Guerra Usa-Iran, riapre Hormuz. Italia-Francia, sì alle navi. E Trump torna a punzecchiare gli europei al G7
Il Mattino

Guerra Usa-Iran, riapre Hormuz. Italia-Francia, sì alle navi. E Trump torna a punzecchiare gli europei al G7

Martedì 16 giugno 2026
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ÈVIAN-LES-BAINS Si prende i riflettori del G7 Donald Trump, forte di un accordo di pace fragilissimo in cui le condizioni per non ripiombare nel baratro sono ancora tutte da decidere e da...

ÈVIAN-LES-BAINS Si prende i riflettori del G7Donald Trump, forte di un accordo di pace fragilissimo in cui le condizioni per non ripiombare nel baratro sono ancora tutte da decidere e da scrivere. Eppure il Presidente Usa è arrivato a Èvian-les-Bains convinto di avere il vento in poppa, con la postura di chi ha riportato la pace in Medio Oriente mettendo fine a un conflitto diventato spina nel fianco di mezzo pianeta. E pazienza se la guerra in Iran l'ha decisa a tavolino con Benjamin Netanyahu in solitaria, senza nemmeno avvisare gli alleati. L'intesa ormai è fatta, la stretta di mano vicina, e ora servono anche i leader tacciati di «irrilevanza» appena 48 ore prima per sminare un braccio di mare in cui prima del giorno X, il 28 febbraio scorso, transitava un quarto dell'energia mondiale. Poi la paralisi. E ora i passi per lasciarsi finalmente alle spalle le mine disseminate dai Guardiani della rivoluzione lungo lo stretto di Hormuz muovono anche da qui, da questo paesino incastonato tra le Alpi e il Lago Lemano. Ad Hormuz è il momento di ripartire, venerdì lo stretto sarà «riaperto completamente», annuncia il Presidente Usa seduto al fianco di Macron, tornato d'un tratto, ma solo a parole, «amico speciale». Per ripristinare la navigazione «non credo che avremo bisogno di molto aiuto – aggiunge infatti il tycoon con fare borioso di chi non ha sorvolato l’Atlantico per venire a chiedere una mano agli alleati – perché abbiamo un accordo che prevede che il passaggio sia aperto. E non ci saranno pedaggi». Parole chiare e ferme. Soprattutto necessarie in ore in cui sui negoziati che apriranno la cosiddetta “fase due” dell’accordo gira di tutto, compresa la voce che sarà Teheran, assieme all’Oman, a regolamentare la navigazione nello Stretto. Trump frena ma poi aggiusta il tiro, perché rimettere in moto lo Stretto è una priorità per tutti, States compresi. «Non credo tuttavia sia una cattiva idea – aggiunge infatti – avere una o due navi provenienti da alcuni paesi». Tanto più che «non si sa mai cosa può succedere».

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A Èvian l’obiettivo dei 6 leader è ricucire con Trump, rammendare relazioni uscite a brandelli dalla guerra in Iran. Macron non si lascia scoraggiare dalle freddezza del tycoon sull’aiuto che diversi Paesi, l’Italia compresa, si apprestano a dare, mandando navi a dragamine lì dove è necessario. «Entro 48 ore possono essere dispiegate fregate, portaerei. Siamo pronti», dice il numero 1 dell’Eliseo. Che lascia quasi scivolare la frenata di Trump per evitare che il summit parta col piede sbagliato. Anzi, tra i due si svolge il primo bilaterale della tre giorni, al termine del quale il presidente Usa commenta: «Macron è un amico speciale». 
Mano tesa, porgere l’altra guancia. Tanto più che oggi al G7 sarà il giorno dell’Ucraina, presente anche Volodymyr Zelensky. E The Donald stavolta si mostra fiducioso su una soluzione per Kiev: «forse possiamo fare qualcosa» per risolverla, «vediamo se riusciamo a portarla a termine».

EFFETTO TRUMP

Eppure l’effetto Trump al G7 si fa sentire sin dall'apertura dei lavori. Con l'inquilino dell'Eliseo che muove sulla sedia dell'elegante e antico Hotel Royale come fosse sui carboni ardenti, visto che il tycoon, prima di partire, ha minacciato dazi del 100% sui vini francesi se Parigi non eliminerà la tassa sulle aziende tech. Una doccia gelata che ghiaccia anche l'acqua di Èvian. Tanto più che Macron per blindare la presenza di The Donald ha giocato d'astuzia, organizzando la cena in suo onore alla reggia di Versailles a chiusura del summit, domani sera. Obiettivo evitare colpi di scena, come quello che lo scorso anno gelò il vertice sulle vette di Kananaskis, in Canada, con Trump ripartito dall'Alberta una manciata di ore dopo essere atterrato. La mossa di Macron rischia ora di tornare indietro come un boomerang. Non sarà Kananaskis, infatti, ma anche qui a Èvian non promette benissimo. Visto che il tycoon, ancor prima di arrivare, ha lanciato segnali che non lasciano presagire una navigazione tranquilla. «Se importi persone da Paesi del Terzo Mondo, diventi in fretta il Terzo Mondo. E non ci puoi fare niente», ha scritto su Truth a bordo dell'Air Force One che lo stava conducendo in Francia, rispolverando le critiche sulle politiche sull'immigrazione dei Paesi europei più volte mosse in passato. Un tema che tocca un nervo scoperto all'indomani del referendum in cui la Svizzera, appena a qualche chilometro da qui, ha bocciato il referendum sul tetto all'immigrazione con appena il 54,8% dei no, numeri che la dicono lunga su come il tema sia divisivo a queste latitudini. Trump punge, 48 ore ancora per vedere se il G7 riuscirà a rammagliare la tela. 
 

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