Napoli, morto a tre mesi nel reparto di Domenico. Indagate due dottoresse: «Cura sbagliata»
Due medici indagati per la morte del piccolo Riccardo Di Cristo e l?avvio di incidente probatorio per stabilire con certezza le cause del decesso. Arriva ad un punto di svolta...
Due medici indagati per la morte del piccolo Riccardo Di Cristo e l’avvio di incidente probatorio per stabilire con certezza le cause del decesso. Arriva ad un punto di svolta l’inchiesta sul bambino di tre mesi originario di Torre del Greco, deceduto il 16 febbraio del 2024 al Monaldi di Napoli, nello stesso ospedale e nello stesso reparto in cui il piccolo Domenico Caliendo ha perso la vita dopo essere stato sottoposto a trapianto di cuore. Secondo le ipotesi formulate dal consulente della famiglia, il neonato potrebbe essere deceduto in seguito ad una infezione da Escherichia-Coli contratta in ospedale, che sarebbe stata curata con un antibiotico sbagliato.
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La svolta
Ed è proprio da questo punto che partirà l’accertamento disposto dal gip Federica De Bellis del Tribunale di Napoli che ha rigettato la richiesta di archiviazione del pm Stella Castaldo accogliendo le tesi dell’avvocato Tommaso Ciro Civitella -, difensore di papà Alessandro e di mamma, YuanyuanLì, di origini cinesi. Un passaggio tecnico che ha portato all’iscrizione nel registro degli indagati di M. D. M. e M. C., due dottoresse del Monaldi che lavorano all’interno del reparto in cui Riccardo, affetto da una malformazione cardiaca diagnosticata ancora prima della nascita, era stato ricoverato in attesa di un intervento chirurgico.
I periti
Un’iscrizione necessaria per l’approfondimento delle indagini disposto dal gip, a cui ha fatto seguito la richiesta di incidente probatorio e la nomina, come periti del tribunale, dei dottori Antonio Oliva, specialista in medicina legale; Gaetano Lanza, infettivologo; CarloTorti, cardiologo. Il giudice vuole stabilire con certezza se vi sia stato tempestivo accertamento della Escherichia-Coli; le cause dell'infezione; l'eventuale correlazione con la condotta dei sanitari al fine di comprendere se vi sia stata tempestività e adeguatezza della terapia farmacologica antibiotica prescritta e quindi la sussistenza o meno del nesso eziologico tra l'infezione contratta, la terapia adottata e l'evento morte.
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E non solo. Il gip vuole appurare anche l'incidenza della infezione contratta in ambito sanitario e l'incidenza della terapia farmacologica prescritta sull’aggravamento delle condizioni del paziente e sul suo decesso. Dall’esito degli accertamenti tecnici dipenderà la decisione del giudice che potrebbe mandare a processo i medici indagati.