Agguato a Ponticelli, fruttivendolo ucciso: «La pista dell?usura»
Il Mattino

Agguato a Ponticelli, fruttivendolo ucciso: «La pista dell?usura»

Mercoledì 13 maggio 2026
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Le chiavi inserite nel quadro, le mani sul volante e di lì a pochi istanti sarebbe iniziata una nuova giornata di lavoro. Antonio Musella ha avuto appena il tempo di alzare lo sguardo e...

Le chiavi inserite nel quadro, le mani sul volante e di lì a pochi istanti sarebbe iniziata una nuova giornata di lavoro. Antonio Musella ha avuto appena il tempo di alzare lo sguardo e accorgersi dell’ombra minacciosa che si era piantata davanti al suo furgone. Poi il bagliore dell’arma e il dito sul grilletto. Cinque colpi in rapidissima successione, tutti andati a segno.

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A poco più di un mese dalla morte violenta dell’innocente Fabio Ascione, la martoriata area est di Napoli si ritrova a fare i conti con un nuovo spargimento di sangue. Questa volta nessun errore, ma un regolamento di conti in piena regola. Sulla testa del cinquantunenne fruttivendolo conosciuto negli ambienti criminali con il nomignolo di «muccuso» pendeva da giorni una condanna a morte. Uno sgarro imperdonabile, legato forse a una questione economica, che ha pagato a carissimo prezzo.

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La sparatoria

L’allarme è scattato poco prima dell’una di martedì notte. È a quell’ora, infatti, che alcuni residenti del Lotto 6 di Ponticelli segnalano al 113 una sparatoria. Pochi minuti più tardi Antonio Musella arriva in ambulanza al pronto soccorso dell’Ospedale del Mare. Le sue condizioni sono disperate. Neppure due ore più tardi i sanitari sono costretti ad arrendersi: troppo gravi le ferite all’addome e al torace. Nel frattempo in via Cupa Vicinale Pepe, la scena del crimine, si precipitano i poliziotti della Squadra mobile e i colleghi del commissariato Ponticelli. Davanti agli occhi hanno una scena da macelleria messicana. L’abitacolo del furgone bianco di Musella è completamente imbrattato di sangue, il parabrezza ridotto a una groviera. Partono gli accertamenti balistici e la caccia a eventuali testimoni.

Di questi ultimi, neanche a dirlo, neppure l’ombra. Solo le urla disperate della moglie della vittima. Gli investigatori di via Medina, titolari dell’indagine coordinata dal pool della Dda diretto dall'aggiunto Sergio Amato, scavano nel burrascoso passato della vittima e sulla sua rete di contatti. Molto vicino a una donna ras della paranza delle “pazzignane”, gruppo di punta del cartello De Luca Bossa-Minichini, in passato aveva affrontato un processo insieme ad alcuni esponenti di spicco dell’ormai estinto clan Sarno.

Ma quella fase sembrava ormai alle spalle. Da tempo il “muccuso” aveva deciso di dedicarsi a tempo pieno all’attività ortofrutticola. Aveva anche aperto un negozio nel vicino comune di Volla, salvo poi decidere di occuparsi a tempo pieno della vendita all’ingrosso all’interno del Caan. Ma Musella non maneggiava solo primizie di stagione. Dagli ambienti investigativi emerge che il cinquantunenne sarebbe entrato in contatto anche con importanti somme di denaro. Cifre che potrebbero essere state il motivo della furibonda lite che, alcuni giorni fa, l’aveva visto protagonista.

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Le indagini

I riflettori delle indagini puntano dunque sulla pista che porta dritto a uno scenario di usura. Non si escludono però neppure altre ipotesi, come quella di un contrasto personale. Agli inquirenti non sfugge però un dato. Il Lotto 6 di Ponticelli è una delle roccaforti dei De Micco, cosca ormai egemone nel quartiere. Chi ha sparato e chi ha dato la “battuta” difficilmente ha agito senza il placet dei capizona. «Non possiamo continuare a contare morti e sperare che non si aprano nuove guerre di camorra», è l’affondo di Sandro Ruotolo, europarlamentare del Pd. Intanto, a Ponticelli, il silenzio torna a farsi pesante. Un silenzio intriso di paura, mentre tra le strade del Lotto 6 si cerca di capire chi erediterà i conti in sospeso del “muccuso”

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