Trump in Cina da Xi, cosa è successo? L'ombra della guerra su Taiwan, lo stallo in Iran e le porte aperte alle big-tech Usa
Un faccia a faccia di due ore e un quarto nella Grande Sala del Popolo di Pechino per tracciare la rotta delle relazioni sino-americane in un momento geopolitico complesso. Il presidente cinese Xi...
Un faccia a faccia di due ore e un quarto nella Grande Sala del Popolo di Pechino per tracciare la rotta delle relazioni sino-americane in un momento geopolitico complesso. Il presidente cinese Xi Jinping ha accolto il leader degli Stati Uniti, Donald Trump, inaugurando un vertice bilaterale dominato dai dossier economici e dalle tensioni geopolitiche, su tutte lo stallo in Medio Oriente e lo status di Taiwan.
APPROFONDIMENTILa trappola di Tucidide
L'incontro è iniziato con le foto di rito davanti alle bandiere nazionali, prima di spostarsi al tavolo dei negoziati dove i due leader erano affiancati dalle rispettive delegazioni. Xi Jinping ha aperto i colloqui definendo il 2026 un anno storico per aprire un nuovo capitolo bilaterale, ricordando che i legami economici tra le due potenze sono reciprocamente vantaggiosi. «Le guerre commerciali non hanno vincitori», ha ammonito il presidente cinese, «e laddove esistono disaccordi, la consultazione paritaria è l’unica scelta giusta». Citando lo storico greco Tucidide, Xi ha ribadito che Washington e Pechino devono essere «partner, non rivali» in un mondo che si trova a un bivio.
Taiwan, l'isola contesa
Il punto più critico del colloquio ha riguardato Taiwan, l'isola autogovernata che Pechino considera una provincia ribelle da riunificare. Xi ha avvertito Trump che la questione rappresenta il dossier più importante e sensibile per la stabilità complessiva. «Se gestita correttamente, la relazione godrà di stabilità. In caso contrario, le due potenze andranno incontro a scontri e persino a conflitti», ha riportato l'agenzia ufficiale Xinhua, sottolineando che l'indipendenza di Taiwan e la pace nello Stretto sono inconciliabili «come il fuoco e l'acqua». Da parte americana, Donald Trump ha mantenuto un tono insolitamente misurato e cordiale. Il presidente statunitense ha elogiato il suo legame personale con l'omologo cinese: «È un onore essere tuo amico, il rapporto tra Cina e Stati Uniti sarà migliore che mai». Trump ha poi definito Xi un «grande leader», aggiungendo che la delegazione USA punta a scambi commerciali totalmente reciproci.
Tempio del Cielo
Al termine dei colloqui formali, i due capi di Stato si sono concessi una visita al Tempio del Cielo, dove Trump si è limitato a lodare la bellezza del luogo davanti alla stampa, evitando dichiarazioni dirette su Taiwan in segno di rispetto per l'ospite.Il vertice ha assunto anche una forte valenza commerciale grazie alla presenza di una folta delegazione di amministratori delegati americani dei settori tecnologico, aerospaziale e bancario. Tra i manager presenti figuravano Elon Musk (Tesla), Jensen Huang (Nvidia), Tim Cook (Apple), Kelly Ortberg (Boeing), Larry Fink (BlackRock), Stephen Schwarzman (Blackstone), Jane Fraser (Citi) e David Solomon (Goldman Sachs). «Abbiamo chiesto ai trenta migliori al mondo e ognuno di loro ha risposto di sì", ha sottolineato Trump durante le sessioni economiche. Xi Jinping ha risposto aprendo ai mercati: «Le porte della Cina si spalancheranno sempre di più, accogliamo con favore il rafforzamento della cooperazione con gli Stati Uniti».