Sorrento, Piantedosi sul Comune: «Una forte corruzione, ma non c?è camorra»
Il Mattino

Sorrento, Piantedosi sul Comune: «Una forte corruzione, ma non c?è camorra»

Sabato 16 maggio 2026
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Sono stati rilevati numerosi casi di corruzione ma non si riscontrano collegamenti con la criminalità organizzata tali da dover disporre lo scioglimento dell?amministrazione. È...

Sono stati rilevati numerosi casi di corruzione ma non si riscontrano collegamenti con la criminalità organizzata tali da dover disporre lo scioglimento dell’amministrazione. È in sintesi quello che il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, scrive nel decreto con il quale dichiara conclusa l’attività della commissione di accesso inviata presso il Comune di Sorrento. L’organo ispettivo guidato da Vincenzo Chietti (vice prefetto) e composto da Francesco Tartaglione (capitano della Guardia di finanza di Massa Lubrense), Giuseppe Donno (luogotenente dei carabinieri comandante del nucleo investigativo della compagnia di Sorrento) e Carmine Mascolo (ispettore di polizia) si è insediato il 5 marzo per verificare «la sussistenza di tentativi di infiltrazione e/o di collegamenti della criminalità organizzata nel contesto dell’amministrazione».

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In sostanza bisognava capire se la condotta dell’ex sindaco Massimo Coppola - accusato dalla Procura di Torre Annunziata guidata da Nunzio Fragliasso di aver intascato tangenti su appalti pubblici - possa aver favorito la penetrazione di gruppi malavitosi negli uffici dell’ente di piazza Sant’Antonino. Commissari che hanno impiegato 20 giorni per giungere alle loro conclusioni e predisporre la relazione. Documento inviato al prefetto di Napoli, Michele di Bari, il quale, a sua volta, ha preparato un resoconto per il ministero.

Il governo

Piantedosi, quindi, sulla scorta degli atti arrivati sulla sua scrivania, ha deciso di non procedere allo scioglimento. Il titolare del Viminale ha stabilito che «dagli elementi informativi e documentali tratti dall’attività ispettiva è emerso un articolato sistema corruttivo, insieme a ripetute irregolarità amministrative e disfunzioni gestionali che denotano una generale scarsa osservanza dei precetti di correttezza e buon andamento dell’azione amministrativa, circostanze queste che potrebbero favorire forme di condizionamento anche di matrice criminale».

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Ha, tuttavia, ritenuto come «tali risultanze, complessivamente valutate, non abbiano fatto emergere, nei confronti dell’amministrazione comunale, elementi su cui si possa ritenere provato un giudizio di sussistenza di collegamenti diretti o indiretti con la criminalità organizzata né un’alterazione del procedimento di formazione della volontà degli organi elettivi e amministrativi atta a compromettere in maniera sostanziale l’attività e l’imparzialità dell’amministrazione comunale, nonché il regolare funzionamento dei servizi ad essa affidati».

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Le regole

Pertanto il ministro, anche richiamando una sentenza del Consiglio di Stato, ha stabilito che «non sono emersi i requisiti di concretezza, univocità e rilevanza richiesti dal modello legale di cui al comma 1 del citato art. 143», del Tuel. Ciò nonostante Piantedosi ha previsto una serie di prescrizioni alle quali l’amministrazione che verrà fuori dal voto del 24 e 25 maggio dovrà attenersi: predisporre linee guida atte ad assicurare la trasparenza e la legalità negli affidamenti di lavori, servizi e forniture, in particolare di quelli contrassegnati dalla somma urgenza e dall’affidamento diretto, e la separazione tra indirizzo politico e attività gestionale; disporre verifiche sulle procedure autorizzative dei sub-appalti e dei sub-affidamenti; acquisire, con cadenza mensile, copia dei contratti per il tempo e per gli importi stabiliti dal prefetto, corredata della documentazione concernente le procedure amministrative; disporre controlli finalizzati al rispetto del principio di rotazione negli affidamenti pubblici, come disciplinato dal codice dei contratti; adeguare gli strumenti regolamentari, con particolare riferimento alle disposizioni concernenti le procedure di assunzione, anche al fine di garantire la necessaria rotazione degli incarichi nelle commissioni aggiudicatrici; sottoscrivere un protocollo di legalità con la prefettura finalizzato a rafforzare tanto il sistema di verifiche antimafia - sia rispetto alle attività del comune che a quelle di associazioni, fondazioni e società assoggettate a forme di controllo e di partecipazione dell’ente locale -, quanto gli strumenti di prevenzione della corruzione.

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Il prefetto sarà periodicamente informato delle attività svolte ed entro sei mesi dovrà ricevere una relazione che poi invierà al ministero. È chiaro che i paletti imposti dal ministro impatteranno sulle attività dell’amministrazione che vincerà le elezioni in programma tra poco più di una settimana. Di questo e di altro si parlerà questa sera al teatro Tasso nel corso del dibattito pubblico tra i tre candidati alla carica di sindaco di Sorrento: Raffaele Attardi, Corrado Fattorusso e Ferdinando Pinto.

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