Intervista al ministro Andrea Abodi: «Così la Coppa America può diventare per Napoli una chance permanente»
Sarà Napoli a ospitare nel 2027 la trentottesima edizione del torneo velico più famoso e prestigioso al mondo, un evento globale che coinvolge milioni di appassionati e rappresenta...
Sarà Napoli a ospitare nel 2027 la trentottesima edizione del torneo velico più famoso e prestigioso al mondo, un evento globale che coinvolge milioni di appassionati e rappresenta una sintesi unica tra tradizione, innovazione tecnologica, eccellenza ingegneristica e spirito competitivo. Il 15 maggio 2025 l’annuncio che ha cambiato la storia sportiva della città e non solo. Napoli ospiterà la Coppa America. In un anno di acqua ne è passata sotto i ponti. Quanta? A rispondere è il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi.
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Un anno fa l’annuncio: per lei che emozione è stata?
«È stata una delle giornate che, come ministro e appassionato di sport, non dimenticherò. Annunciare al mondo sportivo e non solo, che l’Italia, Napoli in particolare, avrebbe ospitato l’evento velico per eccellenza mi ha riempito di orgoglio per la consapevolezza della fiducia che ci siamo meritati e perché saremo ancora una volta al centro del mondo».
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Uno degli aspetti più complicati è stato mantenere il massimo riserbo sul progetto. Quanto è stato difficile custodire un segreto di questa portata?
«Sono stati lunghi mesi di lavoro operoso e discreto. Non è stato facile ma quando ci si dedica a un progetto di questa portata il riserbo è parte della responsabilità. Dietro c’è stata una grande sinergia tra istituzioni e organizzatori che hanno condiviso la stessa linea: tutelare la scelta fino al momento giusto. Napoli e l’Italia meritavano un annuncio all’altezza della portata dell’America’s Cup, e credo che la discrezione, in questo caso, sia stata una forma di rispetto nei confronti dell’obiettivo da raggiungere e di quanto fatto per ottenere il risultato».
Come nasce l’idea di candidare Napoli alla Coppa America e quali sono stati i passaggi decisivi che hanno portato alla scelta finale?
«È tutto nato da una telefonata con un interlocutore molto affidabile, nella quale ho immediatamente manifestato l’interesse del governo di portare la Coppa in Italia, avendo conosciuto bene l’America’s Cup per la quale ho lavorato ai tempi del leggendario e affascinante Moro di Venezia. Dopodiché, un primo incontro, seguito da un altro con i rappresentanti di Team New Zealand, con i quali è nata fin da subito una sintonia per l’ipotesi italiana. Dopo diversi sopralluoghi, i neozelandesi hanno scelto il Golfo di Napoli per la sua naturale bellezza e per la prospettiva di contribuire al “risveglio” di Bagnoli, grande eredità di questa meravigliosa competizione. Ma è stata scelta Napoli anche per l’umanità che questa terra offre. L’America’s Cup in questa città rappresenta l’amore suo e dell’Italia intera nei confronti del mare e sono certo che Napoli e la sua comunità sapranno ripagare questa scelta».
A che punto è l’organizzazione dell’evento?
«Procede spedita. C’è uno straordinario lavoro di coordinamento tra struttura commissariale, Sport e Salute e Invitalia per finire il prima possibile i lavori a Bagnoli. Dal punto di vista sportivo, con l’annuncio dell’altrieri della partecipazione anche del team australiano, la flotta si amplia a sette squadre, una in più rispetto a Barcellona. Un ulteriore e significativo passo avanti in termini di attrattività e fascino competitivo che conferma la dimensione globale di questo evento».
Quali sono oggi le principali criticità o le sfide più delicate da affrontare da qui al 2027?
«Non vedo criticità, ma opportunità e la sfida più affascinante è quella di guardare oltre il mero evento sportivo. Il nostro impegno, a partire da quello del governo che ha investito su questo “appuntamento con la storia” in modo molto significativo, insieme a Sport e Salute e in sinergia con il Comune di Napoli, è quello di allargare i benefici, promuovendo iniziative, progetti e misure a supporto dell’educazione e dell’economia del mare, con benefici duraturi nel tempo. E stiamo lavorando anche perché sia un evento aperto a tutti, che abbracci la città, tutta la città e anche la Regione».
Quando sono previste le regate preliminari e quale sarà il loro significato nel percorso di avvicinamento alla Coppa America?
