Calci e pugni dopo l?esame, 15enne ucraino in ospedale: «Un raid a sfondo razziale»
Il Mattino

Calci e pugni dopo l?esame, 15enne ucraino in ospedale: «Un raid a sfondo razziale»

Giovedì 18 giugno 2026
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Aveva appena concluso la prima prova scritta di matematica dell?esame di terza media il piccolo Bohdan (nome di fantasia), 15enne ucraino che vive da qualche tempo a Napoli con la madre....

Aveva appena concluso la prima prova scritta di matematica dell’esame di terza media il piccolo Bohdan (nome di fantasia), 15enne ucraino che vive da qualche tempo a Napoli con la madre. Ancora all’interno dell’istituto, siamo in un popolare quartiere del centro città, il ragazzo viene avvicinato da un gruppo di cinque ragazzi. «Sei ucraino? Sei come il tuo Paese di m...», gli dicono. Dopo gli insulti, si passa ai fatti. Il giovanissimo racconta di essere stato colpito da sputi in faccia, pugni e calci da parte di uno dei ragazzini. All’esterno della scuola arrivano polizia e ambulanza. Contusioni ed ecchimosi lo costringono ad andare in ospedale. La prognosi: il ragazzo viene considerato guaribile in cinque giorni. Le botte sono state pesanti. Ma più delle ferite, ora c'è la paura. L’aggressione è avvenuta martedì mattina. Ieri, invece, c’era l’appuntamento con la seconda prova scritta e Bohdan non si è presentato. E i pochi che sono in contatto con la famiglia del giovane raccontano che ci sarebbe molta paura nell’uscire di casa e nel tornare in quella scuola, teatro dell’aggressione.

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L'episodio 

Ripercorriamo l’episodio, su cui indaga la polizia, così come è stato raccontato da Bohdan, accompagnato dalla madre e da un’interprete, agli agenti del commissariato di piazza Dante. Alle 10:40, dopo aver terminato la prova di matematica, il giovane è uscito sul terrazzo all’esterno della scuola. Poi un gruppo di cinque ragazzi gli si avvicina e gli chiede: «Da dove vieni?». Alla risposta «Ucraina», scattano gli insulti. «Che paese di m....». «Tu sei come il tuo Paese di m...». «Si vede che sei ucraino». «Sei una persona di m...», le offese ricevute che il ragazzo ha riferito agli agenti. Intanto uno dei cinque lo afferra per il collo e inizia a sputarlo in volto. Poi prova a sferrargli un calcio che viene bloccato dal 15enne ucraino nel tentativo di difendersi.

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Ma - stando al racconto della vittima - lo stesso ragazzo inizia a colpirlo con pugni e schiaffi in faccia e sul resto del corpo. Il giovane prova a rifugiarsi a scuola e ne parla con i professori e il personale scolastico che cercano di individuare chi possa essere stato. Dopo un po’ arrivano sul posto gli agenti di polizia. Mentre il 15enne racconta l’accaduto ai poliziotti, in classe si presenta proprio il ragazzo che ha ripetutamente colpito il coetaneo, prendendosi tutte le colpe dell’accaduto. Nel frattempo sul posto giunge anche l’ambulanza che porta Bohdan in ospedale. Dopo la visita viene dimesso con una prognosi di cinque giorni. Ma ieri, alla nuova prova scritta dell’esame, non si è presentato.

Il quartiere 

La vicenda ha scosso l’intera comunità scolastica e in generale molti residenti del quartiere. Il consigliere della seconda Municipalità Enrico Platone si è fatto portavoce del sentimento di indignazione e di volontà di aiutare il giovane a superare questo momento difficile. E ha portato a conoscenza della vicenda anche il sindaco Gaetano Manfredi a cui sta scrivendo una lettera affinché l’amministrazione «garantisca ogni forma di sostegno e di accompagnamento necessaria a questo ragazzo e alla sua famiglia». «Di fronte a episodi come questo, il silenzio non è un’opzione. La comunità deve essere unita, presente e solidale», aggiunge Platone. Per il consigliere municipale della formazione civica “Per - Per le persone e la comunità” «la cosa ancora più triste di questa vicenda è che il tutto è avvenuto durante un momento delicato e che dovrebbe essere ricordato come un giorno bello: lo svolgimento degli esami. Nessun ragazzo dovrebbe mai vivere un’esperienza così dolorosa all’interno di un luogo che deve rappresentare sicurezza, educazione e futuro». Per Platone «non ci si può limitarci alla condanna del gesto. Chi ha aggredito deve assumersi le proprie responsabilità e deve essere accompagnato in un percorso che lo aiuti a comprendere la gravità di quanto accaduto. La vera sfida - chiosa il consigliere - è fare in modo che da questa vicenda possa emergere qualcosa di positivo: un impegno educativo più forte e una comunità capace di prevenire il ripetersi di episodi simili».

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