Napoli, dai baretti ai take away. In 10 anni 700 attività: «Ma ora nuove regole»
Il Mattino

Napoli, dai baretti ai take away. In 10 anni 700 attività: «Ma ora nuove regole»

Mercoledì 17 giugno 2026
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La bellezza di 704 nuove attività tra bar, ristoranti, take away, pasticcerie e gelaterie negli ultimi dieci anni con un aumento del 19,7%. E di questi 406 nell?area del Centro...

La bellezza di 704 nuove attività tra bar, ristoranti, take away, pasticcerie e gelaterie negli ultimi dieci anni con un aumento del 19,7%. E di questi 406 nell’area del Centro storico e 298 nel resto della città. Sono i dati della Fipe Confcommercio che mettono Napoli al primo posto a livello nazionale per l’apertura di nuove attività legate al food and beverage. Eppure dal 2023 è in vigore una delibera che impone il divieto per tre anni di aprire nuove attività al Centro storico. Regole che smetteranno di essere vigenti a fine luglio 2026.

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Il Comune è pronto a intervenire con un dettagliato regolamento che andrà in discussione nel prossimo consiglio comunale. Riunione dell’assemblea che la conferenza dei capigruppo di ieri ha programmato per il prossimo 29 giugno. Una nuova normativa che restituirà la possibilità di aprire nuovi locali nell’area del Centro storico ma con regole stringenti. E nella stessa riunione del Consiglio all’ordine del giorno ci sarà anche la delibera sulla movida. Il nuovo regolamento sul by night sarà valido per tutta la città e darà maggiore flessibilità oraria per la vendita da asporto. E soprattutto supererà le ordinanze a tempo e limitate ad alcune zone. Ma sulle limature di questo provvedimento va ancora trovata un’intesa definitiva nella maggioranza del sindaco Gaetano Manfredi. Che però vorrebbe il provvedimento pronto entro fine mese. Insomma, entro luglio sul fronte commerciale in città cambieranno davvero tante cose.

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La fotografia 

Partiamo dalla fotografia dello stato dell’arte data ieri a Roma dalla Fipe Confcommercio in collaborazione con il centro studi Guglielmo Tagliacarne. Ebbene, Napoli non solo è prima in Italia, ma guida una tendenza meridionale. Se molte città del Centro e del Nord guidano la classifica delle chiusure, con Trieste che ha registrato la flessione maggiore perdendo 172 attività (-16%, seguita da Pisa, Pesaro e Ancona), le attività crescono in diverse piazze del Mezzogiorno. Subito dopo Napoli ci sono Palermo (+163 imprese, +8,7%), Bari (+76, +5,8%) e Taranto (+71, +10,6%). Numeri rispetto ai quali il presidente della Fipe-Confcommercio Enrico Stoppani spiega: «Nei nostri centri storici non bastano interventi tampone, con ordinanze che si limitano solo ad introdurre divieti. Bisogna tornare a governare il territorio, limitando la proliferazione indiscriminata di format che dequalificano la vocazione dei centri storici».

Le nuove regole 

Lo stop a nuove aperture di locali al Centro storico è proprio ciò che ha fatto il Comune nel 2023. L’interdizione terminerà a fine luglio. Ma nel prossimo consiglio comunale arriverà la delibera per l’approvazione del «piano per la programmazione delle aperture degli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, di produzione di alimenti e di vicinato con consumo immediato sul posto nel centro storico di Napoli». La proposta dell’amministrazione al Consiglio prevede la suddivisione della città in tre zone: Centro storico (a sua volta diviso in area rossa, area arancione ed area gialla), la buffer zone e le altre aree.

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Nel Centro storico e nella buffer zone per aprire un locale ci sarà bisogno di un’autorizzazione del Comune sulla base di criteri strutturali del locale e di criteri gestionali dell’attività. Fuori da queste zone, invece, basterà la Scia (segnalazione certificata di inizio attività). Per il Centro storico e la buffer zone il locale dovrà avere una superficie destinata alla somministrazione (tavoli, sgabelli e divani) non inferiore a 30 metri quadri, il nulla osta di impatto acustico e sistemi di videosorveglianza. Inoltre bisognerà raggiungere dei punteggi minimi, che variano in base alle diverse aree, per i criteri gestionali. Che riguardano, ad esempio, l’ampiezza degli spazi, la disponibilità di posti a sedere, l’insonorizzazione dei locali, il risparmio energetico, l’assenza di slot machine, la chiusura entro la mezzanotte. Inoltre restano alcune aree in cui l’apertura di locali di food and beverage è vietata: a San Gregorio Armeno ammessa solo la vendita di arte presepiale e a Port’Alba solo attività libraia. Il regolamento, bene ricordarlo, per essere efficace deve essere approvato dal Consiglio comunale. Un sistema complesso. Necessario a governare un fenomeno complesso. E che riguarda non solo Napoli ma tutte le grandi città italiane.

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