Ricci: «Interporto Campano in crescita, ma ora serve investire»
Il Mattino

Ricci: «Interporto Campano in crescita, ma ora serve investire»

Sabato 16 maggio 2026
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«L?intermodalità può godere nei prossimi anni di fattori favorevoli, da normative europee e nazionali che ne sottolineano il valore strategico fino a una rete ferroviaria...

«L’intermodalità può godere nei prossimi anni di fattori favorevoli, da normative europee e nazionali che ne sottolineano il valore strategico fino a una rete ferroviaria italiana che, dal 2027, sarà più moderna ed efficiente. Fattori che determineranno un’ulteriore crescita di questo comparto, sul quale speriamo le istituzioni vogliano investire. E, in questo contesto, Nola può diventare una realtà importante per lo sviluppo dell’economia regionale». A parlare è Claudio Ricci, presidente e amministratore delegato dell’Interporto Campano Spa (società concessionaria della Regione Campania), che ha approvato il bilancio 2025 con un utile di 4,21 milioni di euro e un patrimonio netto di 41,4 milioni.

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A cosa si deve questo risultato?

«A numerosi elementi, alcuni dei quali contingenti, ma certamente va ricordato come, quando sono arrivato dieci anni fa, la situazione dell’Interporto fosse molto complessa. Con un lavoro costante siamo riusciti a rilanciare la società sia sul piano finanziario che su quello industriale e operativo, nonostante l’ultimo decennio sia stato caratterizzato da numerose crisi di contesto internazionali che avrebbero potuto stroncare qualunque realtà meno resiliente dell’Interporto. E, invece, nel 2025 abbiamo registrato una notevole crescita del traffico intermodale rispetto al 2024: un andamento che si è confermato anche nel primo trimestre di quest’anno e che riteniamo possa proseguire e addirittura rafforzarsi nei prossimi anni. Quindi oggi siamo al punto in cui possiamo porci il tema di cosa fare da grandi».

Su quali direttrici prevede uno sviluppo?

«Innanzitutto, per quanto riguarda l’intermodalità, ricordo che Rfi ha già realizzato o avviato interventi sulle infrastrutture ferroviarie che rimuoveranno strozzature e colli di bottiglia decennali, migliorando la percorribilità, l’efficienza e la sicurezza della rete: un punto di svolta che trova pronta Nola, che non solo gode di un posizionamento geografico ottimale, ma dispone anche dell’infrastruttura fisica già adeguata, con un terminal di 750 metri che potrà accogliere i nuovi treni merci. Quindi abbiamo un contesto favorevole e una domanda già viva da parte degli operatori, al punto tale che ci aspettiamo una forte crescita nel biennio 2027/2028 e prevediamo di arrivare in tempi non lunghi alla saturazione del’infrastruttura, che non escludiamo di ampliare se ce ne dovesse essere bisogno. Poi esiste una seconda direttrice di sviluppo».

Quale?

«Va ricordato che, accanto all’Interporto di Nola, esiste il centro di distribuzione commerciale Cis: parliamo di due realtà che vanno pensate in maniera unitaria e vanno a formare il Nola Business Park, che ha caratteristiche uniche e raggruppa circa 500 aziende. Noi intendiamo sviluppare questo modello, favorendo nuovi insediamenti, in particolare grazie alle agevolazioni offerte dalla Zona economica speciale. La Zes è, infatti, un grandissima opportunità per tutto il Mezzogiorno e anche per la crescita del nostro Business Park che, a mio avviso, è un luogo ideale per accogliere gli investimenti di operatori esterni, in particolare nel campo della logistica, dell’industria leggera, della distribuzione, del retail e dei servizi».

Cosa chiedete alle istituzioni?

«Le norme oggi sono favorevoli allo sviluppo dell’intermodalità. L’Ue ha adottato un nuovo regolamento, recepito a marzo in Italia, che favorisce interventi di supporto al comparto. Inoltre, una recente legge nazionale ha inserito gli interporti tra le infrastrutture strategiche. Serve, però, la volontà politica di appoggiare questa nuova mentalità con misure concrete che finanzino l’ammodernamento strutturale e riqualificazione degli interporti, che ne hanno bisogno. Innanzitutto, sarebbe opportuno estendere il credito d’imposta anche alle opere infrastrutturali strategiche. Oggi, ad esempio, un’azienda automobilistica ne può godere per rinnovare la catena di montaggio, mentre noi non possiamo utilizzare questa agevolazione per rifare una strada importante, che per un Interporto ha un valore equiparabile a quello di un macchinario per l’industria manifatturiera, perché ne aumenta la capacità di far arrivare container. Siamo, quindi, in un contesto favorevole per gli interporti che, con alcuni provvedimenti mirati e ragionevoli, potrebbero essere messi in condizioni di giocare un ruolo importante per lo sviluppo del Paese, ed in particolare del Sud, per cui Nola rappresenta un punto di riferimento».

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