Sanità, più fondi e medici per i distretti di quartiere: «Ecco le case di comunità»
Case e Ospedali di Comunità: sono i luoghi di cura alternativi all?ospedale, concepiti come filtri agli accessi impropri nei pronto soccorso. Spazi e funzioni in cui assistere malati...
Case e Ospedali di Comunità: sono i luoghi di cura alternativi all’ospedale, concepiti come filtri agli accessi impropri nei pronto soccorso. Spazi e funzioni in cui assistere malati cronici, anziani e pazienti fragili ma anche cittadini comuni bisognosi di cure, visite specialistiche, controlli, screening e vaccinazioni. La rete di queste strutture, finanziate con i fondi del Pnrr, è attesa al decollo dall’1 luglio e prevede in Campania 171 Case di comunità (69 sedi centrali Hub e 102 spoke periferici) di cui attualmente quasi tutte realizzate ma solo il 60% attive. Siamo in una sorta di cantiere aperta, che attende comunque ancora investimenti per il futuro. Il nodo da sciogliere è come implementare organici e mettere a regime percorsi e attrezzature. Vale in parte anche per i 47 ospedali di Comunità di cui solo il 25 per cento pronti ad entrare in funzione. Saltata la riforma Schillaci sul doppio canale per l’impiego dei camici bianchi di famiglia (la dipendenza dalle Asl da affiancare alle attuali convenzioni) si attende un secondo step che punta all’impiego dei medici nell’ambito dei rinnovi contrattuali. In Campania l’obiettivo dichiarato dalla giunta guidata dal governatore Roberto Fico è passare dal 4% al 20% di over 65 presi in carico con cure domiciliari integrate e rendere operative tutte le Case e ospedali di Comunità.
APPROFONDIMENTI
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Il modello Campania
Per farlo, nella seduta di giovedì scorso, l’esecutivo ha aggiornato gli interventi di riordino della sanità territoriale già previsti dal Pnrr definiti a più riprese dal 2022. La Campania potrebbe diventare un modello operativo: sin dallo scorso ottobre ha infatti siglato con i medici di medicina generale un accordo integrativo regionale del contratto di lavoro che punta sulle reti degli studi dei medici attivi in ogni quartiere di cui almeno uno aperto dalle 8 alle 20 (le cosiddette Aft, Aggregazioni funzionali territoriali), concepite come Case di comunità spoke.
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Le Aft sono reti tra 20 o 30 medici di uno stesso quartiere che condividono le cartelle cliniche del paziente, garantiscono una sede aperta dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì, e fanno da anello periferico delle Case di Comunità Hub. Queste ultime quasi sempre dislocate nei distretti. A Napoli, dalla scorsa Pasqua, sono partiti i primi servizi: gruppi da 2 a 6 medici di famiglia coprono ambulatori, eseguono screening, vaccinazioni e controlli per cronici e anziani in regime libero professionale. I massimalisti, fino a 1500 assistiti, svolgono 6 ore settimanali in almeno due spazi distrettuali. Le ore scendono a 4 ore nelle Aft. Ma gli strumenti vanno comunque rafforzati. Stanziati 98 milioni di euro per il personale che manca in queste strutture, in questa prima fase strategica. «In queste Case di Comunità ci andiamo già ma vanno sostenute» avverte Pina Tommasielli, dirigente Fimmg.
Napoli
A Napoli 1 sono attive una ventina su 33 Case di Comunità Hub e Spoke previste. I servizi obbligatori sono servizi di cure primarie in équipe multiprofessionali, la cura di uno sportello unico di accesso, l’assistenza domiciliare, la specialistica per patologie ad alto impatto, assistenza infermieristica e Cup integrato. Tra i servizi facoltativi e da attivare il consultorio, attività rivolte ai tumori, screening negli Hub che sono al polidiagnostico al Corso Vittorio Emanuele, a Scampia, a via Winspeare (sede del distretto di Fuorigrotta dove c’è anche le centrale operativa territoriale). Gli altri Hub sono in via Canonico Scherillo, in via San Gennaro ad Antignano, all’ospedale San Gennaro, all’ex psichiatrico Leonardo Bianchi, a Piazzetta del Casale, al Loreto nuovo e all’Annunziata. Gli spoke, oltre alle reti dei medici, sono al Loreto Crispi, (prelievi e screening), in via Zuccarini (vaccinazioni e screening), in via Scudillo a Pietravalle, al Don Bosco e in via Montagnola, in Viale 4 aprile e vico Valente. Tutti da attivare con servizi diagnostici di base, continuità assistenziale, punto prelievi, vaccinazioni e screening). I medici aspettano una convocazione in Regione per condividere linee operative di intervento, i percorsi, il personale sanitario e le attrezzature.