Napoli, ?Campetti nel degrado?: Sos dei bimbi sui social
Il Mattino

Napoli, ?Campetti nel degrado?: Sos dei bimbi sui social

Lunedì 15 giugno 2026
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Non solo il campetto di calcio di Scampia, da cui tutto è partito. Non solo il campo di basket senza canestro di Marano, diventato in poco tempo più famoso d?Italia. Sono...

Non solo il campetto di calcio di Scampia, da cui tutto è partito. Non solo il campo di basket senza canestro di Marano, diventato in poco tempo più famoso d’Italia. Sono decine i piccoli campetti di quartiere ridotti in pessime condizioni. E sono decine e decine i ragazzini, anzi spesso si tratta di bambini, che provano a utilizzare lo strumento che conoscono meglio per migliorare il loro posto in cui giocare: i social media. E in particolare Tik tok.

A maggior ragione ora, con la fine della scuola e lunghe giornate da trascorrere col pallone. Il successo dei bambini di Scampia, che con un video girato di notte commossero anche Geolier pronto ad annunciare il suo impegno per la riqualificazione di quel campetto, hanno convinto tanti altri ragazzini ad imitarli. E sono tanti i canali creati ad hoc sulla piattaforma social in cui i «piccoli» si impegnano per pulire i loro campetti. E si rivolgono ai «grandi» chiedendo un aiuto per giocare in un luogo migliore. In molti video i giovanissimi si rivolgono a Salvatore Paternoster, un giovane attivista di Materdei. Nel video virale di Geolier, che in videochiamata prometteva ai bambini di Scampia di intervenire, lo smartphone che aveva ricevuto la telefonata era proprio quello di Paternoster. «Dopo quella vicenda è partito un vero e proprio tam-tam. Tantissimi bambini da ogni quartiere di Napoli hanno iniziato a contattarmi mandandomi i video dei loro campetti da calcio ridotti in pessime condizioni», racconta l’attivista, fondatore dell’associazione «Giovani promesse».

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La storia

Dall’area Orientale all’area Occidentale della città, passando per le periferie del centro città (tipica anomalia napoletana), sono state numerose le segnalazioni. «Ho visitato moltissimi campetti per portare sui social le testimonianze di questi giovanissimi. Parliamo spesso di bambini con anche meno di dieci anni», spiega ancora Paternoster. Un ragazzo che d’altronde la questione che spesso viene definita dei «ragazzi a rischio» la conosce bene. «Molti dei ragazzi con cui giocavo a pallone in piazzetta a Materdei sono finiti in carcere. Io non ho mai avuto problemi con la legge, ma era una realtà in cui ero immerso. Mi allontanai da quel clima e tornai a scuola e oggi sono l’unico della mia famiglia ad essermi diplomato. E oggi voglio aiutare i bambini che mi ricordano me alla loro età». Ma ovviamente non è da solo. «Si è creata una rete di ragazzi che mi stanno aiutando per denunciare queste situazioni di degrado. Quando possiamo cerchiamo aiutare questi ragazzini a pulire e trovare con le persone del quartiere qualche fondo per ripulire i campetti. Mi sta aiutando tra gli altri anche Simona Capone, la fidanzata di Santo Romano, ucciso a 19 anni per una scarpa pestata. D’altronde lo scopo delle nostre attività va sempre oltre la riqualificazione del semplice campetto. Ci troviamo spesso ad affrontare situazioni di ragazzi che oltre al campetto avrebbero bisogno di opportunità in più», chiosa il giovane attivista.

I campetti

Tutto come detto è partito da quella telefonata con Geolier. Da lì in poi si sono moltiplicati i casi di canali TikTok aperti sui social con i video di campetti disastrati. Ci sono i ragazzi del rione Sanità che vorrebbero giocare nel campetto del parco San Gennaro, la cui riqualificazione è ancora attesa da tempo. E nei video raccontano di aver spostato dal loro campetto alcune pietre abbandonate per liberarlo e pulirlo. Ci sono i bambini di San Giovanni a Teduccio che raccontano di ritrovare la loro area giochi sporca dopo averla ripulita. Quelli del Rione Pazzigno, sempre a Napoli Est, accompagnano l’attivista camminando tra i rovi in un campetto completamente abbandonato e circondato dai rifiuti. Quelli delle palazzine di Miano si riprendono, come molti altri, con scope e palette in mano per ripulire un campo con una sola porta. Sono tante le associazioni, attive sui territori, in particolare nell’area orientale, ma anche in quella occidentale, che si impegnano in questo campo. Ma sono tante anche i luoghi degradati. La speranza è che la solidarietà vista a Marano possa allargarsi sempre di più a tante di queste situazioni. E che le istituzioni riescano a fare di più per la manutenzione di questi luoghi. Perché un posto all’altezza in cui giocare è il primo passo per dare ai giovani un futuro diverso.

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