Coltellate a un ragazzino di 14 anni, la confessione: «Quell?arma era mia»
Ha chiesto scusa e ha ammesso buona parte delle accuse che gli sono state contestate e che lo vedono al momento in cella. Ha detto che non è riuscito a contenere l?istinto, di non...
Ha chiesto scusa e ha ammesso buona parte delle accuse che gli sono state contestate e che lo vedono al momento in cella. Ha detto che non è riuscito a contenere l’istinto, di non essersi neppure reso conto delle coltellate che stava sferrando.
Le ammissioni
E comunque - per la prima volta a verbale - si è assunto la responsabilità del possesso di quel coltello: «Era mio. Non è vero che mi è stato passato da qualcuno, lo avevo portato con me, un poco per paura - qualora ci fosse stata un’aggressione - un poco per sentirsi più forte. Lo avevo in tasca, l’ho usato». Dura poco più di un’ora l’interrogatorio del 15enne ritenuto responsabile dell’aggressione ai danni di un ragazzo più piccolo di un solo anno. È accusato di tentato omicidio per quanto avvenuto sabato notte - intorno alle nove - in piazza Municipio. Ha sferrato tre coltellate al 14enne, nel corso di una lite scoppiata senza un motivo reale. La vittima di questa storia sarebbe stata aggredita solo per aver salutato la ragazza che era assieme al 15enne armato. Uno sguardo, un saluto, la violenza. Prima a colpi di casco, poi quelle coltellate. Ho detto che «era la mia ragazza, che non doveva neppure salutarla». Il resto è la cronaca di un ferimento grave per il quale gli inquirenti non hanno alcun dubbio. Inchiesta condotta dal pm Ettore La Ragione, sotto il coordinamento della stessa procuratrice Patrizia Imperato, che ieri pomeriggio era in aula nel corso dell’udienza di convalida del fermo. E sono gli inquirenti ad insistere su un concetto: episodio grave, c’è la richiesta di arresti in carcere. Difeso dal penalista napoletano Mario Bruno, il ragazzo si è detto «devastato per quanto avvenuto» e ha anche chiesto informazioni sullo stato di salute del 14enne. Al termine dell’udienza, è stato l’avvocato Bruno a chiedere una condizione detentiva meno afflittiva del carcere. Un episodio che conferma la gravità della circolazione di armi, in particolare armi bianche, nelle mani dei più giovani. Non è un caso che, nel giro di oltre un anno, sono aumentati i casi di sequestri di coltelli o di oggetti atti ad offendere. Più controlli, più sequestri, secondo una strategia che - in materia di ordine pubblico - viene coordinata dal prefetto di Napoli Michele di Bari. Ed è alla luce di questi sequestri che è emersa la necessità di fissare udienze, dando luogo a veri e propri processi, anche per il semplice possesso di armi da punta e taglio. Una strategia adottata dalla procuratrice Patrizia Imperato e dal presidente del Tribunale per i minori Paola Brunese. In sinergia e in sintonia, si ascoltano testi, si interrogano indagati, si punta a sanzionare anche la condotta dei genitori dei minorenni che vengono trovati armati. Il resto è cronaca di un fenomeno che appartiene a tutte le grandi aree metropolitane napoletane.
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Ma torniamo alla storia di piazza Municipio. Decisivo l’intervento degli agenti della polizia municipale sotto il comando del generale Ciro Esposito, che hanno sedato la lite e identificato vittima e aggressore. Indagini condotte dai vertici della sezione di polizia giudiziaria di via De Giaxa, al vaglio le immagini del sistema di videosorveglianza.
Il movente
I due ragazzi si conoscevano. Sono entrambi della zona di Stella San Carlo all’Arena. È bastato un cenno con il capo da parte del 14enne alla fidanzata dell’aggressore a provocare un comportamento abnorme. Probabile che nel corso dell’indagine, ammissioni a parte, vengano ascoltati anche i testimoni della rissa, a partire dalla ragazzina che accompagnava il 15enne. Il resto è storia già letta. L’indagato - se le accuse venissero confermate nel corso dei tre gradi di giudizio - rischia una condanna a dieci anni di reclusione. Un segno indelebile anche per la vita di un giovanissimo.