I fratelli Marrandino uccisi a colpi di pistola per una lite in strada: «Chiedo perdono, ma so di non meritarlo»
Il Mattino

I fratelli Marrandino uccisi a colpi di pistola per una lite in strada: «Chiedo perdono, ma so di non meritarlo»

Martedì 16 giugno 2026
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Dopo l?ergastolo, le lacrime. Antonio Mangiacapre, reduce dalla stangata rimediata l?estate scorsa per il brutale omicidio dei fratelli Claudio e Marco Marrandino, decide di abbattere...

Dopo l’ergastolo, le lacrime. Antonio Mangiacapre, reduce dalla stangata rimediata l’estate scorsa per il brutale omicidio dei fratelli Claudio e Marco Marrandino, decide di abbattere il muro del silenzio: «Mi scuso e chiedo perdono, pur sapendo di non meritarlo. Purtroppo solo oggi prendo contezza della gravità e della enormità del mio gesto che non riesco a spiegarmi e per il quale mi tormento ogni giorno».

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Poche righe, contenute in una lettera di scuse di due pagine scritte al computer, quelle che Mangiacapre ha mandato tramite i suoi difensori ai genitori e ai fratelli delle vittime, alla moglie ed ai due figli di Marco, alla fidanzata di Claudio Marrandino. Proprio ieri, tra l’altro, si è celebrato il secondo anniversario del duplice efferato omicidio che ha sconvolto la comunità di Cesa e l’Italia intera: «L’unica cosa che posso fare - si legge nella missiva - è chiedere perdono… per quanto sia difficile crederlo, l’azione che ho commesso è stata il frutto di un grande stato di esasperazione e di timore che non sono stato in grado di gestire».

Entrando nel merito dell’accaduto, il killer aggiunge quindi: «Mi rendo conto di aver esploso colpi di pistola nei confronti di quei due ragazzi con i quali era insorto un momento di frizione, ma devo dirvi che non è stata quella la causa o la ragione del mio comportamento, ragione che tuttora non riesco a ricostruire». Insomma, il movente di quel folle gesto resta ancora avvolto nel mistero: «In pochi attimi e senza riflettere ho determinato conseguenze che mai avrei immaginato. Non vi è spiegazione, né ragioni. Per quello che ho fatto mi rimetto alle valutazioni della Corte, consapevole dell’enormità del fatto che ho commesso. Chiedo scusa a tutti, ho sbagliato e le conseguenze sono state di tale gravità che me ne vergogno profondamente».

Domani sarà intanto celebrata l’udienza davanti alla prima sezione della Corte di assise di appello di Napoli, in cui si terrà la requisitoria del procuratore generale, poi sarà il turno degli interventi dei difensori delle parti civili, gli avvocati Dario Carmine Procentese e Luigi Poziello (amici storici, tra l’altro, dell’avvocato Marco Marrandino), e infine degli avvocati Paolo Caterino e Giuseppe Stellato, che proveranno a convincere i giudici togati ed i giurati a riconoscere le circostanze attenuanti generiche ed a far concedere uno sconto di pena a Mangiacapre, già condannato in primo grado all’ergastolo ed all’isolamento diurno per 3 anni: il massimo della pena. I due fratelli, originari di Cesa, si trovavano a bordo del loro suv nei pressi dello svincolo della statale Nola-Villa Literno, in zona Succivo. In seguito a una discussione, forse per motivi di viabilità, l’operaio Antonio Mangiacapre aveva estratto un'arma da fuoco uccidendo prima Claudio, che si trovava al volante, e poi Marco, che aveva tentato una disperata fuga a piedi. Una pattuglia dei carabinieri, di passaggio sul posto, aveva assistito alla scena e subito inseguito il killer, bloccato poco dopo in una clinica a Castel Volturno.

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