Lite a Porta Capuana, immigrato morto in strada: è stretta sui controlli
Una lite improvvisa che si trasforma in rissa, poi il coltello e il sangue. Ucciso a colpi di lama un cittadino del Burkina Faso, e questa volta lo scenario di morte si sposta a Porta Capuana....
Una lite improvvisa che si trasforma in rissa, poi il coltello e il sangue. Ucciso a colpi di lama un cittadino del Burkina Faso, e questa volta lo scenario di morte si sposta a Porta Capuana. Ennesima tragedia annunciata. Il delitto matura nello scenario degli “invisibili” che popolano il Vasto, e forse dietro l’uccisione di questo 29enne ci sono loschi affari legati al piccolo spaccio. Arrestato il presunto omicida: è un tunisino di 58 anni.
Il giovane ferito con numerosi fendenti è morto all’ospeedale Pellegrini, inutili i soccorsi. L'episodio ha coinvolto decine di cittadini stranieri che si trovavano nella zona di Porta Capuana. I poliziotti sono intervenuti dopo la segnalazione di una rissa. Il tunisino si è asserragliato in un bar prospiciente le torri della Porta, e dopo poco si è lasciato ammanettare.
L’intervento
Immediato l’intervento del prefetto, Michele Di Bari, che assicura: «Arriverà una risposta tempestiva e visibile alle esigenze di tutela della collettività e a prevenire il reiterarsi di fenomeni di criminalità e degrado che incidono sulla convivenza civile».
Il prefetto era intervenuto poche ore prima per commentare l’ennesimo caso di violenza minorile, con il ferimento del 14enne in pieno centro. «La repressione, da sola, non basta - ha detto al “Mattino” - Di fronte ai ripetuti fenomeni di violenza giovanile, e soprattutto minorile, quel che serve è un’azione coordinata capace di valorizzare tutti i protagonisti della rete educativa. E su questo stiamo lavorando». Oltre a garantire il potenziamento dei servizi di controllo del territorio, Di Bari è impegnato in un progetto importante: «Perché - dice - la prevenzione si preserva se funzionano, da un lato i controlli, e dall’altro la rete educativa.
«Ho già disposto una significativa, ulteriore intensificazione dei servizi di vigilanza interforze - spiega - che interesserà in particolar modo le aree della cosiddetta “movida” e i principali luoghi di aggregazione giovanile. La parola d’ordine resta il controllo coordinato del territorio, che si dispiega per “quadranti” su tutto il territorio urbano con i pattugliamenti di polizia, carabinieri e finanzieri. In questo caso bisogna dare atto e riconoscere il valore dell’intervento della Polizia municipale, alla quale vanno i miei complimenti. Ma attenzione: in questo caso la presenza degli agenti sul posto ha garantito l’identificazione dell’accoltellatore nella immediatezza del fatto; non dobbiamo dimenticare però che in tanti altri casi il lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine ha consentito di individuare i responsabili di fatti di sangue sempre in tempi brevi».
Il piano
Il controllo del territorio definito secondo le pianificazioni interforze ha consentito insomma l’immediato intervento della polizia municipale e l’individuazione del responsabile del grave gesto. Le ulteriori misure disposte mirano adesso a fungere anche da deterrente contro ogni forma di illegalità e a garantire un monitoraggio costante dei fenomeni, specialmente nelle ore serali e nei fine settimana. Il prefetto ribadisce che il ricorso alla violenza e l’uso di armi bianche tra adolescenti rappresenti il segnale di un malessere profondo che non può essere affrontato esclusivamente con un approccio repressivo, pur necessario nell’immediatezza dei fatti. L’obiettivo resta quello di creare una rete sociale ed educativa territoriale, «attraverso una rinnovata sinergia con il mondo della scuola, delle famiglie, del terzo settore e delle diocesi al fine di intercettare precocemente le situazioni di disagio e marginalità che sfociano in dinamiche violente».
«Le famiglie sono parte della rete educativa, assieme alle parrocchie, ai luoghi di aggregazione sociale - conclude Di Bari - Dobbiamo inculcare una cultura nuova. Per questo c’è un progetto che prevede che i ragazzi che escono dalla scuola siano indirizzati verso luoghi di aggregazione sociale dove poter fare attività capaci, da un lato, di tenerli lontani dai rischi della strada; e dall’altro di formarli ad una cultura della legalità, dell’impegno e di una sana ricreazione».