Morte di Domenico Caliendo, Farina smentisce: «Quando aprimmo la box il cuore era già stato espiantato»
Non ha alcun dubbio su un punto in particolare: quando si accorse che il contenitore che trasportava il cuore espiantato a Bolzano fosse completamente ghiacciato, il cuore di Domenico era stato...
Non ha alcun dubbio su un punto in particolare: quando si accorse che il contenitore che trasportava il cuore espiantato a Bolzano fosse completamente ghiacciato, il cuore di Domenico era stato già espiantato ed era già sul tavolo clinico.
Circostanze che ricorda con precisione, che le consentono di smentire in modo categorico - su un punto dirimente di questa storia - il chirurgo che ha operato il piccolo Domenico Caliendo al Monaldi. Eccolo il nodo della ricostruzione fornita ai pm dalla dottoressa Gabriella Farina, la professionista che all’alba dello scorso 23 dicembre si recò a Bolzano ed effettuò l’espianto del cuore donato e destinato a Domenico Caliendo. Un organo deteriorato dall’uso di ghiaccio secco, aggiunto nel contenitore di trasporto da un infermiere di Bolzano, nell’ospedale altoatesino.
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Il faccia a faccia
A parlare con i magistrati napoletani è dunque una protagonista chiave di questa vicenda. Dinanzi ai pm Giuseppe Tittaferrante e all’aggiunto Antonio Ricci, la dottoressa Farina è accanto ai suoi legali, gli avvocati Dario Gagliano e Annamaria Ziccardi. Deve rispondere di omicidio colposo, ma - soprattutto - è pronta a replicare alla ricostruzione fornita dal chirurgo Guido Oppido, a proposito della tempistica di intervento a Napoli.
Più nello specifico, Oppido aveva dichiarato al gip Mariano Sorrentino di aver parlato con la collega Farina prima di procedere all’espianto del cuore nativo di Domenico e di aver ricevuto una risposta rassicurante da parte della professionista giunta da Bolzano. Una ricostruzione che sembra essere oggi smentita dalla diretta interessata, dal momento che - a domanda dei pm - Farina batte su un punto in particolare: non ci fu alcuna rassicurazione in merito alle condizioni del cuore in arrivo da Bolzano. Per un motivo semplice, nell’ottica della Farina: perché quando ci fu il dialogo a quattro occhi tra i due chirurghi - tra Farina e Oppido - il contenitore proveniente da Bolzano non era stato ancora aperto e non era ancora emerso il problema del congelamento. Nessuno aveva ancora visionato quel contenitore che trasportava un secchiello ricoperto di ghiaccio. Quindi il punto centrale di questa storia, quello che determina il calvario del piccolo Domenico, deceduto dopo circa cinquanta giorni.
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Lo choc
Spiega la dottoressa Farina: «Quando ci siamo accorti che il contenuto del contenitore in arrivo da Bolzano era ghiacciato, il cuore di Domenico era stato già espiantato e lo abbiamo notato sul tavolo».
Quindi, la frase di Oppido, quella in cui il chirurgo invitava la collega ad effettuare la cardioplegia (una sorta di trattamento che si effettua su un organo prima del trapianto) viene smentita da Farina: non ci sarebbe stato tempo di arrivare alla cardioplegia, perché quel contenitore era ghiacciato. Versioni a confronto, anche alla luce del nuovo interrogatorio di Oppido dinanzi al gip il 21 maggio. Difeso dai penalisti Vittorio Manes e Alfredo Sorge, Oppido deve rispondere dell’accusa di falso (rischia l’interdizione) a proposito di quanto dichiarato nella cartella clinica in merito all’orario di espianto del cuore di Domenico. Stessa accusa mossa alla vice di Oppido, la dottoressa Emma Bergonzoni (difesa dal professore Vincenzo Maiello), attesa tra qualche giorno dinanzi al gip. Ma torniamo all’interrogatorio di Farina. Di fronte al contenitore ghiacciato, ci furono momenti concitati, finanche disperati, nel tentativo di recuperare il cuore donato. Il resto è storia nota. La vita del piccolo guerriero di Nola affidata alla Ecmo, mentre toccherà alla stessa Farina comunicare con la famiglia di Domenico, a partire dai problemi nati in sede di trasporto del cuore, problemi - spiega la donna alla madre del paziente - «di cui mi assumo tutta la responsabilità». Ma c’è un ultimo aspetto chiarito dalla professionista, nel rivedere il film dell’antivigilia di Natale: il ghiaccio fornito a Bolzano era sintetico, mentre Farina dava per scontato che la richiesta fosse di ghiaccio naturale, come per altro previsto da precise fonti scientifiche citate dalla donna.
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La donna riannoda così il nastro dei ricordi di una giornata che le ha cambiato la vita. La partenza alle quattro del mattino, quando lo staff si accorge che la macchina che produce ghiaccio al Monaldi non ha fornito la quantità sufficiente di ghiaccio per coprire l’intera trasferta. Poi la preparazione della borsa e del contenitore, il viaggio assieme - tra gli altri - al collega Vincenzo Pagano (indagato per omicidio colposo, si è difeso pochi giorni fa dinanzi ai pm), infine un intervento condotto con precisione a Bolzano. Poi il ritorno a Napoli, la corsa in tangenziale (scortati dalla polizia stradale), la pioggia battente, quel faccia a faccia di pochi istanti con Oppido che oggi viene ricostruito e interpretato dai due protagonisti in modo uguale e contrario.