Florindo (Ingv): «Campi Flegrei, monitoriamo un sistema dinamico ma senza segnali di eruzione imminente»
Fabio Florindo è il presidente dell'Ingv. Professore, dopo le scosse degli ultimi mesi cosa sta accadendo nella caldera? «Negli ultimi mesi abbiamo osservato la prosecuzione...
Fabio Florindo è il presidente dell'Ingv. Professore, dopo le scosse degli ultimi mesi cosa sta accadendo nella caldera?
«Negli ultimi mesi abbiamo osservato la prosecuzione della fase di sollevamento del suolo, pari a circa 1 centimetro al mese, e della sismicità legata al fenomeno bradisismico nei Campi Flegrei. Si tratta di un sistema vulcanico dinamico, nel quale i fluidi presenti nel sottosuolo — gas e fluidi idrotermali — esercitano pressione sulle rocce della caldera, provocando deformazioni del terreno e terremoti generalmente superficiali. Le evidenze raccolte dalla rete di monitoraggio dell’Ingv indicano che il sistema continua a essere attivo, ma allo stato attuale non ci sono elementi che segnalino un’eruzione imminente».
Come vi aspettate nei prossimi mesi possa evolvere il bradisismo nei Campi Flegrei?
APPROFONDIMENTI Ingv: «Campi Flegrei, la velocità di sollevamento del bradisismo resta di 10 millimetri al mese»Beccalossi, gli ex compagni di squadra: «Un giocherellone che faceva gruppo, un fantasista che ha regalato tante emozioni»Ischia-Olbia 2-1, una doppietta di Belloni regala la salvezza ai gialloblù
«L’evoluzione del bradisismo non può essere prevista con precisione nel breve termine. Quello che possiamo fare è monitorare continuamente tutti i parametri geofisici e geochimici per capire come evolve il sistema. È possibile che si alternino fasi di accelerazione e rallentamento del sollevamento e della sismicità, come già osservato in passato. I Campi Flegrei sono caratterizzati da dinamiche complesse e variabili nel tempo; per questo è fondamentale basarsi sui dati scientifici e sull’osservazione h24».
L’emissione di CO2 resta sempre molto alta, la quiete delle ultime settimane era, quindi, solo apparente dopo la scossa di oggi delle ore 16,06?
«L’emissione di CO2 rappresenta uno dei parametri più importanti che monitoriamo, perché ci aiuta a comprendere lo stato del sistema idrotermale e vulcanico. I valori restano molto elevati rispetto ai livelli storici precedenti alla crisi iniziata nel 2005, e questo indica che il sistema continua a essere energizzato. La diminuzione temporanea del numero di scosse non significa necessariamente che il fenomeno si sia fermato. La sismicità può presentare oscillazioni naturali, mentre altri parametri, come deformazione del suolo e degassamento, possono continuare a mostrare attività sostenuta».
Il fenomeno dura dal 2005, più di 20 anni e in precedenza non è mai durato tanto. Vi siete dati una spiegazione a tutto questo?
«Negli ultimi anni la comunità scientifica ha sviluppato diversi modelli interpretativi. Oggi riteniamo che il fenomeno sia legato a una continua pressurizzazione del sistema idrotermale profondo, alimentata dal rilascio di fluidi e gas provenienti dal sistema magmatico. La particolarità della fase iniziata nel 2005 è proprio la sua lunga durata e continuità. Questo suggerisce che il sistema stia attraversando una fase di evoluzione diversa rispetto alle crisi bradisismiche del passato, ma ciò non implica automaticamente un’evoluzione eruttiva».
Nei Campi Flegrei la camera magmatica a che profondità si trova? Ci sono evidenze di eventuali risalite?
«Le evidenze geofisiche indicano la presenza di un sistema magmatico profondo localizzato a circa 8 chilometri di profondità, mentre sopra di esso esiste un articolato sistema idrotermale più superficiale. Attualmente non osserviamo evidenze di risalita di magma verso la superficie. Se dovessero verificarsi movimenti significativi di magma, ci aspetteremmo variazioni marcate e coerenti in diversi parametri: tipo di sismicità, deformazioni del suolo, e parametri geochimici. Per questo il monitoraggio multi-parametrico è fondamentale».
La popolazione si chiede quali siano i segnali precursori di una eventuale subsidenza del bradisismo e cosa deve accadere?
«Storicamente, nelle fasi bradisismiche dei Campi Flegrei si sono alternati periodi di sollevamento e subsidenza. Una possibile inversione del fenomeno sarebbe rilevata attraverso un rallentamento progressivo del sollevamento fino a eventuali movimenti opposti del suolo. Tuttavia non esiste un singolo parametro che permetta di prevedere con certezza quando questo potrà avvenire. È l’insieme dei dati raccolti dalle reti di monitoraggio che consente di interpretare l’evoluzione del sistema».
Negli ultimi mesi le scosse sono concentrate nella zona della Solfatara, Pisciarelli e nel golfo: per quale motivo?
«Quelle aree rappresentano i settori più attivi del sistema idrotermale dei Campi Flegrei. In particolare Solfatara e Pisciarelli sono zone dove il degassamento è più intenso e dove le variazioni di pressione nei fluidi profondi tendono a generare fratture e microfratture nelle rocce. La concentrazione della sismicità in queste aree è coerente con il quadro osservato negli ultimi anni e con la dinamica del bradisismo attualmente in corso».
Come presidente dell’Ingv cosa si sente di dire alla popolazione dei Campi Flegrei, debilitata emotivamente da oltre 20 anni di scosse?
«Comprendiamo profondamente il peso umano e psicologico che una crisi così lunga comporta per chi vive nell’area dei Campi Flegrei. Vivere per anni con scosse frequenti e con uno stato di attenzione costante genera inevitabilmente stanchezza e preoccupazione. Il messaggio che mi sento di dare è che la popolazione non è sola. L’Ingv, insieme alla Protezione Civile e alle istituzioni, monitora l’area 24 ore su 24 con una delle reti di monitoraggio più avanzate al mondo. Il nostro compito è fornire dati rigorosi, trasparenti e tempestivi, evitando sia allarmismi sia sottovalutazioni. La conoscenza scientifica e la preparazione sono gli strumenti più importanti per affrontare una realtà complessa come quella dei Campi Flegrei».