Napoli e corsa Champions: le big in crisi per gli ultimi 180 minuti
Non sembra un problema di gambe, ma di consapevolezze. Perché il gol di Rowe che ha spezzato il fiato ai napoletani lunedì sera ha minato ancor di più quelle di un Napoli che...
Non sembra un problema di gambe, ma di consapevolezze. Perché il gol di Rowe che ha spezzato il fiato ai napoletani lunedì sera ha minato ancor di più quelle di un Napoli che sembra essersi spento quando la corsa - anzi la rincorsa - allo scudetto si è arenata, un pomeriggio come un altro a Parma. E allora clic: c’è un altro Napoli ora. Che sembra essersi spento proprio nel momento migliore. «Non corrono più» grida qualcuno, «Ci siamo fermati anche contro il Bologna» si è sentito indistintamente all’esterno del Maradona lunedì sera. Ma forse alle spalle c’è di più.
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Quella degli azzurri si è spenta sul più bello. L’obiettivo della stagione è lì: per la Champions League mancano ancora tre punti, tre punti da raggiungere e aggiungere al bottino nelle ultime due gare stagionali. Poi si penserà al futuro. A quello che è successo, a quello che sarà. Un problema che non riguarda solo il Napoli. «Sembra chiaro che, dopo aver capito di non poter competere per lo scudetto, la squadra abbia spento un po’ la testa. Non a caso, quando l’Inter era ancora raggiungibile, erano arrivate un bel po’ di vittorie consecutive» ne è convinto Eugenio Albarella, preparatore atletico oggi impegnato con l'Uzbekistan di Cannavaro verso il mondiale «La performance di una squadra di calcio dipende da tanti fattori. Non per forza fisici. Il calo che stanno avendo alcune big sembra più mentale. E quando accade può sembrare, sul campo, una difficoltà fisica». Anche il Milan sembra essersi fermato al palo, alla Juventus è mancato spesso lo spunto giusto per assestarsi in vetta, la Roma e il Como hanno vissuto difficoltà fisiche e d’esperienza che al momento le vedono dietro le altre. Ma in un fazzoletto di punti che non regala certezze a nessuno. Restano due giornate davanti, impossibile fare di meglio ora? «Credo sia difficile immaginare una programmazione. Mancano 180 minuti, sei dentro o sei fuori» aggiunge Albarella a Il Mattino. Le scelte, nelle ultime due gare della stagione, possono essere anche fatte in virtù di chi sta meglio nelle gambe e nella testa: «Ma poi ci sono sempre le qualità. A qualità di parità tecniche, allora gli allenatori possono anche pensare a chi è più in forma in quel momento». Ma negli ultimi 180 minuti saranno i nervi a fare la differenza più ancora delle gambe, con le sfide tra Pisa e Udinese (la prima ormai retrocessa da tempo in B, la seconda salva e senza pretese) che il Napoli non potrà sbagliare.
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C’è un dato che potrebbe dare una mano a Conte? L’infermeria si sta svuotando: contro il Bologna, protagonista è stato anche Giovanni Di Lorenzo, capitano rientrante dopo 100 giorni di infortunio. E poi lo stesso Vergara, in panchina per tutto il match. Tra gli assenti oggi possiamo contare il solo David Neres (Lukaku è ai margini, De Bruyne rientrerà immediatamente a Pisa). «Ma tornare da un infortunio non è mai facile. Più a lungo stai fuori, più duro sarà il ritorno» ha continuato Albarella «Conte e gli altri allenatori in lizza per la Champions League potranno solo navigare a vista con loro, non si potrà programmare». E poi c’è il Mondiale, che per qualcuno è già realtà: altro che difficoltà fisiche, inconsciamente c’è chi sta pensando al torneo più importante dell’anno e allora il colpo d’occhio può trarre in inganno.
Di certo il finale di stagione porterà a diverse riflessioni. Non solo, ma soprattutto in casa Napoli. La permanenza di Conte non è certa, l’addio al suo staff potrebbe essere un problema anche per il club: «Perché la continuità degli uomini e dei dati a disposizione potrebbe essere fondamentale nella prevenzione che andrà fatta il prossimo anno. Ogni società farà le sue valutazioni, ma i problemi di infortuni visti quest’anno andranno evitati nella prossima stagione» ne è convinto il preparatore atletico. Bisognerà correre ancora, soprattutto: negli ultimi 180 minuti nessuno può tirare il fiato, nessuno potrà tirare indietro la gamba. Si ripartirà da quel gol di Rowe che ha mandato al tappeto tutti. Ma rialzarsi è un diktat ora: c’è una Champions da centrare per ricominciare al meglio solo tra qualche mese.