Donna impiccata in casa a Napoli, il gip: «Non fu un suicidio»
Il Mattino

Donna impiccata in casa a Napoli, il gip: «Non fu un suicidio»

Sabato 16 maggio 2026
4 visualizzazioni

Non è stato un suicidio. O comunque non è possibile archiviare tout court la fine di una giovane donna come un atto di autolesionismo. Anzi. Secondo il gip c?è materia...

Non è stato un suicidio. O comunque non è possibile archiviare tout court la fine di una giovane donna come un atto di autolesionismo. Anzi. Secondo il gip c’è materia per portare avanti le indagini per una ipotesi di istigazione al suicidio, un reato al momento ipotizzato contro ignoti. Una possibile svolta nel corso dell’inchiesta condotta sulla morte di Luana Di Raffaele, giovane donna trovata priva di vita - con un cappio al collo - all’interno di un appartamento in zona Torretta, negli antichi vicoli di Mergellina.

APPROFONDIMENTI

Annabella Martinelli morta impiccata in un bosco. Nello zaino biglietti in cui annunciava il suicidio. L'ipotesi: deceduta il 6 gennaioRamona Rinaldi impiccata, arrestato il convivente Daniele Re: avrebbe simulato il suicidio ed è indagato per omicidio volontario

Una svolta procedurale che nasce dal provvedimento del gip Lucia Di Micco, nel corso di una inchiesta condotta dalla polizia e che fa leva anche sulla scorta di un lavoro difensivo del penalista napoletano Carlo De Pascale (che assiste come parte offesa la mamma della ragazza deceduta).

Domenico Caliendo, ascoltati dai pm i medici arrivati a Bolzano

Una storia complessa, che risale a un anno fa - era il 26 marzo del 2025 - quando una donna viene trovata morta, in casa, con un cappio al collo. Una vicenda che non viene archiviata come un suicidio. La Procura ipotizza l’accusa di istigazione al suicidio a carico di ignoti. Sono stati i pm napoletani ad avanzare la richiesta di archiviazione, evidentemente in mancanza di riscontri in grado di sostenere un’ipotesi tanto complessa. Fatto sta che le prime conclusioni dei pm non sono state accolte dal gip, che rimanda gli atti in Procura e chiede di svolgere altre indagini.

I quesiti 

È ancora il gip a disporre altri tre mesi per fare degli accertamenti, al punto tale da indicare anche alcuni punti degni di approfondimento. Primo nodo da sciogliere è la definizione dell’orario del decesso: «È indispensabile una integrazione di perizia onde comprendere se vi sia stato un errore nella datazione della morte». Ma ci sono anche altri aspetti da mettere a fuoco, secondo la ricostruzione del giudice per le indagini preliminari: si devono acquisire tutti i tabulati telefonici di un uomo che sostiene di aver incontrato per ultimo la donna, con cui aveva una frequentazione alla luce del sole. Si legge negli atti: «Occorre una integrazione dell’acquisizione dei tabulati del cellulare dello stesso». Evidentemente la ricostruzione sul punto fatta fino a questo momento non è stata sufficiente. Poi va approfondito tutto il mondo di relazioni, parentele e amicizie della ragazza scomparsa un anno fa. Vanno ascoltate le cugine e le amiche che hanno avuto contatti con Luana Di Raffaele. E non è finita.

Il dialogo

C’è una intercettazione agli atti da cui emergono parole strane, che alludono a fatti di sangue, trame omicidiarie e finanche moventi scabrosi. Quanto ci sia di attendibile in queste parole è tutto da verificare. Si legge nella intercettazione citata agli atti da parte del gip: «C’è chi parla di un uomo che ha quasi ucciso lei...». Riferimento a un soggetto di cui viene fatto solo il nome e non il cognome. Chi è mister x? Se lo chiede anche il giudice. In tanti ne parlano, ma nessuno - nel corso delle audizioni testimoniali - ha mai ammesso di aver conosciuto. Scrive il giudice per le indagini preliminari: «Chi sia questo soggetto, che evidentemente tutte le persone vicine alla vittima conoscono, non risulta sia emerso da alcuna delle sommarie informazioni testimoniali». Come a dire: c’è una persona sospettata che è sfuggita alle testimonianze, ma non ai radar della Mobile. Quanto basta, a spingere il giudice a battere su un punto: «Bisogna indagare, andare a fondo: spiegatemi chi è questo nome e se c’entra con la morte di una giovane donna».

La traccia

A distanza di un anno e alcuni mesi, il caso della morte per asfissia si riapre. Quel cappio al collo potrebbe celare ben altre motivazioni, al di là di un raptus autolesionistico.

Condividi questo articolo