il giudice insisteva sulle tante contraddizioni emerse dal racconto di pentiti e dichiaranti che, nel corso degli anni, si cimentano in una serie di versioni che si annullano vicendevolmente. Non c’è un punto fermo nel narrato degli accusatori. Quanto basta a spingere lo stesso giudice a fare leva sulla recente riforma della giustizia, che impone di archiviare la posizione di un indagato quando la previsione di condanna diventa una ipotesi poco prevedibile e ancorata alla realtà.

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Gli indizi

Ora invece il quadro viene ribaltato da parte della Procura di Salerno, che insiste sulla condotta del carabiniere che - in quell’estate del 2010 - era in vacanza con la famiglia ad Acciaroli: il riferimento al pusher italo brasiliano come presunto killer; la violenta aggressione di un cittadino che aveva accusato Cagnazzo; la decisione di prelevare le immagini dal sistema di videosorveglianza di un negozio di Acciaroli, immagini poi portate (senza alcuna delega di pg) nella caserma di Castello di Cisterna (guidata per otto anni da Cagnazzo), infine l’incontro con un carabiniere che aveva affittato una casa di villeggiatura a pochi passi dal luogo dell’omicidio (e che era potenzialmente latore di informazioni di prima mano). Ora la parola passa alla Corte di Appello di Salerno, dove i difensori di Cagnazzo avranno comunque gioco facile a battere su alcuni punti: i due provvedimenti della Cassazione, quello del Riesame e quello del Gup con cui il colonnello Cagnazzo è stato sistematicamente scagionato dalle accuse.

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