Avellino, con le auto delle teste di legno non si pagavano multe e tasse
Il Mattino

Avellino, con le auto delle teste di legno non si pagavano multe e tasse

Giovedì 14 maggio 2026
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Un parco auto messo a disposizione di un'associazione a delinquere specializzata nella commissione di una lunga serie di reati: dall'intestazione fittizia delle auto stesse, ai furti,...

Un parco auto messo a disposizione di un'associazione a delinquere specializzata nella commissione di una lunga serie di reati: dall'intestazione fittizia delle auto stesse, ai furti, all'evasione di bollo e assicurazione, all'elusione del pagamento delle multe. Con questa accusa i carabinieri di Avellino hanno arrestato otto persone della città residenti a Quattrograna. Antonio Romano detto Tuttiello, considerato dagli inquirenti capo e promotore dell'associazione, è finito in carcere, ai domiciliari sono finiti i suoi figli Bruno e Alessandro, la nuora Mafalda Romano detta Maruzzella, il genero Vincenzo Moreno Abruzzese e due amici Maurizio Cardelia, Vito Felice Macchia titolari di due ditte, Antonio Gargiulo è stato sottoposto all'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

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I militari dell'Arma di Avellino, ieri mattina, hanno così dato esecuzione al provvedimento emesso dal gip del tribunale di Avellino, che ha disposto l'applicazione di otto misure cautelari personali con le accuse di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di delitti contro la fede pubblica e contro il patrimonio. Gli indagati raggiunti dalle misure sono stati sottoposti nei giorni scorsi agli interrogatori preventivi e sono difesi dagli avvocati GerardoSantamaria e ValerioAlfonsoStravino. L'attività investigativa, ha preso il via dopo un furto commesso nella provincia di Benevento. La vicenda - approfondita grazie anche alla messa in onda di un servizio televisivo trasmesso da Striscia la Notizia sul fenomeno delle intestazioni fittizie di veicoli - ha permesso di ricostruire, allo stato delle indagini, l'esistenza di un sodalizio criminale realizzato tra le palazzine di Quattrograna Ovest.

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Gli indagati raggiunti dalle misure, previa induzione in errore di un pubblico ufficiale del Pra, erano riusciti ad ottenere l'illecita intestazione di circa duecento veicoli. Queste vetture poi venivano messe a disposizione di soggetti appartenenti a gruppi criminali o orbitanti in contesti criminali, i quali traevano ingiusti profitti derivanti dai mancati pagamenti dei passaggi di proprietà, delle coperture assicurative e delle tasse di proprietà, nonché delle contravvenzioni al Codice della Strada, delle revisioni periodiche e dal mancato pagamento dei pedaggi stradali. In qualche caso i mezzi sarebbero stati utilizzati per la commissione di ulteriori delitti, in particolare dei furti commessi anche fuori provincia come nel caso di Padova, Roma, Aversa e Gela. Dagli atti emerge che Vito Felice Macchia senza patente e titolare di una ditta individuale - risulta titolare di ben 177 veicoli. Ad avviso della pubblica accusa si intestava le auto, su richiesta dei componenti dell'associazione, che non aveva nelle sue disponibilità, il tutto dietro il compenso di cinquanta euro.

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MaurizioCardelia dagli ulteriori accertamenti effettuati dalla polizia giudiziaria è risultato proprietario di ben 133 veicoli per conto di Vito Felice Macchia. Gli inquirenti hanno accertato che numerosi veicoli intestati fittiziamente a Vito Felice Macchia circolavano in assenza di copertura assicurativa obbligatoria e spesso erano condotte da soggetti sprovvisti del titolo di guida perché mai conseguito o perché revocato. In particolar modo le auto fantasma che evitano l'identificazione da parte delle forze di polizia facilitano la commissione dei delitti. Le indagini, condotte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria aliquota Carabinieri di questa Procura, sia tramite le acquisizioni documentali presso uffici pubblici, i servizi di osservazione, le analisi di dati informatici ed i profili social, le intercettazioni telefoniche e telematiche, che da un'articolata attività di raccolta di informazioni testimoniali, hanno permesso di svelare oltre alle condotte illecite, anche il reato di truffa aggravata ai danni dell'Erario, della Regione e della Provincia, per un ammontare complessivo stimato in circa 140mila euro.

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