Morte Rosario Coppola, omicidio di un innocente ed estorsioni dal carcere: 17 arresti
Il Mattino

Morte Rosario Coppola, omicidio di un innocente ed estorsioni dal carcere: 17 arresti

Venerdì 15 maggio 2026
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Non è bastato il carcere a fermare i diktat. Gli ordini hanno continuato a essere impartiti e il sangue innocente a scorrere. Un mese dopo l'esecuzione del decreto di fermo che, con la...

Non è bastato il carcere a fermare i diktat. Gli ordini hanno continuato a essere impartiti e il sangue innocente a scorrere. Un mese dopo l'esecuzione del decreto di fermo che, con la cattura di sette ras e affiliati, ha decapitato la «cellula» del clan Amato-Pagano attiva ad Arzano, lo Stato infligge un nuovo, durissimo colpo alla cosca degli Scissionisti. Un’indagine lampo, che trae le mosse dall’omicidio dell’imbianchino Rosario Coppola, vittima la sera del 4 febbraio scorso di un maledetto scambio di persona.

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Per il delitto, a metà aprile, era già stato arrestato il presunto organizzatore, il capozona Salvatore Romano. L’azione giudiziaria non ha invece fatto in tempo a bloccare l’esecutore materiale del raid, Umberto Lupoli, ammazzato poche settimane più tardi. Carabinieri e Procura non hanno però mollato la presa e, all’alba di ieri, hanno chiuso il cerchio eseguendo altri dieci arresti.

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Un blitz chirurgico, quello messo a segno dai militari del Nucleo investigativo del gruppo di Castello di Cisterna che, sotto il coordinamento della Dda, sono riusciti a ricostruire un ramificato giro di estorsioni, armi e ricettazione di denaro sporco. Soldi destinati al mantenimento dei detenuti di «alto rango». L’ordinanza emessa dal gip Donatella Bove in sede di conferma e rinnovazione del decreto di fermo ha così portato all’arresto di Antonio Caiazza, Davide Pescatore, Francesco Attrice, Mattia Rea, Pietroangelo Leotta, Salvatore Romano, Raffaele Silvestro, Giuseppe Monfregolo, Renato Napoleone, Domenico Russo, Salvatore Bussola, Mario D’Aria, Raffaele Alterio, Raffaele Piscopo, Giovanni Gambino, Antonio Alterio e Andrea Olivello. Al vertice della holding si sarebbero posizionati, incuranti della lunga detenzione, i ras Napoleone e Monfregolo. La sistematica disponibilità di telefonini clandestini ha permesso loro di mantenere ben salde le redini della cosca.

Il sistema

Agli atti dell’inchiesta, oltre a un’imponente mole di intercettazioni, ci sono le rivelazioni del neo collaboratore di giustizia Gennaro Salvati. Lo spartiacque ha una data netta. Il 19 marzo scorso l’ormai ex affiliato al «sistema» di Arzano consegna ai pm un manoscritto. È il libro mastro delle estorsioni. Gli inquirenti entrano così in possesso dei primi undici nomi. Sono ristoratori, pizzaioli, meccanici e titolari di bar e agenzie di scommesse. Ma, soprattutto, sono vittime. Ognuna sarebbe costretta a versare ogni mese cifre che oscillano tra 150 e i 1.250 euro. Circostanza singolare, la somma più alta sarebbe quella estorta alla madre di un narcos, adesso anche lei impegnata nei traffici di droga, che verserebbe alla cosca 1.500 euro: «Dopo aver fatto il giro dei soldi, portavamo tutto a Caiazza». Il manoscritto sarebbe però solo la punta di un gigantesco iceberg: «Caiazza aveva un’altra lista, quelle delle “estorsioni tre volte”, cioè Natale, Pasqua e Ferragosto. Un elenco che non ci ha mai dato, in cui c’erano persone diverse dalla lista mensile. Nella “lista delle tre volte” c’erano molti più soggetti e la quota arrivava fino a 1.500 euro. Noi incassavamo tra i 69mila e i 70mila euro».

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L'assassinio

Confermate anche le accuse già mosse a Romano e al defunto Lupoli in merito al loro coinvolgimento nell’omicidio dell’innocente Coppola. Un raid scaturito dalla volontà del primo, fino a poche settimane prima reggente della cosca, di vendicarsi per la decisione del boss Monfregolo di allontanarlo da Arzano. Il comando del gruppo sarebbe andato infatti a Davide Pescatore. La vendetta del ras portò però a una tragedia degna delle pagine più oscure di «Gomorra». Una telecamera puntata proprio su via Tenente Barone, la scena del crimine, aveva inquadrato tutte le fasi del raid. L’appostamento, l’arrivo dell'utilitaria con Antonio Persico e Coppola sul sedile del passeggero, l’avvicinamento al bersaglio. Infine, i cinque secondi di inferno e i cinque colpi di pistola che squarciano il buio. Sullo sfondo, una tragica coincidenza. L’obiettivo designato e l’amico della vittima avevano la stessa Smart bianca. Persino la prima lettera della targa era identica.

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