«Geloso di me su TikTok»: botte alla moglie a Napoli, uomo finisce in cella
Il Mattino

«Geloso di me su TikTok»: botte alla moglie a Napoli, uomo finisce in cella

Lunedì 11 maggio 2026
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L'arrivo di una notifica, il display che si illumina e il dubbio che si insinua. Doveva essere un momento di svago al termine di una lunga giornata e invece si è tramutato...

L'arrivo di una notifica, il display che si illumina e il dubbio che si insinua. Doveva essere un momento di svago al termine di una lunga giornata e invece si è tramutato nell'innesco dell'ennesima escalation di minacce e violenza tra le mura domestiche. Finisce così, tra le urla e il sangue, la serata di una coppia di Scampia, dove un uomo ha colpito più volte la moglie, al punto da costringerla a dover ricorrere alle cure dei medici dell'ospedale Cto. L'"affronto" che ha fatto da input al pestaggio? Aver scaricato l'applicazione TikTok senza il consenso del marito-padrone. Quest'ultimo non aveva però fatto i conti con il coraggio della moglie che, dopo essere riuscita a sottrarsi alla furia di quell'aggressione, ha chiesto aiuto alla polizia.

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IL RACCONTO


Quello messo a verbale è stato il racconto fiume di un incubo andato avanti per oltre venti anni: «Ho paura per la mia incolumità e per quella dei miei figli. Aiutatemi». Parole che tracimano rabbia, ma anche una forza infinita. Sono quelle riportate da una quarantunenne che, dopo anni di sofferenze e soprusi, ha trovato la determinazione necessaria per saltare fuori da una relazione diventata ormai un cappio al collo. Singolare, ma soprattutto inquietante il motivo che ha scatenato l'ultima, ennesima aggressione: «Mentre stavo leggendo sul telefono alcuni documenti che mi aveva mandato mia figlia, ho ricevuto dei messaggi di notifica sull'applicazione TikTok. Mio marito, che in quel momento era accanto a me, mi ha strappato lo smartphone dalle mani, urlando "chi ti ha inviato questi messaggi?"».

A nulla è servito il tentativo della vittima di provare a spiegare che si trattava soltanto di status e post di altri utenti. In una manciata di secondi nell'appartamento di via Piero Gobetti scoppia il finimondo. La donna prova a riprendere il telefonino. Il marito, per tutta risposta, la colpisce sulle braccia, poi in pieno volto e infine le tira i capelli. Le urla arrivano fino all'altra stanza e così interviene il figlio minorenne della coppia, che riesce in qualche modo a evitare il peggio. L'uomo esce di casa e fa rientro dopo mezz'ora. A quel punto la quarantunenne reitera la richiesta, ma la risposta è perentoria: «Non ti do nulla, lo devo controllare».


LA VITTIMA


La vittima capisce subito che il peggio non è ancora passato. Lascia l'appartamento e in piena notte scende in strada. Qui viene prelevata da un parente e accompagnata dalla madre. Il marito non molla però la presa e decide di presentarsi anche sotto casa della suocera. Volano parole grosse e, soprattutto, altre minacce. La donna compone sul telefono il 113. Pochi minuti più tardi, subito dopo l'arrivo delle volanti, varca anche la porta del pronto soccorso del Cto. Saranno quindici i giorni di prognosi con cui, poco prima dell'alba, verrà dimessa.

Il racconto riportato nella querela firmata sabato mattina negli uffici del commissariato Scampia è un viaggio a ritroso nell'orrore: «Mi ha sempre malmenata, senza mai preoccuparsi se ci fossero i nostri figli presenti, così come mi ha sempre sminuita». E ancora: «Qualche anno fa, in piena notte, prese un cacciavite e minacciò di uccidermi. Nel 2021 sono stata picchiata in casa e, a causa dei dolori dovuti alle percosse, mi feci accompagnare in ospedale. Per timore, ma anche per amore dei figli, decisi di non denunciarlo». Un copione che questa volta non si è ripetuto. La donna ha sottoscritto una lunga denuncia, sulla scorta della quale il quarantaseienne Carmine M. è stato arrestato.


L'indagine è ora condotta dal sostituto procuratore della sezione Fasce deboli Stefania Faiella, sotto il coordinamento dell'aggiunto Raffaello Falcone, che ha chiesto per il marito-padrone la custodia cautelare in carcere. Toccherà al difensore dell'uomo, il penalista Domenico Dello Iacono, provare ad aprire una breccia nel corso dell'udienza di convalida. Il quadro indiziario difficilmente deporrà però a favore di una misura cautelare meno afflittiva. Sullo sfondo, un'emergenza, quella della violenza di genere, che ancora fatica a rallentare.

Ogni anno sono infatti almeno cinquecento le donne che si rivolgono alla rete dei centri antiviolenza presenti nel comune di Napoli. Resta intanto l'amaro in bocca per una storia dove la tecnologia, anziché unire, è diventata l'ennesimo pretesto per riaffermare una cultura del possesso che non vuole morire.

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