Intervista a Il Volo: «Il successo? Si giudica dai concerti non dai numeri sulle piattaforme»
Il Mattino

Intervista a Il Volo: «Il successo? Si giudica dai concerti non dai numeri sulle piattaforme»

Mercoledì 17 giugno 2026
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Globetrotter del fronte del palco, Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble si concedono un giorno di riposo a Napoli, ma riposo si fa per dire, visto che ne approfittano per incontrare...

Globetrotter del fronte del palco, Piero Barone, Ignazio Boschetto e Gianluca Ginoble si concedono un giorno di riposo a Napoli, ma riposo si fa per dire, visto che ne approfittano per incontrare la stampa e lanciare il concerto dell’8 settembre, davanti alla reggia di Caserta.

«Sarà l’ultima tappa del nostro tour estivo, gireremo l’Italia, la Spagna e la Grecia», anticipa Gianluca Ginoble, baritono e sex symbol del trio, «la cornice è di quelle che danno maggior senso al nostro lavoro, ci permettono di segnare la continuità che esiste in Italia tra musica, cultura, arte, grande bellezza». «Per quell’occasione dovremo inventarci qualcosa», riflette Piero Barone, il tenore più lirico del terzetto, «in repertorio c’è già “’O sole mio”, la facciamo in tutto il mondo, ma potremmo aggiungere un altro classico napoletano, magari “Marechiare”, un autentico scioglilingua. Però finora qualche volta l’ho fatto io da solo, dovremmo prepararlo tutti». Ignazio Boschetto, l’altro tenore, voce insieme leggera e potente, è pronto per la sfida: «È vero, se perdi il ritmo nella scansione delle parole non lo ritrovi più. Succede anche in “Il tempo delle cattedrali”, uno dei brani clou di “Notre dame de Paris”».

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A proposito di cavalli di battaglia, avete appena inciso «Cuerpo sin alma» con Carlos Rivera.

Barone: «Con lui, messicano, star della musica latina, c’è intesa da tempo e c’era voglia di fare qualcosa insieme. Cercavamo il brano più adatto, ma ci ha raccontato di questo brano di Riccardo Cocciante che ascoltava suo padre. Quando ci ha detto il titolo non abbiamo subito capito che...».

Si trattava della traduzione di «Bella senz’anima»?

Barone: «Proprio così. E ci è sembrata perfetta, anche perché Riccardo era venuto ospite da noi nei concerti televisivi su Canale 5 di “Tutti per uno” e l’aveva proposta da solo. Sembrava un segno del destino».
Visto che ci siamo parliamo di «Tutti per uno» edizione 2026?
Boschetto: «Ci stiamo lavorando, l’appuntamento è dal 24 al 26 settembre a Mantova, Palazzo Te. Stiamo mettendo a posto il cast».

Torniamo allora al concerto di Caserta. Omaggio a cantaNapoli a parte, che repertorio affronterete?

Barone: «Sarà diviso in tre atti».
Boschetto: «Come un’opera lirica imponente».
Ginoble: «Vogliamo raccontare chi siamo, chi siamo stati, chi stiamo diventando».

Fatemi capire un po’ meglio.

Ginoble: «Abbiamo iniziato da ragazzi, con uno staff manageriale magnifico. Abbiamo fatto grandi cose, ed anche errori, che poi sono le lezioni più importanti, perché impari a non rifarle più. Stiamo crescendo, vogliamo scegliere la direzione da prendere, fieri delle canzoni che abbiamo in scaletta, delle operazioni dedicate a Morricone o ai Tre Tenori, ma anche con la volontà di contribuire a costruire il nostro futuro».
Barone: «I tre tempi terranno insieme il nostro canzoniere più classico e lirico, quello più pop e quello sollecitato dall’esperienza di “Tutti per uno”. C’è spazio per il trio, per i duetti, per le esibizioni singole...».

Da novembre tornerete in tour negli States. Non si vive di sole piattaforme, insomma.

Barone: «No, credo che anzi oggi il vero successo più che dallo streaming vada giudicato dai concerti. I ragazzi hanno più tempo degli adulti per ascoltare, vivere la musica ad ogni ora del giorno, postarla, ripostarla, commentarla... Il nostro pubblico però sceglie ogni sera di venire a sentirci, prende la macchina, compra il biglietto... E siamo ancora qui, dopo 17 anni».
Ginoble: «Stimo artisti come La Niña e Andrea Laszlo De Simone, dimostrano che per inseguire il proprio percorso artistico non bisogna per forza vendere l’anima al diavolo».
Barone: «Poi ci sono i compromessi: con il mercato, con i manager, con il pubblico, con i discografici. Ma l’importante è essere fedeli ai propri sogni».

Parlavate di errori di percorso. Me ne dite almeno uno?

«Nel 2019 arrivammo terzi a Sanremo con “Musica che resta”, dietro a Mahmood e a Ultimo. Ma quella canzone non la facciamo dal vivo, non l’abbiamo mai fatta, era impossibile bissare il successo del 2015 con “Grande amore”. Mentre “Capolavoro”, che pure al Festival del 2024, un’edizione di tutti talenti (Mahmood, Geolier, Mannoia, Annalisa, Angelina Mango), si piazzò ottava, è diventata l’altro nostro classicone personale».

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