Marcia per la legalità cittadini e politica uniti: «Disarmiamo Napoli»
«Liberiamo Napoli dalle violenze. Stop the war», recita lo striscione alla testa del corteo. E più dietro, ancora si legge: «Liberiamo Napoli da violenza,...
«Liberiamo Napoli dalle violenze. Stop the war», recita lo striscione alla testa del corteo. E più dietro, ancora si legge: «Liberiamo Napoli da violenza, marginalità e sfruttamento». «Napoli non resta indifferente alla violenza». E per concludere la citazione di Papa Leone XIV durante la sua visita a Napoli: «Non si spezzi questa rete che ci unisce, non si spenga questa luce che abbiamo iniziato ad accendere nel buio». Gli striscioni che accompagnano la marcia spiegano al meglio il senso della manifestazione per la legalità, organizzata da Libera e dalla Chiesa di Napoli e a cui si sono accodate un centinaio di associazioni, che ieri ha attraversato il centro città. Napoli prova a reagire così agli ultimi episodi di violenza che sono tornati a insanguinare la città: «Disarmiamo la città e facciamo rete per unire Napoli e dare opportunità a tutti i giovani, anche quelli delle realtà più disagiate», il filo rosso che unisce gli interventi.
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«E si chiove o jesce o’ sole, je vogl’alluccà», avevano scritto in una locandina gli organizzatori per invogliare alla partecipazione. Alle 10,30 in piazza Garibaldi, luogo di partenza del corteo, ci sono circa trecento persone. La marcia parte un po’ in ritardo, nel frattempo i presenti crescono. Si arriva a circa un migliaio quando i manifestanti arriva davanti al Duomo (e non in piazza Dante come inizialmente previsto) guidato da Don Mimmo Battaglia che ha intercettato il corteo.
I volti
Non un fiume in piena. Ma comunque la piazza è rappresentativa di anime diverse della città. Ci sono bambini con i genitori, i rappresentanti delle sigle studentesche, il mondo dell’associazionismo e del terzo settore, sia laico che cristiano. Ci sono i centri sociali, ci sono alcuni rappresentanti dei sindacati (Cgil e Uil in piazza). Rispondono presente le istituzioni: per la Regione c’è l’assessore al Welfare Andrea Morniroli. La vicesindaca Laura Lieto, con tanto di fascia tricolore, guida la delegazione di assessori comunali composta da Teresa Armato, Valerio Di Pietro e Maura Striano. Circa 150 le associazioni, gli artisti e i rappresentati della società civile che hanno risposto all’appello lanciato da Libera e dalla Chiesa di Napoli che hanno organizzato la manifestazione. In piazza anche una delegazione del Pd, guidata dal segretario metropolitano Francesco Dinacci e dalla presidente del consiglio comunale Enza Amato, e qualche singolo esponente di altre formazioni di centrosinistra. Al corteo pure il garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello, il referente emerito di Libera e presidente dell’associazione Giancarlo Siani Geppino Fiorenza e i rappresentanti della Rete per la sicurezza dei minori e degli adolescenti.
Le richieste
Ma cosa chiede, in termini pratici, questa neonata rete di realtà sociali? Due gli interventi legislativi proposti. Un “decreto comunità” a livello nazionale e una “legge regionale sull’educativa di comunità”. I contenuti? Continuità dei progetti educativi, dignità e stabilità con salario mensile minimo a chi lavora nel sociale, accesso gratuito a cultura e sport, misure straordinarie per l’infanzia, riutilizzo sociale degli spazi abbandonati e co-programmazione delle risorse.
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Le istituzioni
Sulla legge regionale, Morniroli risponde presente: «La piattaforma che ha organizzato questo corteo è molto interessante perché non chiede più soldi per qualche progettino in più. Ma chiede un atto politico: far diventare questi temi una priorità delle politiche pubbliche. E in questo senso - spiega il delegato al Welfare della Giunta Fico - è giusto avere una norma regionale che dia un indirizzo ai fondi spesi. Siamo pronti ad aprire un tavolo con tutte queste forze per costruire insieme un percorso che arrivi a una buona legge sulle comunità educanti». Anche la vicesindaca esalta l’importanza dell’unione delle varie anime in piazza: «È molto importante la mobilitazione di tutta la comunità educante, di tutti quelli che offrono ogni giorno un lavoro di cura, che fanno la differenza nei luoghi c’è bisogno. L’impegno su questi temi - aggiunge l’esponente dell’amministrazione Manfredi - non è mai sufficiente e deve essere rinnovato ogni giorno, ogni mese, ogni anno, per contrastare la violenza e la brutalizzatone della mancanza di cultura e dell'assenza di un contatto con le cose positive».