Archivio di Stato, intervista al direttore Antonio Tarasco: «Lavori a Monte di Pietà e Pizzofalcone: un patrimonio culturale da riscoprire»
«In questo modo un presidio della memoria si apre al grande pubblico non più solo per la consultazione di documenti», evidenzia il direttore generale Archivi, Antonio Tarasco,...
«In questo modo un presidio della memoria si apre al grande pubblico non più solo per la consultazione di documenti», evidenzia il direttore generale Archivi, Antonio Tarasco, per spiegare il nuovo progetto di gestione dell’edificio nel cuore del centro Storico. E annuncia il prossimo obiettivo: un analogo progetto per la sede di Pizzofalcone.
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Dopo il progetto di Palazzo del Senato, tocca a Napoli.
«Questo bando porta Napoli a livello di Milano nella valorizzazione degli spazi archivistici. Dopo l’inaugurazione degli spazi di Palazzo Senato, comincia un percorso che riguarderà tutte le sedi archivistiche di pregio. Si tratta dell’inizio di un processo importante che guarda alla partnership pubblico-privato come a un modello virtuoso».
Aggiungendo un altro luogo più fruibile.
«Nella città di Napoli oltre ai noti luoghi di attrazione per il pubblico se ne aggiunge un altro conosciuto solo da pochi. Per anni è stato considerato uno scrigno, pur prezioso, ma inespugnabile. In questa nuova logica, oggi, tutti invece possono guadagnarci: l’amministrazione attraverso la valorizzazione culturale ed economica e gli imprenditori producendo e vendendo i propri servizi e la città che così diventa sempre più accogliente e aperta».
Come funzionerà?
«Anche a Napoli, come a Milano, il bando per affidare spazi dell’Archivio ai privati consentirà di avere un punto ristoro e un bar. Ma rispetto a Milano ci sarà una novità: qui verrà inaugurato anche un percorso museale separato dalle sale di studio per tutti i cittadini che vorranno visitare un monumento di straordinaria bellezza e valore architettonico. Inoltre inaugureremo un accesso anche da via dei Tribunali, dove si trovano i flussi di visitatori più ampi per garantire la fruizione dell’Archivio di Stato attraverso una delle arterie più frequentate della città. Gli archivi si aprono a tutti e diventano uno spazio culturale pubblico a 360 gradi».
Senza costi per lo Stato.
«Appunto e grazie al lavoro dell’Agenzia del Demanio, che opera in sinergia con il ministero della Cultura come stazione appaltante, avviciniamo gli Archivi con sede monumentale all’esperienza museale. Ogni amministrazione è specializzata in una funzione e pertanto soltanto dalla armoniosa collaborazione di più amministrazioni si possono realizzare risultati complessi. Questi grandi presidi della memoria si aprono al grande pubblico non più solo per la consultazione di documenti. Il pregio monumentale si aggiunge alla documentazione archivistica. Alleniamo la mente a una duplice visione: quella della bellezza e quella dello studio».
Cosa rappresenta per la città?
«Questa operazione è coerente con un più ampio progetto di recupero e rilancio di tutto il centro storico napoletano: grazie agli sforzi del ministero della Cultura e di altre amministrazioni e istituzioni locali stiamo valorizzando ulteriormente uno dei più importanti e ricchi centri storici d’Europa e del Mondo».
E la sede di Pizzofalcone?
«È il prossimo step. Dopo il restauro che ha riguardato la sede centrale, ci concentreremo sulla spettacolare struttura che guarda al mare. Porteremo avanti un’operazione del tutto simile a quella del centro: restauro, bando per aprire ai privati e realizzazione di un grande ristorante panoramico. Guardi queste esperienze di Napoli e Milano sono paradigmatiche delle possibilità che ha l’amministrazione pubblica di fare realizzare progetti importanti mettendo a reddito il proprio patrimonio, utilizzando capitali privati e collaborando con altre amministrazioni pubbliche specializzate in alcune funzioni. Le attrazioni, le bellezze, i beni dei nostri luoghi di interessi culturali sono enormi, ma non sempre siamo stati in grado di valorizzarli come meritano. Nel settore degli archivi ad esempio si è sempre trascurato il profilo del “contenitore” a tutto vantaggio del solo “contenuto”. Intendiamo invece valorizzare in egual misura entrambi».
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