«La prossima settimana a Cagliari inizierà questo affascinante e spettacolare viaggio che ci porterà alle competizioni finali del 2027. Quella della Sardegna è stata una scelta non scontata, che ci ripaga del grande impegno profuso. Cagliari è un luogo iconico per il movimento velico, è la casa di Luna Rossa, e le prime competizioni preliminari rappresentano un ulteriore riconoscimento della tradizione velica italiana, un’altra opportunità per far crescere ulteriormente l’apprezzamento nei confronti di questo meraviglioso mondo».
La Coppa America è arrivata a Napoli, ma forse non tutti conoscono davvero il funzionamento di questo evento. Quali iniziative state mettendo in campo per coinvolgere e avvicinare i cittadini?
«Stiamo lavorando a una serie di iniziative diffuse, per portare il trofeo e i suoi significati nelle scuole, nelle università. Insieme al ministro Valditara abbiamo previsto attività formative per gli studenti. Stiamo cercando di rendere vivo ogni singolo giorno per far sì che la comunità, anche quella che vive lontano dal mare, si senta parte integrante dell’evento. Al centro e nelle periferie».
Se Napoli dovesse dimostrarsi all’altezza di questa sfida internazionale, quanto sarebbe concreta la possibilità di ospitare nuovamente la Coppa America nel 2029?
«Ci sono due ragioni per le quali una Nazione viene scelta: per il fascino della proposta e le capacità organizzative o perché il team nazionale vince l’America’s Cup. Noi puntiamo a ospitarla anche per la prossima edizione, qualunque sia la motivazione».
In questo anno quali sono stati i complimenti più significativi ricevuti per Napoli e quali, invece, gli scetticismi che avete dovuto superare?
«Tanti complimenti e apprezzamenti per aver portato in città un evento leggendario e spettacolare, che metterà Napoli al centro dell’attenzione internazionale. D’altro canto, come è accaduto per i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina, ci sono anche gli scettici rispetto alle cose da fare e ai tempi dell’attuazione, ma per noi rappresentano, in entrambi i casi, uno stimolo a fare sempre meglio. Sono certo che anche in questa circostanza dimostreremo al mondo di cosa siamo capaci».
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La riqualificazione di Bagnoli rappresenta uno degli aspetti centrali della legacy dell’evento. Ma quale altra eredità concreta può lasciare la Coppa America alla città?
«Tengo moltissimo all’eredità, anche perché a Bagnoli ha avuto il sopravvento l’abbandono per trent’anni, un tempo insopportabile. Quello che sta succedendo oggi è la dimostrazione plastica di come, ispirati da visione, progettualità, volontà e collaborazione, sia possibile realizzare in un tempo certo quello che è stato trascurato e mortificato senza un tempo. Stiamo trasformando un luogo intossicato - in tutti i sensi - per troppo tempo e che sembrava irrecuperabile, in un cantiere di opere temporanee che poi lasceranno spazio a una vita nuova a beneficio della comunità. Quello che stiamo cercando di fare insieme agli organizzatori e la nostra società Sport e salute è coinvolgere anche le periferie, portare metaforicamente “le vele alle vele”. Vorremmo cercare di far capire che questa competizione che ha contenuti tecnologici avanzati e finanziari molto strutturati, ha un’anima che è quella del mare, e il mare è di tutti e per tutti».
Lei è stato tra i primi a confrontarsi direttamente con i residenti e i contestatori di Bagnoli. Che risposte sta ricevendo dal territorio e come stanno andando questi incontri?
«Credo che il dialogo sia fondamentale, la mancanza di confronto, di scambio di informazioni e opinioni, determina equivoci e contrapposizioni, mentre l’incontro dà il senso del rispetto reciproco, anche se si resta ognuno sulle proprie posizioni. Abbiamo sognato per anni che a Bagnoli si aprissero i cantieri per far tornare a vivere questo luogo, ora si sta realizzando e sarà un lascito importante».
A Napoli c’è un fermento crescente attorno allo sport. I grandi eventi possono diventare un asset strutturale e strategico per il futuro economico e turistico della città?
«Certo, a patto che i grandi eventi non vengano vissuti come episodi isolati, ma siano considerati parte in una più ampia strategia di sviluppo: sportivo, ma anche sociale ed economico, a beneficio della città intera. La visibilità che oggi Napoli sta ulteriormente consolidando, si può trasformare in opportunità permanente grazie al miglioramento dei luoghi, all’affermazione del decoro urbano, alla capacità di accoglienza per tutte le condizioni sociali e alla migliore valorizzazione dei tesori ambientali, paesaggistici, storici, artistici e culturali che rendono Napoli una delle città più generose del mondo».