Napoli, ragazzino accoltellato in piazza Municipio. Possibili tensioni in passato: «Vittima e aggressore si conoscevano da tempo»
Non un «duello», ma una fulminea escalation a più voci. L?elenco dei protagonisti che sabato sera hanno trasformato piazza Municipio in un ring a cielo aperto sembra...
Non un «duello», ma una fulminea escalation a più voci. L’elenco dei protagonisti che sabato sera hanno trasformato piazza Municipio in un ring a cielo aperto sembra destinato ad allungarsi. Tempi stretti, anzi strettissimi, per riavvolgere il nastro delle indagini e approdare all’individuazione di eventuali amici che avrebbero armato la mano del quindicenne che, all’apice di una furibonda lite a colpi di casco, ha ridotto in lago di sangue un altro ragazzino, di appena un anno più giovane.
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Fari puntati, in particolare, sui quartieri che abbracciano piazza Carlo III, cioè l’Arenaccia e San Carlo all’Arena, da cui provengono tutti i protagonisti della vicenda. Vittima e carnefice, infatti, si conoscevano e già in altre occasioni si erano incontrati e salutati. Gli incroci tra i loro percorsi potrebbero però non essere stati sempre «pacifici».
Proprio su questo aspetto gli uomini della polizia municipale, titolari dell’indagine sotto il coordinamento della Procura per i Minorenni, stanno cercando di fare chiarezza. Sullo sfondo, un interrogativo atroce e ancora irrisolto. Si è trattata davvero, come emerso dalle prime battute investigative, di un raptus legato a questioni di gelosia o tra i due c’erano già delle ruggini pregresse e mai sanate? Qualora la seconda ipotesi prendesse piede, ci sarebbe poi da evadere un ulteriore punto di domanda. Il coltello con cui il quattordicenne è stato trafitto per ben tre volte faceva parte del «kit del sabato sera», ormai estremamente diffuso negli ambienti giovanili napoletani, o era stato portato in vista di un possibile faccia a faccia? Quesiti pesanti come un macigno, sui quali il presunto aggressore potrebbe, forse, fornire a breve importanti delucidazioni.
La ricostruzione
Il primo spartiacque giudiziario già questa mattina, con il quindicenne fermato con l’accusa di tentato omicidio atteso davanti al gip minorile per l’udienza di convalida. Sembrano intanto diradarsi le nebbie che hanno fin qui avvolto il possibile movente dell’aggressione. O meglio, il momento esatto in cui i due adolescenti sono entrati in rotta di collisione a pochi passi dall’ingresso del McDonald’s. Tutto ha avuto inizio quando il quindicenne avrebbe salutato, forse con eccesso di confidenza, una ragazzina che in quel momento si trovava in compagnia di quella che, pochi secondi più tardi, sarebbe diventata la vittima di un brutale accoltellamento. Il quattordicenne non avrebbe infatti gradito l’approccio avuto dal «rivale» e tra i due sarebbe subito volato qualche insulto. Dalle parole ai fatti il passo è stato breve.
L’aggressione a colpi di casco, dal parapiglia salta fuori un coltello a farfalla e infine la disperata corsa verso il pronto soccorso del Pellegrini. Proprio dal fronte sanitario arriva intanto una buona notizia. Il ragazzino, sottoposto a un delicato intervento chirurgico all’addome, è ancora considerato grave, ma le sue condizioni si sarebbero finalmente stabilizzate. I protagonisti della vicenda sono studenti, figli di famiglie perbene ed estranee ai circuiti criminali del centro città. Il padre del 15enne, quantomai provato, aveva dato una lezione di civiltà: «Se mio figlio ha sbagliato, è giusto che paghi». Eppure, per gli inquirenti i dubbi da chiarire sono ancora diversi. Il più grande era armato di un coltello a farfalla e ha provato a difendersi, dopo l’arresto, con una ricostruzione che oggi appare ancora fragile: quella lama gli sarebbe stata passata da una mano ignota nel pieno della lite. In attesa delle immagini della videosorveglianza, il nodo resta. Quel coltello faceva parte del «kit della movida» o è stato davvero passato di mano in mano tra i ragazzi del gruppo di piazza Carlo III? L’episodio rilancia intanto un allarme ormai cronico: la dilagante diffusione di armi tra i minorenni. La violenza continua a scorrere, trasformando banali dinamiche sentimentali in drammi che terminano puntualmente in una sala operatoria.