Morte Luana di Raffaele, la mamma: «Era piena di vita, non si è uccisa trovate il suo assassino: voglio giustizia»
Non ha dubbi: «Mia figlia non si è uccisa, non si è tolta la vita, ma è stata ammazzata. Mia figlia è vittima di un femminicidio, non avrò pace fino a...
Non ha dubbi: «Mia figlia non si è uccisa, non si è tolta la vita, ma è stata ammazzata. Mia figlia è vittima di un femminicidio, non avrò pace fino a quando non verrà scoperta la verità».
A parlare è Anna Gison, mamma di Luana Di Raffaele, la donna di 43 anni trovata priva di vita un anno fa in un appartamento alla Torretta, tra i vicoli popolari di Mergellina. Era il 26 marzo del 2025, il caso venne bollato sulle prime come suicidio. Una pista che però stride con una serie di riscontri al punto tale che per un anno si sono svolte indagini per istigazione al suicidio contro ignoti. E, appena qualche giorno fa, è stato il gip Di Micco a rigettare una richiesta di archiviazione da parte del pm, disponendo la riapertura del caso, rimandando gli atti in Procura per altri tre mesi di indagine. Assistita dal penalista Carlo De Cesare, ora la madre di Luana trova conferma di una serie di indizi e presentimenti vissuti sulla morte della figlia. Ma in cosa consistono le verifiche chieste al pm dal giudice? Ci sono alcuni punti che meritano di essere approfonditi: si chiede di chiarire a che ora è avvenuto il decesso, anche in relazione all’esigenza di ricostruire i suoi ultimi contatti. Tra i testimoni sentiti dalla polizia, sembra che ci sia stato il passaggio di un uomo nelle vicinanze della casa di Luana. In questo senso, si chiede di lavorare sui tabulati telefonici del suo fidanzato (con il quale c’era stata una recente discussione legata a una probabile scomparsa di denaro in casa); oltre a chiedere di riascoltare tutti i testimoni finora convocati. Vanno ricostruiti ruoli e identità dei personaggi che hanno incrociato le ultime ore di vita della 43enne esperta in lingue internazionali.
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Anna Gison, chi era sua figlia?
«Una donna di 43 anni, che conosceva cinque lingue, autonoma e indipendente, che viveva del suo lavoro, facendo lezioni private di lingue straniere».
Come ha ricevuto la notizia della decisione del gip di riaprire il caso?
«Un atto di giustizia. Mia figlia non si è suicidata. Era una donna piena di vita. Mia figlia è stata ammazzata».
Il gip chiede che venga identificato un uomo, il cui nome ricorre in alcune intercettazioni e testimonianze.
«So di chi parla il giudice e va fatta chiarezza anche sul suo ruolo. È stato fidanzato con mia figlia fino a un anno e mezzo fa, era stato violento, in una occasione mia figlia era stata aggredita da lui a colpi di una catena. Si salvò per miracolo, da allora interruppe il rapporto. Si è legata sentimentalmente con un altro uomo, anche in questo caso sia io che il fratello di Luana avevamo espresso le nostre perplessità su questa persona».
Ci sono altri dubbi in merito all’ipotesi del suicidio?
«La dinamica. Non ho visto il corpo di mia figlia, perché vivo e lavoro in Germania, ma è impossibile che si sia impiccata con una corda al collo attaccata a un soffitto basso come quello della casa in cui viveva mia figlia».
Stando agli atti dell’inchiesta, Luana avrebbe ingaggiato un litigio con qualcuno, perché sono state sentite urla disperate.
«Mia figlia ha urlato e pianto, nessuno in quella zona ha saputo fornire particolari su quanto accaduto. Chiedo verifiche anche su questo punto. Con chi ha litigato mia figlia? Perché nessuno è intervenuto, magari chiamando le forze dell’ordine? Come si fa a rimanere assuefatti di fronte a tanta violenza?».
Ha avuto modo di parlare con l’ultimo fidanzato di sua figlia?
«Mi ha chiamato in lacrime, piangeva, quando non era ancora chiaro che mia figlia fosse morta, anche perché non è dato sapere neppure l’orario dell’avvenuto decesso. Io gli ho urlato la mia disperazione, volevo sapere dove fosse finita mia figlia, che da qualche ora non mi rispondeva più al telefono: anche su questa circostanza chiedo che i magistrati facciano chiarezza».
Cosa chiede alle indagini?
«Tramite il mio legale, l’avvocato De Pascale chiediamo giustizia, perché c’è una sola certezza in questa storia: mia figlia è stata uccisa, vittima di un femminicidio».