Un nuovo patto tra le città: lo sviluppo parte dal mare
Il Mediterraneo come un «grande insieme di città» che oggi, come 2500 anni fa, «può ancora essere la strada giusta da seguire per il futuro dell?area in...
Il Mediterraneo come un «grande insieme di città» che oggi, come 2500 anni fa, «può ancora essere la strada giusta da seguire per il futuro dell’area in termini di crescita, sviluppo, dialogo e capacità di integrazione», dice Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, in uno degli interventi più attesi del meeting di Sorrento. Ed è proprio il rinnovato dinamismo delle città del Sud Europa, dall’Italia al Portogallo, alla Grecia a rendere credibile e quasi inevitabile questa prospettiva. Manfredi pensa, non a caso, alle città «come poli di una grande rete culturale euromediterranea, capaci di superare le barriere attraverso il dialogo e contribuire allo sviluppo di soft power di tipo economico e politico».
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A Firenze, lo scorso anno, ricorda, si sono già ritrovati attorno allo stesso tavolo i primi cittadini delle principali città del Mediterraneo ma anche di Paesi «che non avevano rapporti dal punto di vista diplomatico. Un esempio particolarmente importante che può essere leva molto interessante in un momento di riorganizzazione geopolitica delle relazioni multilaterali».
Il piano
È un tema su cui riflettere, atteso l’impegno che il Governo sta dedicando alla centralità del Sud nell’area mediterranea. Ne parla diffusamente il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Luigi Sbarra, con specifico riferimento al nuovo Piano strategico per il Mezzogiorno, «un’infrastruttura istituzionale di coordinamento e di visione di lungo periodo».
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Il Piano, spiega, «non intende sostituire le misure già esistenti né entrare in sovrapposizione con le programmazioni settoriali. Nasce, al contrario, per valorizzarle, raccordarle e rafforzarne l’efficacia. Metterà a sistema i risultati già conseguiti attraverso Pnrr, politiche di coesione, Zes Unica e altri interventi programmatici come Piano del Mare, Piano Mattei e Piano per le Aree interne. L’obiettivo è di agevolare dialogo e progettualità all’interno di una cornice unitaria, nella quale ciascun soggetto conserverà la propria funzione contribuendo a una strategia comune». Per il sottosegretario, si tratta di un metodo che «accompagnerà i lavori della Cabina di regia interministeriale di recente istituzione dedicata al Mezzogiorno, che coinvolge amministrazioni centrali ed enti territoriali».
La piattaforma
«Siamo in grado, come Paese, di esprimere un grande potenziale nell’economia del mare, nelle infrastrutture portuali e ferroviarie, nei corridoi energetici e digitali, nella manifattura avanzata, nell’aerospazio, nella farmaceutica, nelle materie prime critiche e nell’agrifood – scrive il ministro delle imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso -. Il Governo ne è consapevole e ha scelto di fare del Mezzogiorno la piattaforma strategica dell’Italia nel Mediterraneo allargato. È questa visione che sostiene gli investimenti infrastrutturali, gli accordi di coesione, le misure per l’occupazione e la Zes Unica».
Ma nessuna strategia sarà davvero efficace senza adeguate competenze: «Dobbiamo trattenere e attrarre talenti, valorizzare i giovani, creare know how coerente con la domanda proveniente dalle nuove filiere industriali. “Verso Sud” significa esattamente guardare al Mezzogiorno non come una questione da risolvere, ma come una grande opportunità nazionale ed europea. È da qui che può partire una nuova politica industriale, capace di coniugare sicurezza, innovazione e occupazione».
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Ma cosa accadrà dal prossimo anno, soprattutto al Sud, alla luce del suo ruolo decisivo per la crescita del Paese, quando il Pnrr cesserà? In un videomessaggio agli organizzatori, il ministro degli Affari europei, del Pnrr e delle Politiche di coesione, Tommaso Foti, professa realismo: «Nessuno poteva immaginare che il Pnrr avrebbe risolto problemi di portata storica e molto stratificati. Ma è un dato di fatto che si sono poste le condizioni perché gli investimenti e le risorse destinati al Mezzogiorno garantiscano ricadute significative anche dopo il Pnrr». Foti ricorda le dotazioni assegnate all’area nelle varie missioni, dai 16 miliardi per le energie rinnovabili ai 15 miliardi previsti per le infrastrutture della mobilità, dagli 8,6 miliardi per istruzione, formazione e ricerca ai circa 5 miliardi per la sanità, ai 6,5 miliardi per coesione sociale e politiche del lavoro. «Il Mezzogiorno può diventare un hub di energia, trasporti e innovazione tra i più importanti in Europa», sottolinea, consapevole che mettere il Sud al centro delle prospettive di crescita del continente è una scelta per tanti versi obbligata. È il leit motiv di “Verso Sud” che oggi vedrà gli interventi tra gli altri del vicepresidente vicario della Commissione europea Raffaele Fitto, del ministro per il turismo Gian Marco Mazzi, del governatore della Campania Roberto Fico.