I funerali di Francesco Sessa a Pagani, violino in chiesa e stadio per l'addio
Le note strazianti di un violino hanno accolto ieri pomeriggio il ritorno a casa di Francesco Sessa. Un ritorno che nessuno avrebbe voluto, quello di un ragazzo di trentacinque anni che da Ibiza,...
Le note strazianti di un violino hanno accolto ieri pomeriggio il ritorno a casa di FrancescoSessa. Un ritorno che nessuno avrebbe voluto, quello di un ragazzo di trentacinque anni che da Ibiza, dove era andato a lavorare, è tornato nella sua Pagani dentro una bara coperta di sciarpe della sua squadra del cuore e fiori. La basilica di Sant'Alfonso non bastava. Centinaia di persone si sono riversate fin dalle prime ore del pomeriggio davanti alla chiesa, molte delle quali sono rimaste fuori. Conoscenti e cittadini, uniti dal dolore per una morte che ancora fatica a trovare spiegazione. E poi loro, i giovani, tra cui tantissimi tifosi della Paganese e di tifoserie di altre città, con addosso maglie con la scritta «Francesco vive».
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Il rito
Il rito, previsto per le 17, è slittato di quasi un'ora. L'aereo che trasportava la salma dall'isola spagnola era atterrato a Napoli con leggero ritardo, e poi c'era quella fila interminabile, commovente, di persone che volevano abbracciare la madre Maria Pepe e il padre Antonio Sessa. Tra i familiari, la nonna ElenaFogliasecca, inconsolabile, stretta in un abbraccio con un familiare. La bara, deposta ai piedi dell'altare, era circondata da fasci di fiori e ricoperta di sciarpe e di una maglia della Paganese, la squadra del cuore di Francesco. Quella maglia raccontava molto di lui: un tifoso appassionato che aveva legato la sua identità ai colori di casa. Ieri c'erano anche rappresentanze del tifo organizzato provenienti da altre città, un gesto di solidarietà tra curve che va oltre le rivalità. Padre Francesco Ansalone, parroco della basilica, nell'omelia ha sottolineato che «risulta quasi impossibile trovare le parole giuste per accettare un evento così tragico».
Quando la bara è uscita dalla basilica, la folla ha tributato a Francesco un lunghissimo applauso mentre centinaia di palloncini bianchi venivano fatti volare. Il corteo funebre si è poi diretto allo stadio Marcello Torre, dove i tifosi avevano organizzato un ultimo saluto con cori e fumogeni. Francesco Sessa era andato a Ibiza per lavorare. Faceva il pizzaiolo in un ristorante nel centro di Vila. Martedì 29 aprile, poco dopo le 16.30, qualcuno lo ha aggredito in via Alzines, una strada di un quartiere residenziale di Platja d'en Bossa.
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La GuardiaCivil, nel giro di poche ore, ha fermato Annibale Damiano, quarantacinque anni, originario di Avellino, rimasto finora l'unico sospettato per l'omicidio. I suoi difensori hanno presentato ricorso sostenendo che al momento dell'aggressione si trovasse all'aeroporto, dove lavora per un'agenzia di noleggio auto. L'autorità giudiziaria di Ibiza, tuttavia, ha confermato la custodia cautelare. Damiano e Sessa si conoscevano: si dice che solo poche settimane fa avessero condiviso un viaggio insieme ad altri amici. Il movente, al momento, è ancora sconosciuto.