Dati rubati a Napoli, ecco i vip nel mirino: da Britti a Del Santo
Una colossale macchina di informazioni riservate. Un gruppo di lavoro di cui si conoscono i nomi dei presunti organizzatori, dei presunti faccendieri, ma anche delle parti offese, vale a dire...
Una colossale macchina di informazioni riservate. Un gruppo di lavoro di cui si conoscono i nomi dei presunti organizzatori, dei presunti faccendieri, ma anche delle parti offese, vale a dire delle vittime di attività di acquisizioni di notizie riservate. Mancano i nomi degli utilizzatori finali, quelli che si sono rivolti alla rete delle agenzie di investigazioni private per comprare dati che appartengono alla vita di migliaia di cittadini. Notizie sul mercato, ad essere violati nella propria sfera più intima (perché attinente questioni patrimoniali, pensionistiche e di pg) ci sono anche nomi conosciuti al grande pubblico. Nomi di vip, persone che - senza alcun motivo - oggi si ritrovano al centro di una trama clandestina, ma dalla parte delle persone offese. Calciatori di serie A (in attività e no), un cantautore italiano di fama internazionale, uno stilista, uomini di affari (settore finanziario), ma anche imprenditori nel campo farmaceutico e del settore aerospaziale. Mondi diversi, esplorati con una serie di accessi che formalmente erano ineccepibili - perché scattati con l’uso delle credenziali ministeriali -, ma in mancanza di una specifica delega di indagine.
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I profili
A leggere la misura cautelare firmata dal gip Giovanni Vinciguerra, ad essere oggetto - e quindi vittima - di questa attività di spionaggio clandestino ci sono professionisti del calibro di Lory del Santo, attrice conduttrice televisiva; ma anche Alex Britti noto cantautore romano; il calciatore di serie A Alex Cordaz (che è attuale portiere dell’Inter), l’ex portiere dell’Inter Julio Cesar. Non è finita: tra i target spicca anche il nome di Riccardo Benetello, manager operante nel settore alimentare e dolciario; Walter Bertin, fondatore e presidente di un’azienda farmaceutica, la Lobomar spa, Claudio de Nadai, attualmente membro del consiglio di amministrazione della Lobomar spa ancorché membro di Confindustria veneta e rappresentante delle piccole imprese in asso industria Veneto; Raffaella Luglini, membro del board della Leonardo S.p.A., in passato presidente di fondazione Ansaldo oltre ad aver gestito le relazioni istituzionali ed esterne di Telespazio spa. Non mancano riferimenti tra le vittime a uomini d’affari impegnati nel mondo della finanza, come nel caso di Giovanni Mercadini, fondatore dell’Istituto bancario credito di Romagna, attualmente legale rappresentante di diverse società nel mondo immobiliare. Non è finita. Tra i profili di persone note finite nella trama della spectre napoletana si legge il nome di Alberto Del Biondi, stilista di alta moda, fondatore e rappresentante legale della Alberto Del Biondi spa, nonché rappresentante legale di diverse società operanti nel settore della moda e del design, sempre e comunque con sede in Veneto.
Le verifiche
Una indagine che ha riguardato almeno tre anni di attività, dal 2021 al 2023, in un periodo di tempo in cui tutti i soggetti coinvolti avrebbero messo in campo il proprio ruolo e le proprie competenze. C’è addirittura un foglio Excel che risale al 26 gennaio del 2020, un documento che per il giudice napoletano rappresenta una sorta di controprova della mole di affari messa in campo dalla presunta organizzazione. È il foglio del tariffario, quello sul quale vengono fissati i prezzi dai sei euro ai 25 euro. Soldi in cambio di informazioni che possono appartenere a due mondi differenti: quello penale e quello economico; quello delle segnalazioni di polizia giudiziaria (sanzioni, condanne, frequentazioni con soggetti ritenuti a rischio mafia) e aspetti di natura tributaria. Dati che appartengono a migliaia di italiani, finiti al centro di una sorta di mercimonio. Ma restiamo al foglio Excel. Viene ricondotto al poliziotto Giovanni Maddaluno, che dovrà rispondere per il suo ruolo svolto in seno a un organico di eccellenza come la Squadra Mobile di Napoli. Verifiche in corso, in attesa delle repliche difensive, restiamo alla miriade di chat e conversazioni intercettate da parte della Procura di Napoli. Inchiesta condotta dal pool reati informatici della Procura di Nicola Gratteri, sono diversi i dialoghi tra pubblico e privato. È il caso della conversazione in cui il poliziotto Maddaluno e una delle imprenditrici delle investigazioni private parlano del lavoro clandestino e degli affari che ne conseguono. Chiara (è il nome della manager) sostiene di aver caricato un nuovo ordine in “bozze”.
È una cartella decisiva, agli occhi degli inquirenti, una sorta di pozzo senza fondo, con migliaia di profili da aggredire. Immediata la replica da parte del poliziotto: «Maddaluno - scrive il giudice - chiede alla sua interlocutrice di inviargli il “resoconto”, in quanto non si trova con le somme indicate da Pino». Insomma, questione di contabilità neanche tanto spicciola, a giudicare dalla mole di richieste avanzate. È il momento in cui i due soggetti svelano «il prezzo della corruzione», per ripetere la prosa degli stessi inquirenti napoletani. Il discorso diventa analitico. In ballo ci sono «nomi e codici fiscali», che mettono in moto delle ricerche che diventano sempre più specifiche: si va avanti per «sdi e per eco», vale a dire per sistema di indagine (in campo penale) e per notizie di natura tributaria. Uno spettro di verifiche e di acquisizioni di notizie che mette in moto anche il ruolo di due direttori di filiali postali e soggetti inseriti in altri ranghi della pubblica amministrazione. C’è una chat di gruppo, zeppa di messaggi audio, nella quale emerge la soddisfazione di uno dei presunti complici: «Mi ha contattato un tale che ci porterà dai due ai tremila clienti al mese...». Audio e cifre ora al vaglio dei giudici.