Domenico Caliendo, le nuove accuse: «Cuore espiantato in anticipo, l?organo donato non c?era»
Non hanno dubbi i pm di Napoli. Anche alla luce degli interrogatori di due dei sette indagati, restano sulle loro posizioni. E rilanciano: l?espianto del cuore nativo di Domenico Caliendo...
Non hanno dubbi i pm di Napoli. Anche alla luce degli interrogatori di due dei sette indagati, restano sulle loro posizioni. E rilanciano: l’espianto del cuore nativo di Domenico Caliendo è iniziato in anticipo, quando non era stato ancora visionato l’organo donato da Bolzano. È stato un azzardo che alla fine ha determinato la morte del piccolo paziente. E la ricostruzione fatta dai due chirurghi, sia nella cartella clinica (due giorni dopo l’espianto-trapianto) sia nel corso degli interrogatori resi lo scorso primo aprile, rientra in una «complessiva alterazione temporale delle varie fasi operatorie e caratterizza il referto». È questo l’ultimo atto di accusa firmato dal pm Giuseppe Tittaferrante, nel corso delle indagini coordinate dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, in un filone di inchiesta successiva alla morte del piccolo Nola: c’è l’ipotesi di falso a carico dei chirurghi Guido Oppido e della sua vice Emma Bergonzoni, per aver inserito dati ritenuti non veritieri in cartella clinica. È un filone di una inchiesta per omicidio colposo che vede indagati, assieme ai due chirurghi napoletani, anche altri cinque medici (tutti del Monaldi).
APPROFONDIMENTI Morte di Domenico Caliendo, il superteste
E in attesa di un nuovo interrogatorio di Oppido e Bergonzoni, è possibile leggere la relazione presentata dinanzi al gip Mariano Sorrentino dai pm napoletani, un atto di accusa dello scorso 5 maggio, che fa leva su alcuni dati ritenuti oggettivi. Un video e una foto (realizzati da un’infermiera e da un oss) attesterebbero che l’orario di espianto del cuore nativo sarebbe avvenuto quando il contenitore del cuore proveniente da Bolzano (risultato poi bruciato da ghiaccio sintetico) non era stato ancora aperto. Versione respinta con forza dai chirurghi. Difesi dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge (Oppido) e dal professore Vincenzo Maiello (Bergonzoni) hanno ribadito di aver agito quando dalla sala operatoria era giunto il via libera. Sono attesi tra qualche giorno dinanzi al gip per un altro interrogatorio. Scrivono i pm: «L’arrivo dell’équipe di espianto si colloca tra le 14.22 alle 14.23 come risulta dai tabulati telefonici e dalla relazione della polizia stradale che scortava il mezzo sul quale viaggiavano Gabriella Farina e Vincenzo Pagano (in arrivo da Bolzano); e a quell’ora il paziente era già in circolazione extracorporea da diversi minuti, come risulta dalla testimonianza di entrambe le perfusioniste - Terracciano e Ferillo - e dalla cartella clinica che attestava la circolazione extracorporea parziale alle 14.02 (pochi minuti dopo totale)».
L’affondo
Più nello specifico, i pm chiariscono: «Dal video emerge che alle 14.34 il cuore di Domenico Caliendo risulta indiscutibilmente già espiantato e poggiato sul tavolo operatorio. In quella fase, come emerge dal video ed è riferito anche dalla teste Ferrillo, nessuno si è ancora accorto del congelamento del cuore proveniente da Bolzano, perché si sta proprio in quel momento procedendo all’apertura del contenitore. Risulta pertanto evidente che al momento dell’apertura del contenitore la cardioectomia a differenza di quanto scritto nel referto era già terminata e non iniziata: ed è in questo che si concretizza il falso». Decisive, agli occhi dei pm le parole della perfusionista Ferrillo, quelle rese lo scorso 10 marzo: «Alle 14.34 (orario del video), il contenitore era stato appena aperto, ma il personale della sala operatoria non si era ancora accorto del problema del congelamento, siccome si sentono le voci della dottoressa Farina e del caposala Francesco Farinaceo (non indagato): lui chiede di poter prelevare il cuore dal contenitore sterile lei risponde che lo avrebbe fatto lei in quanto sterile». Dunque, le conclusioni: «Si può pertanto affermare con certezza che la cardioectomia è iniziata poco prima delle 14:30, ovvero quando il contenitore era ancora chiuso e la dottoressa Farina non era ancora operativamente presente in sala».