Sal Da Vinci alla prova Eurovision: Vienna gli dirà «Per sempre sì»?
Il Mattino

Sal Da Vinci alla prova Eurovision: Vienna gli dirà «Per sempre sì»?

Martedì 12 maggio 2026
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VIENNA - «Für immer ja». Nelle prove della prima semifinale, ieri pomeriggio sul palco della Stadthalle, Sal Da Vinci ha spinto il piede sull'acceleratore della sua «Per...

VIENNA - «Für immer ja». Nelle prove della prima semifinale, ieri pomeriggio sul palco della Stadthalle, Sal Da Vinci ha spinto il piede sull'acceleratore della sua «Per sempre sì» come se fosse già in gara. E meno male che era solo una prova perché, mentre si lasciava sfilare l'abito da sposa per rimanere in minigonna e dare vita alla coreografia studiata per lei da Marcello Sacchetta, scoprendo sotto lo strascico il tricolore italiano, Francesca Tocca è caduta seduta a terra e c'è voluto l'intervento dei compagni per aiutarla a rialzarsi. Imprevisti che succedono anche in una macchina da spettacolo inesorabile, coi timer proiettati sotto lo schermo per avvertire le maestranze di quanto tempo gli rimane per il cambio palco, come l'«Eurovisionsongcontest».

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Questa settantesima edizione parte con il caos organizzato di «Viva, Moldova!»: Satoshi e la sua brigata trasformano l'esibizione in una festa ipercinetica, culminata nell'apparizione surreale di una performer intrappolata in un gigantesco abito rosso alto due metri che intona il ritornello come in un'apparizione carnevalesca. Più enigmatica la svedese Felicia, sorta di MyssKeta nordica: l'estetica è fortissima, soprattutto nell'interazione chirurgica con i laser che fendono il palco come lame fluorescenti, ma «My system» lascia la sensazione di non esplodere davvero. I finlandesi Pete Parkkonen e Linda Magdalena Cullberg Lampenius scelgono invece la via del melodramma con «Liekinheitin», una storia d'amore raccontata tra fiammate, archi e tensione teatrale. Linda, violinista crossover che qualcuno ricorda come Linda Brava sulla copertina di «Playboy» dell'aprile 1998, è tra i pochissimi artisti autorizzati a suonare dal vivo sul palco dell'«Esc», dove normalmente l'unica performance consentita live è quella vocale.

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Un privilegio raro, ma Lucio Corsi, l'anno scorso, era riuscito a strappare lo stesso trattamento per la sua armonica. I bookmaker li trattano da favoriti assoluti: 36% di probabilità di vittoria, li danno a 2. Snai e Sisal quotano Sal a 12, GoldBet a 9. Ma «Per sempre sì» è la canzone più ascoltata in streaming, con 25,8 milioni di ascolti (forte del traino di Sanremo, certo). E il video delle prime prove sabato ha spopolato sui social dell'«Esc», totalizzando su Instagram 2,7 milioni di visualizzazioni: secondo solo a «Michelle» dell'israeliano NoamBettan, 3,4 milioni.

Cambio totale di coordinate con il greco Akylas, che trascina il pubblico dentro un universo da arcade anni Ottanta. «Ferto» è un delirio pop: lui, vestito da tigre, salta, corre, attraversa la scena in monopattino e, nel momento più tenero, fa comparire sui ledwall la traduzione del bridge dedicato alla madre. Risultato: platea conquistata e bookmaker pure. Con il volto argentato e una giacca che sembra recuperata da un vecchio film di fantascienza glam, il lituano Lion Ceccah appare come un Rockets sopravvissuto al tempo. In «Sólo quiero más» si muove dentro un'atmosfera scura e quasi post-apocalittica, fino a liberarsi di scena del costume metallico come fosse un esoscheletro. Tutt'altra energia per Senhit, che con «Superstar» trasforma il palco in un manifesto pop inclusivo. A impreziosire lo show arriva Boy George, seduto su un trono luminoso come un sovrano glam decadente.

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«Puntiamo il dito verso il pubblico per dire: se noi siamo superstar, potete esserlo anche voi», racconta la cantante bolognese. E Boy George ammette: «Da piccolo l'Eurovision era considerato troppo kitsch, quasi imbarazzante. Oggi è diventato incredibilmente cool. Nel RegnoUnito ormai è un evento enorme, soprattutto per la comunità gay. Una volta, se lo guardavi, ti prendevano per matto. Adesso è pienamente dentro la cultura pop. E, poi, ora capisco abbastanza bene l'italiano: è una lingua molto musicale. La cosa più difficile che abbia mai sentito è stato il dialetto napoletano: quello sì che è complicato. Ma è meraviglioso sentirlo parlare, e cantare». EuroSal stasera gli darà un piccolissimo abbraccio, cercando di convincere Vienna, le giurie, il pubblico da casa, a dirgli «Per sempre sì».

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