Vienna, Sal Da Vinci all'assalto dell'«Eurovision»: standing ovation ma i bookies non lo danno favorito
«Buonanotte Vienna!». Ieri sera l'«Eurovision song contest» alla Stadthalle ha pronunciato i suoi primi verdetti iniziando a formare la rosa di finalisti che sabato...
«Buonanotte Vienna!». Ieri sera l'«Eurovision song contest» alla Stadthalle ha pronunciato i suoi primi verdetti iniziando a formare la rosa di finalisti che sabato contenderà a Sal Da Vinci il microfono di cristallo di questa edizione n. 70: eliminati i rappresentanti Portogallo, Georgia, Montenegro, Estonia ma anche l'italo-eritrea Senhit con BoY George, in gara per San Marino con «Superstar».
APPROFONDIMENTI | Chi sono i 10 finalistiPer sempre sì, il video integrale dell'esibizione di Sal Da Vinci all’EurovisionEurovision Song Contest 2026, le pagelle della prima semifinale: Sal Da Vinci? Per sempre sì (10)
Ovazioni per la prova, fuori gara, di Da Vinci, che i bookmaker continuano a sottovalutare un po' nelle loro quotazioni, un po' come accaduto a Sanremo, a conferma che lui appartiene alla categoria di quelli che arrivano da dietro e mettono la freccia solo all'ultimo. «Sono uno che si adatta facilmente all'ambiente in cui sta e quello internazionale lo conosco bene, per questo mi sono sentito subito a mio agio in questo circo di emozioni, in questo villaggio di sentimenti eurovisivo» assicura. «E devo ammettere che fare l'italiano è più facile quando sei all'estero che a casa nostra. In questa comunità eurovisiva non c'è non c'è la rivalità che a volte si respira da noi, c'è tanta voglia di fare bene, questo sì, ma ciascuno nel suo. L'ho avvertito fin dai due party a Londra e Amsterdam con cui ho iniziato ad immergermi nel mondo "Esc". Anche se sono quello, diciamo, "un po' più avanti con l'età" perché l'età media dei partecipanti è veramente bassa. Eppure, tutti mi hanno messo a mio agio, riempito di attenzioni, manifestandomi curiosità, rispetto, simpatia. Amano l'Italia e spesso mi sorprendono perché, soprattutto quelli dell'Est Europa, vogliono cantare con me "Per sempre sì" invece del loro brano. Mi dicono che porta gioia, allegria, e chiedono di ripetere quei gesti coreografici che ormai sono diventati una psicosi collettiva: A forza di battere il pugno sul palmo, mi ci è quasi venuto il buco».
Ma lo scintillio dello show non mette in ombra le proteste per la presenza di Israele che continuano ad alimentare (pure) questa edizione. Ieri, sotto lo sguardo di ingenti misure di sicurezza, deposizione simbolica di piccole bare nella centralissima Schwedenplatz. «Nessun palco per il genocidio» hanno gridato gli attivisti ProPal annunciando una protesta in musica per venerdì e a un corteo per sabato poche ore prima della finale. «La cultura non può essere utilizzata per ripulire l'immagine», ha ribadito il ministro della Cultura spagnolo Ernest Urtasun a margine del Consiglio Ue Cultura, riferendosi anche alla presenza del Padiglione di Mosca alla Biennale di Venezia.
Da quando Gaza è sprofondata nella guerra, il governo israeliano ha intensificato l'uso dell'Eurovision come strumento di soft power, cercando di ridefinire la propria immagine internazionale attraverso uno degli eventi televisivi più seguiti al mondo. Tanto che l'«Esc» ha dovuto bloccare una campagna social in dodici lingue in cui il rappresentante israeliano Noam Bettam invitava il pubblico a votarlo fino a dieci volte.