Terzigno, l?amico di famiglia: «La ragazza sta bene ma non sappiamo cosa è accaduto veramente»
Da un lato villette residenziali e una lunga strada che conduce ad uno dei sentieri più importanti del Parco del Vesuvio, dall?altro case più semplici, spesso circondate da...
Da un lato villette residenziali e una lunga strada che conduce ad uno dei sentieri più importanti del Parco del Vesuvio, dall’altro case più semplici, spesso circondate da terreno incolto. C'è silenzio in via vecchia Campitelli nella zona Pineta di Terzigno. Le case, ben distanziate tra di loro, hanno quasi tutte le finestre chiuse, sui cancelli mancano a volte i numeri civici e anche i citofoni, un cartello indica via Salvatore Emblema, quasi a confondere le idee a chi non è della zona. Una signora dal balcone di casa, spiega: «Non vi preoccupate, è questa via vecchia Campitelli». La signora dice di non sapere nulla della ragazza cinese che la notte precedente ha portato il proprio figlio morto in ospedale. «Qui prima viveva una famiglia cinese, poi sono andati via».
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Chi conosce quella famiglia è il postino. «So che in quella casa abitano dei cinesi», dice indicando la zona dove si trova la palazzina. Sorride quando gli si pronuncia il nome della signora. Ma lui porta solo la corrispondenza, non sa nulla di loro. Non sa nulla neanche la loro dirimpettaia: «Abitano lì, li vedo quando entrano e quando escono ma tanti fatti non li conosco e non li voglio sapere». Dice di non aver notato se la ragazza era incinta. È un commerciante che ha il proprio negozio sulla provinciale a spiegare: «Da queste parti loro (i cinesi, ndr) vivono la loro vita, noi la nostra» Nelle vicinanze di via vecchia Campitelli c’è anche un ristorante cinese. È chiuso, qualcuno ci spiega: «No, no è aperto di solito. Forse è l’orario o il giorno di chiusura. Ma è frequentato solo da cinesi e da qualche turista, perché qui vengono i turisti per il sentiero del Parco. Dalle nostre parti per mangiare asiatico si va a Napoli o a Salerno».
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La comunità
La casa della ragazza è dall’altra parte di via vecchia Campitelli una strada che ad un certo punto diventa a senso unico. L’appartamento è in una palazzina di tre piani, di cui solo uno sembra essere abitato. Sul citofono tre pulsanti, solo uno suona. Il primo a scendere è un cane, un pit bull, poi fa capolino dal cancello socchiuso un giovane cinese. Ha i capelli un po’ lunghi e rossicci. Parla male l’italiano. Sembra persino non capire l’inglese. Ma alle domande risponde sempre la stessa cosa: «Loro sono a Sarno, in ospedale». Comprende che gli si chiede della donna e di sua figlia. Sembra non capire quando gli viene chiesto se lui è un parente. Sgrana gli occhi e scuote le spalle. Ma se non è un fratello e neanche un parente, lui chi è? «Un amico risponde». Dopo qualche minuto il cancello si riapre mentre il cane fa la guardia dal terrazzo. Esce un ragazzo giovane, con una maglia bianca. Prima scende per la strada e poi ritorna ma non si ferma nella palazzina, continua a camminare. Lui l’italiano lo parla meglio. «Mamma e figlia sono in ospedale», dice. «La ragazza sta bene», aggiunge. Poi a domanda risponde. «Sì la madre è sposata e il marito è con loro». Poche parole, risposte sintetiche. Però qualcosa lo racconta. La madre della sedicenne è un’operaia. Di una azienda tessile che si trova lungo la via vecchia Campitelli. Poi sposta l’attenzione su di lui, racconta che lavora a Salerno e vive a Salerno. Ma non spiega cosa ci faceva in quella casa. «Sono venuto a trovarli, siamo amici», taglia corto prima di andare via.
È un italiano a spiegare come funziona. «Da queste parti vive una comunità cinese ma loro non si vedono mai: gente che entra ed esce dalle case, ma nessuno sa nulla di loro. Si chiama ”convivenza”. Loro hanno i loro spazi e le loro abitudini noi le nostre». In poche parole, integrazione zero.
All’anagrafe del Comune di Terzigno la donna di 37 anni che ha accompagnato la 16enne in ospedale Martiri di villa Marta a Sarno, e che ha dichiarato di essere la mamma, è residente a Terzigno. regolare sul territorio italiano. Della ragazza, invece, non si ha traccia negli albi comunali. E sarà questo un altro dettaglio sul quale i carabinieri dovranno fare luce.