Il governo rilancia sul Sud, Zes per blindare la crescita: patto con la Bei per i fondi
«Abbiamo dimostrato che il Sud non è un problema ma una grande opportunità. E la Zes unica è l?esempio più concreto», dice Giorgia Meloni al Premier...
«Abbiamo dimostrato che il Sud non è un problema ma una grande opportunità. E la Zes unica è l’esempio più concreto», dice Giorgia Meloni al Premier Time al Senato mentre a Napoli la Banca Europea per gli Investimenti (Bei) e il Dipartimento Sud di Palazzo Chigi firmano un importante protocollo di collaborazione per sostenere gli investimenti nella Zona economica speciale unica del Mezzogiorno. Il filo conduttore della giornata è un nuovo riconoscimento del ruolo determinante del Sud per le sorti del Paese, pur nella consapevolezza che la strada per ridurre i divari resta ancora lunga. La premier ricorda che «con la Zes in due anni si sono autorizzati, e in parte sostenuti con crediti di imposta, oltre 1.300 investimenti per un volume complessivo di circa 55 miliardi di euro e ricadute occupazionali» che il sottosegretario Luigi Sbarra, a Palazzo Partanna, quantifica in circa 60mila unità. «I dati – sottolinea Meloni - ci dicono che siamo sulla strada giusta: il Prodotto interno lordo del Mezzogiorno è cresciuto più di quello della media nazionale, l'occupazione al Sud è aumentata più di quanto crescesse a livello nazionale, mezzo milione di persone al Sud hanno trovato un lavoro in questi tre anni e mezzo (sul totale di 1,2 milioni, ndr) dall'inizio del mandato di questo governo». La Zes unica Mezzogiorno, il Dipartimento Sud e ora anche, come anticipato dal Mattino, una cabina di regia che, spiega la premier, «avrà il compito di elaborare un piano strategico per il Sud e anche di coordinare i molti interventi tra le varie amministrazioni e tra i vari livelli delle amministrazioni, esattamente come intendiamo continuare ad assicurare le risorse per attrarre investimenti, per incentivare ancora l'occupazione, come abbiamo fatto con l’ultimo decreto lavoro».
APPROFONDIMENTI Patto per il Mezzogiorno: Bei e Zes rilanciano sul sostegno alle impreseInvitalia, dieci miliardi di investimenti al Sud: la sfida del PnrrNon solo Zes: dalla cabina di regia piano strategico per il Mezzogiorno
Il protocollo
Il protocollo di Napoli si muove in questa logica. Perché, osserva in collegamento da Bruxelles il vicepresidente vicario della Commissione Raffaele Fitto, artefice della svolta Zes per tutto il Sud, «è la dimostrazione che è cambiato il paradigma del Mezzogiorno. Con la svolta della semplificazione burocratica e il credito d’imposta si sono creati i presupposti per il rilancio della competitività dell’area, un modello che va esteso a tutto il Paese». Il Governo, conferma Meloni, ci sta lavorando mentre l’accordo con la Bei, sottolinea Sbarra, «segna una svolta concreta per la Zes Unica del Mezzogiorno in termini di attrazione di capitali e sostegno dell’accesso al credito per nuovi investimenti. Puntiamo a rendere la Zes Unica attrattiva e competitiva, mettendo a sistema risorse europee, nazionali e regionali e utilizzando strumenti innovativi pensati per moltiplicare l’impatto degli investimenti. Con questa intesa rafforziamo anche il supporto alle amministrazioni, sosteniamo progetti strategici nei territori e istituiamo una task force congiunta con Bei che assicurerà l’implementazione del Protocollo». Il messaggio è chiaro: la Zes Unica è una priorità del Governo, ribadisce il sottosegretario, e la Bei è in prima fila. La vicepresidente Gelsomina Vigliotti ricorda che lo sguardo al Sud è sempre stato una priorità (non a caso i primi finanziamenti della Banca, nel 1959, sede a Lussemburgo, riguardarono proprio quest’area, conferma Milena Messori, responsabile dell’Ufficio Bei in Italia). «Con questo accordo consolidiamo il nostro ruolo di partner istituzionale di riferimento per le politiche di sviluppo del Mezzogiorno», dice Vgliotti sottolineando che «nel solo 2025 abbiamo investito nelle regioni di coesione del Paese quasi cinque miliardi di euro, pari a circa il 40% della nostra attività complessiva in Italia, un livello record senza precedenti». Per il capo del Dipartimento Sud, Giosy Romano, che ha accompagnato e consolidato il nuovo strumento, la strada è tracciata: «In due anni le imprese che accedono allo sportello unico della ZES per le autorizzazioni agli investimenti sono diventate quasi il doppio (1.360 rispetto a 700) mentre quelle che chiedevano informazioni sono passate da 500 a 185. Vuol dire che sta funzionando il principio del risultato, ovvero l’ottimizzazione dei tempi a beneficio delle imprese». Non è un caso che dall’inizio del 2026 la stragrande maggioranza delle richieste di autorizzazione riguardi nuovi investimenti, non più ampliamenti di strutture già esistenti come all’inizio. Mentre per il futuro si pensa a come rendere automatico l’accesso al credito delle imprese che hanno avuto il disco verde all’investimento.
Abi e Confindustria
Il Sud che recupera non vuol dire che il divario sia stato azzerato. «Gli investimenti fissi lordi sono ancora distanti circa il 5,5% dai livelli del 2007», spiega Gianfranco Torriero, vicedirettore generale vicario dell’Abi. Ma la Zes unica ha il favore del vento perché, dice Torriero, con la firma del protocollo tra Zes e Abi «i due terzi del settore bancario hanno aderito a questa opportunità». Natale Mazzuca, vicepresidente di Confindustria, è ottimista: «Dobbiamo trasformare questi investimenti in filiere strutturate e in ecosistemi produttivi capaci di radicarsi nei territori, in un quadro ancorato saldamente alle priorità industriali europee. Il sistema bancario è un alleato senza il quale gli strumenti di incentivazione, per quanto ben costruiti, rischiano di restare potenzialità inespresse». Se ne dicono convinti anche l’assessore regionale Fulvio Bonavitacola, il presidente di Confindustria Campania Emilio De Vizia e il presidente dell’Anci e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi che ricorda come fu proprio la Bei a garantire il primo finanziamento al Comune dopo l’ultima crisi finanziaria dell’ente: «Una disponibilità che non sempre abbiamo riscontrato in altri interlocutori», chiosa Manfredi.