Diabolik, cosa non torna? Dal video alla testimonianza dell?ex di Calderon: tutte le prove smontate dai giudici
Il Mattino

Diabolik, cosa non torna? Dal video alla testimonianza dell?ex di Calderon: tutte le prove smontate dai giudici

Sabato 9 maggio 2026
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In aula raccontò quanto l'uomo le aveva confidato. Ovvero di «aver ammassato», senza "z" per un difetto di pronuncia, Piscitelli e che lei doveva stare tranquilla...

In aula raccontò quanto l'uomo le aveva confidato. Ovvero di «aver ammassato», senza "z" per un difetto di pronuncia, Piscitelli e che lei doveva stare tranquilla perché aveva bruciato tutto e l'arma non si sarebbe mai più trovata. Aveva raccontato della rapina fatta insieme a una gioielleria sulla Casilina - la gioielleria "Mangiucca" - da cui, oltre a preziosi e orologi per un valore complessivo di 180 mila euro, era stata portata via anche una pistola 9x21.

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Una delle sue "bambine" usata infine per esplodere quell'unico colpo alla testa della vittima il pomeriggio del 7 agosto 2019. Le sue parole, quelle di Rina Bussone, ex rapinatrice romana ed ex compagna di Gustavo Musumeci, alias Raul Esteban Calderon, erano considerate dall'accusa prove certe per contestare l'omicidio all'argentino. La donna, diventata poi collaboratrice di giustizia, aveva in parte ricostruito la dinamica del delitto, quanto il suo ex compagno avesse ottenuto per il lavoro (300mila euro), il furto di una delle sue pistole, i rapporti con Leandro Bennato. Parole però considerate parzialmente veritiere o comunque non sufficienti stante poi la sentenza emanata ieri dalla Corte d'assise d'appello di Roma. Che analogamente, ma di questo se ne avrà certezza al deposito delle motivazioni, ha valutato non convincente quella che l'accusa riteneva la "prova centrale". Ovvero il video girato da una telecamera di sicurezza privata da un appartamento in via Lemonia, che aveva immortalato l'agguato in tutte le sue fasi: Piscitelli che scende dalla Jeep Range Rover bianca con il suo autista, si va a sedere sulla panchina, con le spalle rivolte al parco, il runner che gli arriva da dietro ed esplode un solo colpo per poi fuggire via. Su quel video fu svolta una perizia affidata al Politecnico di Torino che il 24 settembre 2021, nella relazione finale, affermò l'esistenza «di una chiara compatibilità in termini antropometrici tra l'esecutore materiale dell'omicidio e Raul Esteban Calderon».

La perizia e il proiettile

Tanto sulle parole della Bussone quanto sulle risultanze della perizia, si è poi mossa la difesa dell'argentino, rappresentata dagli avvocati Gian Domenico Caiazza ed Eleonora Nicla Moiraghi, evidenziando a loro dire dei "vizi". In merito alla pistola usata, che la Bussone ricondusse a quella sottratta alla gioielleria, «la polizia Scientifica aveva consegnato una conclusione di inconcludenza - ha commentato l'avvocato Moiraghi - mentre il nostro consulente aveva escluso la compatibilità dell'arma».

Il proiettile che uccise Piscitelli era un calibro 9x19 parabellum. Tecnicamente è possibile inserire e sparare un proiettile 9x19 in una pistola camerata per il 9x21 anche se pericoloso. Sul video, poi, la difesa aveva obiettato le misurazioni antropometriche svolte. «Misure incompatibili con l'altezza stimata dell'assassino - ha concluso la Moiraghi - con una sproporzione fra arti e altezza».

Nel corso del processo di primo grado, grazie anche al notevole apporto investigativo, furono depositate e considerate una pioggia di intercettazioni, provenienti dalle famose chat "Sky-Ecc" decriptate dai carabinieri del Nucleo Investigativo che con la Squadra Mobile aggiunsero altri e notevoli elementi probatori. Da ultimo le stesse dichiarazioni del pentito Fabrizio Capogna e di suo fratello Simone, divenuti collaboratori di giustizia, avevano cristallizzato l'ambiente dentro il quale aveva preso corpo il delitto Piscitelli. Elementi che saranno sicuramente riproposti in fase di ricorso con l'aggiunta di quanto finora non accolto. A partire dai tabulati di uno dei due telefoni criptati di Leandro Bennato che agganciavano, insieme a Calderon, la cella del parco degli Acquedotti prima, durante e dopo il delitto.

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